26 anni fa sbarcava al Porto di Bari la nave Vlora. La grande lezione di vita del sindaco Dalfino

Posted on by Antonio Curci

L’8 agosto del 1991 la nave Vlora arrivava al porto di Bari con ventimila persone a bordo in fuga dalla miseria e dalla povertà. Un cargo pieno di ruggine diventò foriero di sogni e prospettive di vita nuova.

Le immagini di una carretta del mare traboccante di esseri umani, che nella calca si lasciavano cadere nell’acqua del porto, fecero immediatamente il giro del mondo. Un’intera città si mise in moto per accogliere e soccorrere i tantissimi poveri disperati, stremati dal caldo e dalla disidratazione.

Migliaia di persone, molte delle quali giovanissime, piene di speranza e un po’ di incoscienza, si misero alle spalle l’Albania per cercare fortuna in Italia. Mai nulla di simile era accaduto a Bari e forse neanche in Italia. La gestione di ciò che divenne una vera e propria emergenza nazionale mise a dura prova autorità e soccorritori. I migranti albanesi, in una giornata torrida e assolata, furono trasportati presso lo Stadio della Vittoria dove ricevettero i primi soccorsi per essere immediatamente rimpatriati. Fu proprio grazie all’umanità dell’allora sindaco Enrico Delfino se si riuscì ad evitare il peggio: “Sono persone – ricorderà sua moglie Anna in un’intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno – persone disperate. Non possono essere rispedite indietro, noi siamo la loro ultima speranza”».

Il sindaco comprese subito che lo stadio si sarebbe trasformato in un lager e si oppose al trasferimento dei migranti nella struttura sportiva, suscitando le ire del Governo e dell’allora presidente della Repubblica Francesco Cossiga che gli diede del “cretino”. Il sindaco riuscì a sistemare donne e bambini in alloggi di fortuna, mentre gli uomini, nonostante la sua ferma opposizione, furono trasportati e stipati sotto il sole nel vecchio stadio Della Vittoria. Al danno la beffa: il Presidente Cossiga pretese le scuse del Sindaco per il suo comportamento troppo umanitario. “Quado saprò di cosa devo chiedere scusa, – disse il sindaco Delfino mentre guardava il TG – se questo mio comportamento sarà riprovevole sul piano etico e sul piano giuridico, certamente chiederò scusa”.

Un anno dopo, il Primo Cittadino di Bari e il Presidente della Repubblica si chiarirono in un incontro privato presso la residenza estiva di Cossiga che si giustificò dicendo: “Mi spiace, ma è stato un fatto di Stato”.

Domandi 9 agosto, alle 12.00, in occasione del 26° anniversario dello sbarco della nave Vlora nel porto di Bari, nella stanza del sindaco a Palazzo di città, sarà conferito simbolicamente il Sigillo della Città di Bari ad uno dei tanti cittadini che, durante gli sbarchi del 21 maggio e del 15 luglio 2017 nel Porto di Bari, hanno dimostrato grande solidarietà accogliendo l’appello dell’Amministrazione a donare indumenti e alimenti.

Una bella iniziativa, non c’è che dire. Ma sarebbe stata molto più carica di significati se all’incontro fossero stati invitati i familiari dell’allora sindaco Enrico Dalfino e tutti gli amministratori ancora viventi della Giunta e del Consiglio Comunale  che in quei giorni si adoperarono in nome del diritto alla vita e diedero al mondo un immagine di Bari come città della pace e dell’accoglienza.

Bisognerebbe riscoprire la figura di Enrico Delfino, un uomo perbene e stimatissimo docente universitario. A distanza di tempo la sua lezione di vita appare quanto mai attuale e profetica. Dalfino fu un sindaco integerrimo e impavido, un uomo dal profilo politico sobrio e coerente. Un politico che obbediva alla sua coscienza piuttosto che a quelle logiche che negli ultimi 25 anni hanno spesso incancrenito la vita politica italiana.

Antonio Curci

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