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I deboli cinguettii sui treni delle Sud Est

n un “tweet” un noto giornalista della stampa locale, a proposito della vicenda dei cosiddetti treni d’oro si pone l’angosciante (…) dilemma di dove saranno mai andati a finire quei soldi. Come ormai sappiamo la vicenda è invece chiarissima. Solo per alcuni restano ancora dubbi. L’indagine si è infatti sviluppata alla fine del 2009 per poi proseguire fino ai giorni nostri e ha visto impegnati decine di finanzieri e addirittura l’Interpol che hanno seguito all’estero le tracce di quei soldi. Non parliamo poi dei controlli bancari e delle perquisizioni. Ci sono state decine di udienze nei tribunali civili e penali, sequestri e dissequestri, corte dei conti, cassazione ed indagini fiscali. Il risultato è che i prezzi non sono stati affatto gonfiati anzi è proprio la nuova governance di Ferrovie del Sud Est a certificare che i prezzi di acquisto del materiale ferroviario, sia esso treno o carrozza, sono prezzi di mercato. Noi dell’«altra verità» ci chiediamo del perché si continui a definire d’oro questi veicoli se il loro prezzo è un prezzo normale, anzi alle volte anche a buon mercato? Il dubbio che viene instillato nel pubblico, che cioè non ci saranno colpevoli (perché è evidente che non vi sia reato) è un’offesa a tutti coloro che in questi quasi nove anni hanno spulciato le carte, ma soprattutto a quei magistrati che talvolta sono maltrattati ingiustamente dai media. E qui la prescrizione non conta nulla. Perché anche volendo proseguire per altri nove anni, il processo darebbe lo stesso risultato. 

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