La Gazzetta del Mezzogiorno in difficoltà, solidarietà a colleghi giornalisti ed al personale tutto

Posted on by Lucio Marengo

Occorre prudenza nei sequestri cautelari

Abbiamo letto questa mattina l’accorata lettera dei dipendenti della Gazzetta del Mezzogiorno indirizzata al presidente Mattarella, dal quale si sollecita un intervento affinché possano essere regolarmente pagati gli stipendi di dicembre. Ricorderete che il quotidiano di Bari è stato commissariato perché il suo editore Mario Ciancio, dopo un lunghissimo iter, è finito a giudizio per concorso esterno nell’associazione a delinquere di stampo mafioso ed è attualmente imputato. Il fatto ripropone il caso dei sequestri preventivi finalizzati alla eventuale confisca. Non avendo letto il voluminoso fascicolo che riguarda l’editore catanese, non possiamo esprimere alcun giudizio circa l’operato della Magistratura. Forse chi sa, o meglio, chi dovrebbe sapere, come stanno le cose, sono proprio quei giornalisti che, lavorando in pianta stabile nelle procure, e a stretto contatto con gli investigatori, sono sempre così bene informati. E quando annusano uno scoop non lo mollano. Anzi riempiono pagine e pagine di notizie talvolta raccolte a mezza bocca. E non sempre ci prendono. La questione Ciancio piomba come un macigno sulle già precarie condizioni economiche del giornale di Bari, già afflitto e da tempo da gravi problemi e tocca la sensibilità dei tanti giornalisti, alcuni dei quali si sono resi protagonisti di alcune indagini sui colletti bianchi pugliesi, guardandosi bene tuttavia dall’approfondire le questioni riguardanti il proprio editore. Adesso anche loro sanno cosa significa sbattere il mostro in prima pagina e i danni che ne conseguono. Riteniamo che le misure cautelari che le procure assumono anche in sede di indagini preliminari nei confronti degli indagati, rappresentino, talvolta, danni incalcolabili che non potranno mai più essere sanati, anche quando l’indagato sarà del tutto scagionato. Il caso Ciancio, insomma è la cartina aditornasole del perverso corto circuito con cui troppo spesso si rovinano intere aziende e moltissime famiglie. In questo caso quelle dei giornalisti. Forse la stampa, dopo questo ennesimo caso, sarà più prudente nei giudizi tranchant e troppo spesso sommari e diremo cattivi, nei confronti di indagati alle prese con un giustizialismo devastante. 

About the Author