Intese per l’autonomia: siamo in presenza di un grave pericolo

Posted on by Lucio Marengo

► Sono organi di consultazione fra la regione e gli enti locali. (mutuati dal simile istituto statale della Conferenza Stato-città-autonomie locali) ● L’art. 123/3 obbliga gli statuti regionali ad istituire e disciplinare tali organi, anche se nulla è detto in merito alla loro composizione e al loro funzionamento (ampia discrezionalità del legislatore regionale). ► è comunque pacifico che questi siano composti da membri regionali e locali.

“Il prossimo 15 febbraio, con la firma delle Intese per l’Autonomia Regionale tra il governo centrale e Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna si determinerà un’ulteriore frattura tra il nord e il sud del Paese e questo avverrà con un testo non presentato al Parlamento, che non ha avuto nessun tipo di discussione pubblica e che, una volta sottoscritto, non potrà essere modificato dalle Camere ma solo approvato o respinto. Nel luglio dello scorso anno, all’indomani della delibera di Giunta con la quale Emiliano avviava il procedimento per la Puglia, facendo da sponda alle richieste delle regioni del nord, fummo gli unici ad evidenziare i rischi che una tale posizione avrebbe potuto creare per la nostra Regione, nessun altro parlò o prese posizione. Adesso, invece, constatiamo con piacere che anche il gruppo regionale del PD si è svegliato e si accorge di quanto sta succedendo, non senza contraddizioni. La prima, e forse la più importante, è che le richieste di autonomia di cui ci troviamo a discutere nascono da lontano, ovvero dalla riforma costituzionale del 2001, fatta da un governo di  sinistra proprio per allisciare il pelo alla Lega che oggi invece viene demonizzata. La seconda: ad aver avviato il percorso per l’autonomia differenziata  è stato il governo a guida Pd, con Gentiloni che siglava le pre-intese con Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna quattro giorni prima delle elezioni politiche dello scorso anno. Oggi quindi ci troviamo davanti a una “autonomia 2.0”, cioè la “secessione dei ricchi”, coperta  dall’obolo per i poveri, cioè il reddito di cittadinanza. Il tutto accade -e fa sorridere- proprio quando la Lega si è fatta nazionale (con tanti “cuori neri” e bianchi macchiati fulminati, ancora una volta, sulla via di Damasco) e mentre ognuno di noi è distratto da una lotta tra le due forze di governo che ricoprono il ruolo sia di maggioranza sia di opposizione, annullando gli altri partiti in campo. Una scientifica, strategica e pianificata distrazione di massa: Di Maio e i suoi che parlano di tutto, i migranti della Sea Watch, le felpe di Salvini, le gaffe di Toninelli tra il ponte di Genova e la Tav, gli sfoghi di Di Battista e la questione Venezuela, fino alle ridicole comparsate della sottosegretaria all’economia Castelli.Nessuno però proferisce parola su una questione così importante e decisiva per la comunità nazionale. Già, perché nell’arco di un anno esatto dalla firma delle intese sull’autonomia cambieranno radicalmente i criteri di assegnazione delle risorse alle regioni e, con essi, la qualità dei servizi e il godimento di diritti fondamentali come salute, istruzione, mobilità.Recentemente sul tema dell’autonomia, Marco Esposito in un suo illuminante testo ha affermato:“Per quindici decenni si è discusso della Questione Meridionale. Ma con il federalismo fiscale il quadro è cambiato. Lo Stato ha misurato, Comune per Comune, fabbisogni, costi e servizi con l’obiettivo di attribuire a ciascun territorio le risorse corrette. I conteggi hanno dato un risultato inatteso: si pensava di far emergere la cattiva spesa del Sud e ci si è trovati davanti al dettaglio del profondo divario tra le due Italie. L’uguaglianza ha un costo miliardario e così si è imboccata la scorciatoia di piegare le regole in modo da attribuire al Sud meno diritti e meno soldi. Lo Stato invece di costruire gli asili nido o i binari dove mancano ha stabilito che, nei territori di tipo “B”, il fabbisogno è zero. Ha dimezzato la perequazione dove la Costituzione garantiva che fosse “integrale”. Si è aperta la strada al federalismo differenziato, con maggiori autonomie, risorse e diritti nelle Regioni ricche.”Insomma, siamo in presenza di un grave pericolo, mentre andrebbe subito aggiornato il famoso slogan, che da Trump alla Lega domina i nostri tempi, in “prima alcuni italiani”, con vasti territori integrati con il resto d’Europa ed altri senza i fondamentali diritti costituzionali”. 

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