Mamma li turchi….perchè si comprano in Turchia i bus dell’AMTAB?

Posted on by Lucio Marengo

Mamma li turchi…

64 autobus di linea acquistati nel 2017 dall’Amtab, con tecnologia all’avanguardia, sistemi automatici di conteggio dei passeggeri, climatizzazione, possibilità di montare tornelli nell’ingresso anteriore. Non ci sarebbe niente di male, se non fosse per la provenienza degli autobus: Turchia. Gli acquisti sono stati effettuati presso la casa turca Otokar, decisa ad espandersi nel mercato internazionale e a sbaragliare la concorrenza. I bus della Otokar vengono distribuiti in Italia dall’agente italiano Mauri System di Desio. Il motivo principale per cui sempre più comuni decidono di acquistare autobus turchi, starebbe nella convenienza in termini di prezzo, in quanto il costo del lavoro, è minore. In più la Turchia nel 1996 ha sottoscritto un trattato di unione doganale con l’UE, che ha permesso ai produttori di esportare automobili ed autobus senza dazi. Tuttavia c’è ancora chi investe nel made in Italy. La regione Campania, dopo aver acquisito nel 2016 autobus di seconda mano dalla Polonia, ha acquisito nel 2017 circa 200 dei 305 autobus messi a bando dalla compagnia di trasporti Acamir. Il bando è stato vinto dall’Iia (Industria italiana autobus, sorto dalla fusione di Irisbus e Bredamenarinibus), il cui ad, Stefano De Rosso, così commentò : «Sto combattendo con le unghie e con i denti da due anni e mezzo per rimettere in moto un settore dato per morto, convinto che ci sia spazio per l’industria nazionale degli autobus. E finalmente i numeri mi danno ragione». Purtroppo per lui la società non ce l’ha fatta e l’attuale ministro Di Maio si era detto a parole interessato al rilancio degli stabilimenti di Bologna e Avellino con l’aiuto delle FS, che poi si è defilata a causa di un palese conflitto di interessi con la controllata Busitalia, (quella che si sarebbe dovuta prendere il ramo d’azienda dei bus dalla decotta Ferrovie del Sud Est) insieme con Leonardo e Invitalia. Ma al di là delle chiacchiere un partner privato nel capitale di Iia ancora non c’è. Infatti oltre ai due soggetti pubblici convinti all’ingresso “spintaneamente” da Di Maio, vi è una quota del socio turco Karsan e i bus continuano ad essere costruiti in Turchia. Dopo gli annunci di rilancio da parte del Governo sulla vertenza di Industria Italiana Autobus, a farsi sentire ora sono gli operai dello stabilimento di Flumeri della Iia. Con una lettera aperta e sottoscritta da altri lavoratori si chiede fortemente la convocazione di una assemblea generale con tutte le sigle sindacali “da tenersi nel più breve tempo possibile” per discutere il da farsi riguardo ad una vertenza che vede molti dipendenti ancora senza stipendio. La perdita di PIL del nostro Paese è ormai inesorabile e le recenti vicissitudini che vedono l’Italia opposta alla Francia danno la misura della fragilità della nostra classe politica e del rischio che tutti noi stiamo correndo avendo votato una coalizione del tutto incapace, tutta protesa verso un assistenzialismo assurdo e di nessuna utilità. Toglier agli uni per dare agli altri è un vecchio leit motif da anni sessanta non degno di una moderna economia.

About the Author