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Le nostre considerazioni sul caso Ferrovie del Sud Est

Riceviamo e pubblichiamo.
Dopo l’udienza dell’altro giorno cerchiamo di capire cosa possa essere (davvero) successo.
Come sappiamo, nel 2010 inizia la verifica fiscale-doganale in FSE relativamente all’importazione di alcuni vagoni dalla Croazia. Poi tutto tace fino all’ottobre del 2012 (dopo che FSE aveva già incardinato una causa milionaria contro la regione presso il Consiglio di Stato) quando spunta il primo articolo di stampa «Ferrovie sud est: inchiesta per truffa». Poi ancora silenzio fino a quando, nel maggio 2014, Fiorillo si rifiutò di accettare la datio in solutum di 27 treni a fronte di 140 milioni di crediti, ecco un nuovo articolo: «Sud Est, sui treni polacchi corrono le mazzette» (esattamente un anno dopo a Fiorillo verrà dato il benservito). Il can can mediatico attiva ovviamente la Corte dei Conti della Puglia che senza indugio condanna Fiorillo e alcuni dirigenti di aver sperperato somme ingenti nell’acquisto di vagoni ferroviari. Condanna che sarà poi annullata per la ormai arcinota questione circa la natura di società di diritto privato di FSE. La vicenda “treni-carrozze” fa dunque da pretesto per la rimozione di Fiorillo, su input regionale e pronta sponda ministeriale. Si porta cos ad esecuzione il programma concordato, di cui si è già parlato qualche giorno fa. Poi la storia è nota e ci conduce ai fatti odierni vale a dire all’interrogatorio dell’altro giorno di Viero che era già stato sentito in precedenza dal pool investigativo ed al quale aveva dichiarato, a proposito delle carrozze croate, che «quella massa di materiale rotabile ha l’aria condizionata e ci permetterebbe anche di incassare la parte restante del contributo regionale». Altri 17 milioni che la regione avrebbe dovuto scucire. Perché tutta questa storia, cari Lettori, ci pare proprio un formidabile atto multidisciplinare di guerra economica contro FSE a favore di qualcuno, istituzionale ed imprenditoriale, perpetrato mediante il mancato pagamento di quanto dovuto dalla regione e dal ministero alla FSE (anche il ritardo di mesi nell’erogazione del debito già riconosciuto, di cui ha detto Viero in aula, ha concorso a condannare la società, come confermato anche dall’ex responsabile amministrativo Maggiore al pool, in ordine alla crisi di liquidità prodotta dall’inadempienza regionale). Questa azione pare sia stata coordinata per “quattro soldi” (la due diligence) e manu militari dalla Deloitte ed in particolare da quel Calvello che pare non abbia fatto troppo caso ai documenti offertigli dal responsabile ammnistrativo Porcelli, che certificavano quei crediti. Dove li avrà messi quei documenti il valente manager della Deloitte? Forse nel trita documenti? o a casa sua o forse nel famoso archivio di cui Viero si è tanto lamentato ma che non sapeva neanche come funzionasse? Stiamo parlando del famoso credito certificato dalla BNL che Viero ha sostenuto in aula non essere conforme alle norme contabili (…non ha detto che quei crediti non ci fossero…) e perciò carta straccia. Certo che buttare via 100 e passa milioni solo perché te lo dice la Deloitte ci sembra una follia! E infatti proprio per questo riteniamo che tutta la questione dello pseudo fallimento delle ferrovie sud est sia una follia. Una follia che è stata fatta crescere artificialmente, diremo, in serra. 
Chissà se l’ottimo Calvello si stia rendendo ora conto di quel che si é venuto a creare per quelle relazioni così affrettate ed incomplete! Non ne va solo della sua professionalità e della fama della sua (ex) società di consulenza: qui si sono prodotti enormi danni alla vita ed alla salute psicofisica delle persone malcapitate ed alle loro famiglie, e tutto per non aver esaminato e documentato quello che era a disposizione di tutti, per grave ed inescusabile negligenza, se non per specifico dolo. 
Le fanfaluche raccontate dai giornali facenti anch’essi parte della “testuggine romana” contro Fiorillo, riguardo ai treni che ostinatamente vengono ancora definiti d’oro, hanno trovato in aula la prova che essi sono la «colonna portante delle ferrovie del sud est» (ipse dixit Viero) senza i quali era impossibile rispettare il contratto di servizio con la regione. Ci verrebbe da dire allora che, data la qualità del prodotto, se anche fossero costati qualcosina in più non ci sarebbe poi nulla di male… 
Il Tribunale di Bari nella persona del giudice Di Paola, nell’ottobre del 2015 (…un mese prima della defenestrazione di Fiorillo…) aveva sancito che «non si comprendono quali siano le condotte di induzione in errore indicate nella contestazione, con particolare riguardo all’individuazione delle pattuizioni contrattuali e delle rappresentazioni che gli indagati avrebbero fornito agli uffici delle Regione Puglia in modo fraudolento alterando la realtà dell’operazione commerciale […] non si comprende altresì quale sia il calcolo che permette di determinare la misura dell’ingiusto profitto». Dunque non solo i treni polacchi erano stati venduti a FSE al prezzo giusto, anzi il più basso del mercato, ma che non vi fosse stato alcun artificio per fregare la regione. Viero in aula ha voluto ricordarci anche che nel prezzo vi fosse ricompresa una provvigione milionaria obliterando (ovviamente) di dire che quella somma non fu pagata dalle Ferrovie del sud est o dalla regione, ma dalla casa produttrice polacca ai suoi 2 agenti italiani. Schizzare fango è davvero una sua specialità! Dopo di che Viero ha ricordato che per la manutenzione di quei treni FSE pagasse 58 euro all’ora. Secondo lui un prezzo troppo alto, ma anche stavolta si è dimenticato di dire che la gara d’appalto (perché c’è stata una gara!) prevedeva un costo di 55 euro. Tre euro di differenza sono secondo lui sono un prezzo troppo alto! Ci piacerebbe sapere quando la moglie del dott. Viero porta l’auto dal meccanico quanto paga per ogni unità oraria dal momento che noi comuni mortali paghiamo il tagliando 70 euro. A questo punto la prossima volta il tagliando lo faremo fare alla ditta che faceva le manutenzioni per FSE così risparmieremo di sicuro! A ben vedere d’oro c’è solo il silenzio che taluni avrebbero dovuto mantenere in tutti questi anni evitando gran brutte figure e le altrui sofferenze.

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