Alla Sud Est non si ruba solo il rame, ma anche i crediti

Posted on by Lucio Marengo
Riceviamo e pubblichiamo sulla interminabile vicenda di una grande azienda ridotta in frantumi
Il silenzio assordante che ha avvolto lo “scandalo” delle Ferrovie del Sud Est, dopo l’emissione di numerosi ordini di arresto, è davvero sintomo di qualcosa con non torna. Stranamente i giornali hanno infatti smesso di scrivere sull’argomento quasi che vi fosse un senso di vergogna per tutto quello che è stato malamente e superficialmente detto e scritto su cricche e mariuoli. Le numerose sentenze di cassazione hanno in effetti minato alla base il teorema del fallimento della società di trasporto che appare essere stato costruito a tavolino da una mente diabolica. Il chi sia stato è facile comprenderlo dal momento che la Regione – in costanza di rapporto con la Deloitte, ed in particolare con il manager Calvello – ha rappresentato una realtà economica non affatto reale sostenendo che nulla doveva dare a FSE e che i crediti esposti a bilancio erano fuffa. Nel verbale di assemblea di bilancio del 26 giugno 2013 è il padrone di FSE, ovvero il ministero dei trasporti, che si dice preoccupato della insolvenza della Regione e chiede all’amministratore unico, “di attivare tutte le azioni giudiziarie e stragiudiziali per procedere all’immediato recupero dei crediti”.  Non ci pare fosse complicato leggere questa relazione. Ma nessuno pare l’abbia notata. Nel documento il direttore generale del ministero dei trasporti invita l’amministratore di FSE ad accantonare “il maggiore importo di 20 milioni di euro per il momento non formalmente riconosciuto dall’ente Regione in un fondo destinato alla copertura di eventuali sopravvenienze passive”. La frase non deve trarre in inganno. In una altra missiva si legge infatti che durante una riunione, davanti a testimoni, l’assessore ai trasporti nel confermare l’ingente credito di FSE, dichiara di non avere “moneta” per farvi fronte. Insomma è il ministero ad ordinare la iscrizione tra le attività di FSE di somme che poi verranno azzerate dalla davvero stupefacente e sospetta azione di Calvello il quale – non sappiamo perché (ma essendo poi stato assunto quale dirigente da FSE qualche idea ce la siamo fatta anche perché lasciare Deloitte per andare a lavorare in una azienda che ha concorso a far fallire, ci pare una anomalia) – pare non si sia letto neanche le carte. E perciò la famosa due diligence della Deloitte lascia il tempo che trova. La relazione al bilancio di cui abbiamo dato conto, è sottoscritta anche da Nicola Porcelli, anche lui promosso a direttore dopo il fallimento della società. Poi sono intervenuti i panzer, ovvero i soliti consulenti estremamente ben pagati, nominati dal tribunale a concludere il lavoro che – come in un famoso film di Tarantino (…sono mister White, risolvo problemi) – hanno fatto sparire i segni del delitto. Tutti quelli che hanno affondato FSE, insomma, sono stati premiati con miglioramenti di stipendio e carriera, gli altri sono stati arrestati! Non smetteremo mai di scavare su quanto di brutto è stato perpetrato dalla Regione e dai suoi complici alle spalle di FSE, senza dimenticare il ruolo giocato dal ministero dei trasporti che si è dimenticato (!) di incassare le somme che proprio il suo direttore generale aveva ordinato di iscrivere tra le attività. Le stesse attività che poi il grande tecnocrate e professore di organizzazione aziendale Viero (anche lui promosso a Fincantieri…) azzera. Su ordine di chi? Lo vedremo al processo quando i giudici chiederanno ai “promossi” ragione delle loro azioni.
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