Ancora considerazioni possibili sulla intricata vicenda delle ferrovie Sud Est

Posted on by Lucio Marengo

 Riceviamo e pubblichiamo

Ormai è chiaro che abbiamo assistito ad un vero e proprio assassinio della legge e ad un abominio in termini di rappresentazione della realtà. Ci riferiamo alla nota relazione del commissario Viero sulla base della quale la Procura di Bari ha inteso procedere (anche) ) all’arresto di taluni soggetti. I dati fattuali di tale relazione, sulla quale la Procura ha inteso procedere, sono quelli rinvenienti dal lavoro della Deloitte (più volte coinvolta in Italia in svariati scandali contro il patrimonio si veda il caso Trento) ed in particolare dall’opera dell’ex manager Calvello poi graziosamente assunto in FSE. Scaricando la tale relazione dal sito www.uniba.it, è possibile comprendere di cosa stiamo parlando e rendersi agevolmente conto degli errori di valutazione commessi partendo da una dichiarazione proprio del commissario Viero a pag. 19: «…il dettagliato lavoro svolto dalla Deloitte che è la base documentale e puntuale delle considerazioni che si svolgono di seguito, mette in evidenza quelli che sono i punti fondamentali che stanno alla base della complicatissima situazione finanziaria …». Ebbene per risolvere la complicatissima matassa, i geni della Deloitte hanno impiegato solo due mesi di “dettagliato lavoro”, districandosi tra i meandri di una gigantesca dissimulazione di dati contabili cui avrebbe partecipato, l’altro “genio del male”, Fiorillo. In due mesi è già difficile aggiornare la contabilità figuriamoci analizzare dieci anni di gestione. Ma i punti davvero sorprendenti, a parere di chi scrive sono due: il primo a pag. 20 afferisce alla vicenda dei crediti giudicati tout court farlocchi nei confronti sia della regione che del ministero, l’altro punto a pag. 32 riguarda invece la questione della natura pubblica o privata di FSE. A pag. 20 si può leggere quando è andato scrivendo l’ex commissario Viero: «dalla lettura è già possibile isolare gli elementi chiave che hanno minato alla base l’impianto contabile che sino ad allora aveva artatamente permesso di giustificare una fittizia e non veritiera continuità aziendale». Qui si parla dei famosi crediti che Fiorillo (di conserva con revisori, sindaci e funzionari ministeriali…) per 76,4 milioni di crediti aveva appostato a bilancio ma che sono stati (fino ad oggi) “non riconosciuti” dalla regione e per questo «non presentano requisiti di capitalizzabilità».  Insomma, i geni superrapidi della Deloitte e poi Viero, accettano il fatto che la regione avesse dichiarato che quelle somme non fossero dovute, per stigmatizzare il falso in bilancio. Tutti sanno, e già al primo anno di ragioneria, che i clienti spesso e volentieri fanno i furbi. Spesso prendono ma poi si dimenticano di pagare. Questo è il caso delle FSE che una sentenza del Consiglio di Stato e poi della Corte dei Conti, aveva confermato la natura di quei crediti e la loro esigibilità. Davvero stranamente Viero, al quale di FSE non fregava un tubo, assume per vero il fatto e non fa (stranamente) intervenire i suoi avvocati milanesi, quelli cattivi, quelli esperti di litigation. Perde il credito e invoca il falso in bilancio. Dove sono le carte nel … pregevole lavoro della Deloitte di una qualsiasi azione legale di ricognizione per verificare se fosse vero che la regione e il MIT non dovessero pagare? Dove sono i litigi che in questo caso sempre succedono? Viero «lasciando ad una più puntuale e approfondita analisi gli aspetti tecnico contabili e amministrativi … conviene qui soffermarsi sugli aspetti più sostanziali dell’operazione» non fa una piega e accetta la perdita secca. Se FSE fosse fallita, e non affidata alle cure di quel commissario, il curatore sarebbe corso dietro alla regione col forcone per farsi pagare. Viero invece non fa nulla. Strano per chi stava con l’acqua alla gola e ogni giorno si lamentava del buco. A pag. 32 altro capolavoro. Si legge che «FSE è una srl interamente controllata dal Ministero delle Infrastrutture qualificata come organismo di diritto pubblico dalla giurisprudenza». Una balla colossale grande quanto una casa. La Cassazione in seduta plenaria ha infatti sul punto stabilito che «al pari di ogni altra impresa ferroviaria di diritto interno, FSE è contrassegnata, in conformità al diritto dell’Unione, dall’indipendenza e dall’autonomia, dall’apertura al libero mercato e dall’adozione del modello privatistico». Insomma FSE contrariamente a quanto riportato dalla Deloitte e da Viero, non rientra nella categoria delle amministrazioni aggiudicatrici e amministrazione appaltante.  E poi si legge ancora «in realtà la approfondita (sic!) analisi svolta nel corso del lavoro di due diligence della Deloitte (…) la società ha costantemente ricorso ad incarichi esterni di natura professionale (…)». E cosa avrebbe dovuto fare dal momento che non era obbligata a far gara se non trovare sul mercato ciò di cui aveva bisogno? È logico che le spese avrebbero dovuto avere un senso perché se una azienda opera nel settore dei trasporti ferroviari non è che poi si mette a comprare immobili. Gli indagati a ben vedere hanno venduto solo beni di stretta inerenza e da quello che abbiamo potuto leggere nelle recenti cronache, anche a prezzi di mercato. Per concludere diremo che il mistero del default delle FSE è ancora di grande attualità e speriamo che nelle aule del tribunale chi ha mentito paghi a caro prezzo per le balle raccontate in questi anni. Nessun giornale si è posto la domanda se ciò che Viero andava raccontando fosse vero e nessun giornalista a quanto pare, si è andato a leggere la relazione del 19 marzo del 2016. A dimostrazione che le fake news spesso sono proprio quelle generate dalla classe dirigente così come è stato nel caso di Viero & Co. nel farlocco fallimento delle Ferrovie del Sud Est e che i media spesso sono subordinati alla classe politica. Come è stato in questo caso.

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