Architettura e psiche, allarme sulla condizione delle periferie abbandonate

Posted on by Lucio Marengo

E’ sui giornali di questa mattina l’ennesimo rinnovato allarme sulla condizione delle nostre periferie, sempre più abbandonate a se stesse e mentre in un’Italia devastata dal cemento, si prova a rilanciare l’edilizia come economia trainante. Lo è stata sempre e solo in termini di conseguenze temporanee e limitate e per questo abbiamo ereditato territori fisicamente, storicamente e culturalmente devastati. Molto raramente c’è stata attenzione a dove e come si scavava e questo sta accadendo costantemente a Bari, città per quattro quinti fatta di periferie e di aree centrali periferizzate.Quello del recupero delle periferie è stato il tema della mia vita, professionale e sociale e contributi ne ho dati molto concreti. Negli ultimi tre anni mi sono dedicato al tentativo di salvare l’area neolitica che da Palese si spinge fino a Modugno e Bitonto attraversando Enziteto (ma chi volle cancellare quel nome storico per sostituirlo con San Pio?),alternando l’impegno al provare a convincere gli amministratori di quale disastro sarebbe stata la “nuova” via Sparano: cancellata la sua identità storica, rivestita con pavimenti tristi e sbagliati sotto tutti i punti di vista, è la nuova periferia del centro. Ha ragione Dionisio Ciccarese, direttore di Epolis, quando riflette su quante energie siano state consumate intorno alla questione di via Sparano: ma quante in meno, se la ricerca di costruttivo confronto con un’Amministrazione che ha teoricamente fatto della partecipazione la sua bandiera, avesse da subito avuto esiti positivi, provando, almeno provando! ad ascoltare, riflettere, rispondere, esaminare le tante proposte offerte inutilmente. Perché se c’è una enorme reazione popolare, come mai prima ce n’erano state, che chiede di riflettere su quanto “sta per accadere” e se alla luce di una serie inimmaginabile di errori e superficialità la reazione è “tutto apposto, andiamo avanti”, è evidente che molti demordono e mandano a quel paese, ma altri più sensibili insistono nel provare ad aprire varchi. E alla fine ci si convince che forse non è solo arroganza, presunzione, incapacità di ascoltare anche quando non ci sono applausi, ma qualche altro meccanismo ha suggerito i delegati della città al Bene comune a dimenticarsi di essere tali.Bari è più di tante altre città immersa nella questione delle periferie. Avrebbe potuto trarre vantaggi enormi dalla sua Storia, ma pare essere l’Edilizia e chi al momento la indirizza e gestisce a dettare l’agenda. Non sono mai stato per il blocco senza se e senza ma di quanto la Storia ci ha trasmesso, ma le riflessioni non mancano. Si cancelleranno diecimila anni di Storia a Palese, che fu Storia d’Europa, per edificare dieci villini di cui nessuno sente il bisogno e mentre lungo la cosa decine di altre costruzioni stanno invecchiando senza essere mai state abitate. Si cancelleranno le grotte già semidistrutte a San Marcello per costruire a tutti i costi in un’area in cui già si sarebbe potuto ipotizzare quanto scoperto, trattandosi di un antico percorso di lamia e in presenza degli ipogei sotto villa Giustiniani. Si distrusse uno straordinario tessuto di ipogei nell’area dello stadio San Nicola, perché le colate di cemento non fossero fermate un istante. Ci si prepara a stravolgere il lungomare di Bari vecchia, pare prospettando la realizzazione di un autosilo davanti al complesso di Santa Scolastica. Ci si prepara ad aggiungere altri 800.000 mc di nuova residenza approfittando della riqualificazione della costa sud. Si calpesta l’identità della più centrale e identitaria strada cittadina, sostituendo il vestito storico con un abito in toni grigio-neri tristi e lontani dal sentore degli abitanti. Che, forse per l’attuale Amministrazione, nel rapporto con la città non devono avere nessun ruolo che non sia marginale e destinato ad applaudire. E si abbattono alberi, ovunque, mentre urliamo, esigiamo che ci sia invece più verde come sta avvenendo ovunque in Europa.Leggete come viene presentato il bel volume “Psicoarchitettura”, scritto nel 2015 dallo psicoterapeuta e saggista Ivan Battista. E se lo leggerete, allora avrete risposte al perché a Bari il degrado abbia raggiunto i livelli estremi sotto i nostri occhi, perché tanti giovani vadano via senza sentire nessuna voglia di tornare, perché il rapporto tra abitanti e città si sia scardinato e prevalga l’insofferenza per i luoghi, per il prossimo, sentendo venute meno le prospettive di un futuro possibile. Domani al Convegno Internazionale di Cisternino parlerò delle Arti in un rinnovato rapporto tra abitanti e borghi storici, affinché la bellezza di questi riesca a condizionare la qualità fisica e culturale del resto delle città. Una vera rivoluzione, che qui non attecchirà, almeno con me e per me: per il tanto amore offerto alla città, il marchio di rompicoglioni mi appartiene a vita. Che la Bellezza sia con voi!

Arch. Eugenio Lombardi

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