Aumentano i lavoratori a rischio povertà. Ecco i dati impietosi di Eurostat

Posted on by Antonio Curci

Brutte notizie dall’Economia. Aumentano i posti di lavoro, ma sono per lo più precari e part time. Di pari passo crescono anche i cosiddetti “working poor”, cioè quelli che, pur avendo un’occupazione, risultano essere a rischio povertà. Un fenomeno che si traduce, in parole povere, come “lavoratori affamati”.

I dati Eurostat sono impietosi e nei fatti bocciano le politiche del lavoro introdotte dal Jobs Act. Nel 2016, l’11,7% degli occupati in Italia, quasi uno su 8, cioè circa 2,6 milioni di persone, è a rischio povertà.

Si tratta di una percentuale in crescita rispetto al 2015 che registrava l’11,5% degli occupati a rischio di povertà. Rispetto al 2010 c’è stato un vero e proprio boom dei nuovi poveri. Otto anni fa l’indice percentuale dei lavoratori indigenti era del 2,2%.

Altro dato negativo: L’Italia è ben al di sopra della media europea. Nella zona Euro, nel 2016, la percentuale dei “working poor” si attesta sul 9,6%. Il dato italiano sui lavoratori a rischio povertà è tra i più alti dell’Unione Europea (fanno peggio solo Romania, Grecia, Spagna e Lussemburgo). Il rischio povertà è fortemente influenzato dai tipo di contratto di lavoro al quale è assoggettato il lavoratore. I dipendenti part-time poveri sono il doppio (15,8%) rispetto a quelli che lavorano a tempo pieno. La povertà aumenta tre volte di più  coloro per coloro che un impiego temporaneo (16,2%) rispetto agli occupati a tempo indeterminato (5,8%).

L’aumento del numero degli occupati, tanto sbandierato durante la campagna elettorale, deve essere letto alla luce di questi dati che diventano peggiorativi se si considera che in Italia anche i lavoratori dipendenti con un contratto a tempo indeterminato non se la passano bene. A rischio povertà sono il 7,5%, in aumento dal 6,7% rispetto al 2010. Dunque, stiamo assistendo ad una povertà che dilaga, nonostante l’aumento dei posti di lavoro.

E’ evidente che la ripresa in atto, anch’essa sbandierata ai quattro venti durante il periodo pre-elettorale, come sostiene il presidente della Fondazione Di Vittorio, Fulvio Fammoni, “non è in grado di generare occupazione quantitativamente e qualitativamente adeguata, con una maggioranza di imprese che scommette prevalentemente su un futuro a breve e su competizione di costo”.

Antonio Curci

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