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Il caso Pittella e il braccio di ferro tra Procura e Cassazione

Riceviamo e pubblichiamo

In tempo di record, solo 16 giorni, la Cassazione ha bollato come inesistenti i gravi indizi con cui il GIP di Potenza aveva arrestato (80 giorni ai domiciliari) Pittella che era stato come noto indagato per i concorsi nella sanità che pare siano stati truccati. Altrettanto rapidamente, il GIP – che forse non ha avuto neanche il tempo di leggersi attentamente le 18 pagine della sentenza della Cassazione – ha confermato le misure dell’obbligo di dimora nei confronti del Presidente della regione perché a suo dire, non vi sono elementi nuovi che giustifichino il mutamento della sua condizione. Pittella insomma deve stare lontano. Ma come – ci chiediamo – la sentenza della suprema corte è davvero così limpida che boccia sonoramente l’operato del tandem procura-GIP, e non vi sono dunque elementi nuovi? Ma cosa occorre ancora dimostrare al cittadino, oltre alla Cassazione, per togliersi di dosso l’infamia appiccicatagli da frettolosi investigatori (emblematico il caso dei falsi verbali redatti dal carabiniere del NOE Scafarto a Napoli (oggi indagato) e utilizzati dal pm Woodcock (sempre lui…) e da taluni GIP che in pochi giorni se non ore, sono chiamati a giudicare se rovinare o no l’esistenza al cittadino? Pochi giorni o poche ore! Badate bene. Come faranno mai a compenetrare fatti così complessi? Forse sono dei geni! E spesso come appunto abbiamo visto nel caso del babbo dell’ex premier, i copia incolla di frasi qua e là sono state orchestrate apposta per fregarlo. Per togliere di mezzo il suo figliolo premier. Si parla tanto di giustizia, ma è giustizia questa, senza prove, arrestare qualcuno? La Cassazione ha giudicato i cosiddetti gravi indizi contro il Presidente solo congetture, si parla di giudizi moralistici da parte del GIP con evidenti salti logici, ragionamenti probabilistici, affermazioni che non superano il confine meramente congetturale, viziate da contraddittorietà nella motivazione. Insomma, un disastro, come altre decine di volte al giorno capita ai cittadini alle prese con una giustizia da far west viziata dal desiderio di farsi (subito) giustizia da sé di certe procure perché poi i giudici si sa, manderanno assolti come sarà nel caso di Pittella, il loro bersaglio. Lividi di rabbia, i novelli Davigo, non tanto perché effettivamente i tapini abbiano commesso un delitto, ma per i soldi o per il prestigio di cui godono, sono arrestati. Abbiamo recentemente assistito a Bari ad altri  casi eccellenti di manager arrestati e tenuti ai domiciliari per mesi e mesi quando la possibilità di reiterazione del delitto era uguale a zero. Pensiamo a Giancaspro o a Fiorillo indagati per reati tutti ancora da dimostrarsi. Su Fiorillo poi è stato detto tutto e di più. Dipinto come il male assoluto, la corruzione fatta a persona. Tutto ancora da provare. Ma intanto i treni all’epoca giravano mentre facendo fuori lui, la bella famiglia di Ferrovie dello Stato si è presa gratis (si veda al proposito la causa per aiuti di Stato in discussione) le Ferrovie del Sud Est e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Un disastro assoluto. Ma loro a quanto pare possono permettersi di fare e dire quello che vogliono. Anche fare andare gli utenti a piedi se necessario. E chi li tocca? Ma davvero le “nuove” FSE costano meno delle precedenti? Quanti km/treno hanno percorso quei pochi mezzi che sono in circolazione? I trasporti pugliesi, frecce o non frecce, sono e restano nel pantano. E a proposito proprio della Basilicata è arrivato l’appuntamento con Matera, capitale europea della cultura 2019. La città dei Sassi resta però irraggiungibile. «I collegamenti per Matera sono ancora alle verifiche tecniche» è scritto nella pagina dei commenti di due giorni fa sulla Gazzetta del Mezzogiorno, «una storia allucinante, quella dei trasporti, un livello inaccettabile dei servizi ferroviari assicurati ai lucani. Urge una risposta forte e definitiva del governo regionale su Trenitalia». L’unica cosa di definitivo è l’eccesso di potere di certa magistratura che pur di non ammettere di avere sbagliato, continua imperterrita nella espiazione della pena anticipata degli indagati. Cosa servono allora i giudici? Ancora una volta sollecitiamo una seria riforma della Giustizia e lo facciamo in nome di quella giustizia giusta che deve essere e rimanere una garanzia di legittimità e di certezza del diritto.

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