Il caso Renzi e le analogie con la bancarotta delle ferrovie Sud Est

Posted on by Lucio Marengo

Il caso Renzi e le analogie con la bancarotta delle Ferrovie del Sud Est

Su tutti i giornali d’Italia oggi campeggia ovviamente la notizia dell’arresto del babbo e della mamma dell’ex premier Matteo Renzi, avvenuto ieri sera alla vigilia del voto “social” dei grillini. Renzi junior ha gridato subito al complotto «La vicenda dei miei genitori ha totalmente oscurato tutto ciò che è accaduto ieri nel mondo della politica. Basta leggere i quotidiani di oggi per rendersene conto. Un capolavoro mediatico. Chi ha letto le carte e ha un minimo di conoscenza giuridica sa che privare persone della libertà personale per una cosa come questa è abnorme. Non mollo di un solo centimetro… Se qualcuno pensa di fermarmi, non mi conosce. Non ci conosce».  L’accusa però è pesante: bancarotta fraudolenta per avere provocato il fallimento di tre cooperative e falsa fatturazione. La misura dei domiciliari è stata decisa dal gip perché pare sussista il concreto e attuale “pericolo” che gli indagati commettano reati che “non sono occasionali” della stessa specie di quelli per cui si procede, tributari e fallimentari, spiega il giudice. L’avvocato di famiglia si è affrettato a dire che l’arresto è singolare, inusuale, e incomprensibile: «Mai vista una cosa del genere: arresti domiciliari a due persone prossime ai 70 anni per fatti asseritamente commessi al più tardi nel 2012». Forse l’avvocato Bagattini non è informato di quanto sia successo alle Ferrovie del Sud Est di Bari. E proprio a quella società che Renzi insieme al suo factotum Delrio hanno condannato senza prove. Matteo Renzi a proposito dei manager delle FSE ebbe a dire: «Sulla vicenda squallida di Ferrovie Sud Est andremo fino in fondo. Abbiamo commissariato. E faremo pulizia totale. Il Sud #cambiaverso». Per quella accusa, i manager di Sud Est, ed alcuni imprenditori, sono stati arrestati, alcuni dei quali (che nel frattempo avevano addirittura cambiato lavoro) per reati ipoteticamente commessi addirittura tra il 2004 e il 2007. 14 anni fa. E sono restati ai domiciliari per nove lunghi mesi. Non si comprende come sia possibile che l’arma della accusa di reiterazione del reato venga così abusata in attesa di giudizio. Ci pare infatti che quando le prove sono deboli, le Procure tentino di fare scontare “in anticipo” la pena al malcapitato di turno, rovinando così la vita a tanti innocenti e alle loro famiglie. La mancata separazione della carriera dei magistrati viene adesso evocata da Renzi, ma quando in prigione finivano persone magari innocenti e non facenti parte del suo magico entourage, e magari proprio a causa delle sue esternazioni, nessuno ha mosso un dito. Dante Alighieri, toscano come Renzi, è sempre di attualità. È arrivato ora il turno di Renzi al contrappasso. Affinché comprenda quanto male possano fare i media e le esternazioni, a fronte di prove talvolta addirittura inesistenti. Speriamo che la notorietà degli indagati sia tale da indurre il legislatore a metter mano il più in fretta possibile ad un provvedimento ormai indifferibile. Ma non ci crediamo neanche un po’. Oggi ci sono i grillini al Governo.

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