Cittadella della Giustizia, Punta Perotti, e un tribunale pieno di topi, questa è Bari

Posted on by Lucio Marengo

 

APPUNTO

della nuova grande e moderna cittadella della Giustizia , con annessi servizi e molto probabilmente un nuovo carcere che doveva sorgere nei pressi dello stadio S.Nicola, sembra rimanere solo un ricordo e tanti  rimpianti.

Abbiamo voluto riproporvi le nostre verità visto che in questi giorni emergono retroscena scottanti di carattere igienico sanitario che vedono messi sotto accusa coloro che in qualche modo sono responsabili di pagare canoni di locazione esosi per gli uffici giudiziari ubicati in un edificio senza agibilità, pieno di ratti. Se fosse stata realizzata quella cittadella della Giustizia, non staremmo oggi a vergognarci che una città come Bari capoluogo di regione non abbia saputo realizzare una grande opera pubblica, cos’ come con l’abbattimento  dei manufatti di Punta Perotti, si è impedito lo sviluppo  del lungomare sud di Bari

Antefatto che noi ricordiamo

 Il Comune di Bari, nel 2003 (Giunta di Centro-Destra), su richiesta della Magistratura e del Ministero della Giustizia, pose in essere una gara pubblica di “Ricerca di Mercato”, finalizzata alla realizzazione della “Nuova Cittadella Giudiziaria” di Bari, basata su esclusivo apporto di capitali privati, attesa la carenza di risorse pubbliche a tal fine disponibili.A seguito delle elezioni comunali del 2004, si insediò una nuova Giunta (di Centro-Sinistra), guidata dal Sindaco, Michele Emiliano. Dopo un iniziale periodo in cui la nuova Giunta si attivò concretamente per portare avanti il procedimento, poi,in modo inaspettato e assolutamente incomprensibile, non fu dato più alcun seguito alla procedura avviata dalla precedente Giunta (di Centro-Destra).L’Impresa Pizzarotti vincitrice della Gara Pubblica,a fronte di tale sopraggiunta ed inaspettata inerzia della nuova Giunta Comunale, si videcostretta a rivolgersi al Giudice Amministrativo che, con n. 7 sentenze del Consiglio di Stato, confermò costantemente, e per ultimo con sentenza 8420/2010, la legittimità della procedura seguita dalla precedente Giunta Comunale (di Centro-Destra)e di conseguenza il diritto dell’Impresa Pizzarotti a realizzare l’opera.A quel punto il Comune di Bari (Sindaco Emiliano), dopo aver esperito inutilmente, e sempre con soccombenza, tutte le vie giudiziarie nazionali, si spinse addirittura a presentare alla Commissione Europea l’“Esposto” del 22/02/2011, con cui si denunciava che lo Stato Italiano,stava ponendo in essere un contratto in (ritenuta) violazione della Direttiva Comunitaria 93/37, in tema di “appalti pubblici”.Il Comune di Bari, però, aveva omesso di rappresentare alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia, in modo quantomeno gravemente colposo, che la citata Direttiva 93/37/CE, nella parte di interesse,non era stata recepita dall’Italia, determinando così che tale fondamentale aspetto dell’intera questione non è stato mai esaminato in sede europea.

La grave violazione del diritto dell’Unione commessa dal Comune di Bari con l’Esposto del 22/02/2011.Il Comune di Bari con Esposto del 22/02/2011 aveva denunciato il proprio Stato italiano di violazione del Diritto dell’Unione e in particolare di violazione della citata Direttiva 93/37/CE, che però, nella parte di interesse,non era stata recepita dall’Italia.In sintesi, il Comune di Bari, contro ogni principio di leale cooperazione tra Stato ed Enti locali, aveva denunciato il proprio Stato italiano con l’infamante accusa di voler violare il Diritto Comunitario.Già tale fatto è di inaudita gravità, in quanto, è in violazione dei citati principi di leale cooperazione fra Enti locali e Stato centrale.Ma la cosa più terribilmente grave è che tale presunta infamante accusa di violazione del Diritto Comunitario era infondata, in quanto la Direttiva 93/37/CE, nella parte che riguarda il “contratto di locazione semplice di cosa futura” di cui qui si tratta, non era stata recepita dall’Italiae non poteva essere applicata nello Stato italiano.A riprova di tanto, interviene proprio il fatto che,qui a Bari, la stessa Prefettura aveva seguito procedure di “contratto di locazione semplice di cosa futura” in almeno altri 10 casi e nessuno mai aveva, né avrebbe potuto, sollevare eccezioni.

Solo l’allora Sindaco di Bari, Michele Emiliano si spinse, invece, a denunciare dinanzi alla Commissione Europea, in modo molto grave e sconcertante, il proprio Stato italiano, con l’infamante accusa di voler violare il Diritto dell’Unione quando, invece, lo Stato italiano aveva agito correttamente e doverosamente, applicando la Legge Nazionale, che non aveva recepito la Direttiva 93/37/CE e che, pertanto, considerava il “contratto di locazione semplice di cosa futura” assolutamente legittimo e percorribile, in quanto per la “Legge Italiana” detto contratto di locazione di cosa futura non era equiparabile ad un “appalto pubblico di lavori”.

Dinanzi alla Commissione Europea e alla Corte di Giustizia, il Comune di Bari, come innanzi detto, aveva gravemente omesso di evidenziare che tale Direttiva 93/37/CE non era stata recepita dall’Italia e, pertanto, la sentenza della Corte di Giustizia del 10/07/2014 non ha assolutamente considerato tale importante e dirimente aspetto e, di conseguenza, detta sentenza ha valenza di “principio generale” per l’Unione ma non è applicabile all’Italia.Da tanto ne è conseguito che il Giudice Nazionale (Adunanza Plenaria – sentenza n. 11/2016) ha applicato incondizionatamente la sentenza del 10/07/2014 della Corte di Giustizia, omettendo di pronunciarsi sul fatto che la citata Direttiva 93/37/CE non era stata recepita dall’Italia, incorrendo così, anche il Giudice Nazionale insieme al Comune di Bari, in una grave violazione del Diritto Comunitario.Vige, infatti, nell’Unione Europea il divieto assoluto per il Potere Pubblico (e, quindi, anche per il Comune di Bari), di applicare, a danno di un cittadino italiano, una Direttiva che la legge italiana non ha recepito.Trattasi dell’arcinoto “Divieto degli Effetti Verticali Inversi”.In sintesi, secondo il Diritto Comunitario, ogni cittadino è tenuto a seguire le leggi del suo Paese e non può essere penalizzato dal fatto che il proprio Stato non ha modificato una propria legge per recepire una Direttiva dell’Unione.Tale grave violazione del Diritto dell’Unione commessa dal Comune di Bari è stata denunciata dall’impresa Pizzarotti dinanzi alla Commissione Europea e dinanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) e si è in attesa dei relativi esiti, che dovrebbero essere ormai imminenti.

È così accaduto che, a causa dell’immotivato e infamante Esposto del Comune di Bari del 22/02/2011, il procedimento per la realizzazione della Cittadella della Giustizia proposta dall’impresa Pizzarotti, si è fino ad oggi bloccato e, la Giustizia barese, è stata costretta ad operare all’interno di edifici insufficienti, inadeguati, pericolosi ed ora finiti addirittura nella triste e poco pregevole condizione di essere sfrattati dall’INAIL per morosità.Se, invece, il Comune di Bari, nel 2010, dopo l’ultima sentenza del Consiglio di Stato n. 8420/2010, avesse autorizzato la realizzazione della Cittadella Pizzarotti, rispettando doverosamente detta sentenza del Consiglio di Stato e non avesse pretestuosamente presentato il suddetto infamante e immotivato Esposto del 22/02/2011, la Cittadella Pizzarotti sarebbe stata già realizzata da almeno 4-5 anni e alla Giustizia barese sarebbe stata da anni assicurata una sede idonea e adeguata al proprio ruolo.E in tutto questo, molto grave è anche la responsabilità del Ministro Orlando e della Dirigenza del suo Ministero che, dopo la sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 11/2016, ha omesso di seguire le “altre soluzioni contrattuali”, consentite dal Diritto Nazionale e Comunitario, proposte dallo stesso Ministero della Giustizia per il tramite dell’Avvocatura Generale dello Stato.Evidentemente le perverse pressioni, incomprensibili e gravi, attuate dal duo Emiliano-Decaro sul Ministro Orlando, hanno avuto l’infausta conseguenza di arrestare le dovute iniziative del Ministro, nonostante lo stesso fosse obbligato da sentenze definitive (sentenza CdS n. 4267/2007 e sentenza Cassazione n. 30059/2008), che lo obbligavano a portare  a conclusione il Procedimento della Cittadella Pizzarotti.A questo punto, si rileva la gravità dei comportamenti tenuti anche a livello locale dagli attuali magistrati-dirigenti della Corte di Appello di Bari che, ignorando sentenze definitive e soprattutto rinnegando i “Verbali” assunti costantemente all’unanimità, per oltre 10 anni, dalla precedente Commissione dei Magistrati della stessa Corte di Appello di Bari, hanno allegramente seguito le fuorvianti indicazioni del Sindaco di Bari, Antonio Decaro, dando il loro poco pregevole assenso ad avviare la fantasiosa strada del “Protocollo d’Intesa”, sottoscritto in data 25/01/2018, che prevederebbe di realizzare la Nuova Cittadella Giudiziaria nell’area delle “ex Casermette Milano- Capozzi” senza avere né risorse, né un progetto, né una valutazione di prefattibilità ambientale e, soprattutto, senza tener conto che la Circoscrizione di quartiere si è ribellata, presentando una petizione di oltre 2.000 firme dinanzi al Consiglio Comunale,affinchè non si proceda alla realizzazione della Cittadella Giudiziaria nelle suddette Casermette e chiedendo, invece, che dette aree fossero destinate a “Servizi di quartiere”, “Parcheggi” e soprattutto “Verde”.E così, Ministero della Giustizia, Sindaco di Bari, Magistrati e Dirigenti della Corte di Appello di Bari, nella totale incuranza di obblighi rivenienti da sentenze definitive e rinnegando Verbali unanimemente assunti per oltre 10 anni dalla precedente Commissione dei Magistrati, tutti sempre a favore della proposta Pizzarotti, si sono allegramente avventurati nella fantasiosa nuova soluzione delle “Ex Casermette”, che non si sa tra quanti decenni avrà la luce, mentre gli edifici giudiziari baresi sono allo scoppio per insufficienza, inefficienza e persino pericolo, ed ora costretti anche a sostenere l’ignominia dello sfratto.

                                                                                                                                         Lucio Marengo

About the Author