Il comico Luttazzi e l’Imprenditore Caltagirone entrambi assolti, cosa hanno in comune?

Posted on by Lucio Marengo

È di ieri la notizia che il noto imprenditore Caltagirone Bellavista è stato assolto, perché il fatto non sussiste, dalla infamante accusa di truffa ai danni dello Stato. Secondo l’accusa, la costruzione del porto di Imperia venne viziata da una serie di irregolarità (tra cui appalti truccati) che portarono o gonfiare i costi iniziali (stimati in 80 milioni) ai danni del Demanio di Imperia e dunque dello Stato. Il tutto “attraverso una catena di subappalti fittizi non autorizzati e non trasparenti tra società non operative tutte riconducibili a Francesco Caltagirone Bellavista”. Anche in questo caso le perizie che avevano fatto gridare al “gonfiaggio artificioso dei costi” erano del tutto cannate. Il legale dell’imprenditore a margine della sentenza ha dichiarato che l’esito del giudizio “non elimina le conseguenze drammatiche che l’indagine ha comportato, sia in termini di custodia cautelare (nove mesi di arresto, tra carcere e domiciliari), sia in termini di danno patrimoniale inqualificabile: il fallimento del Gruppo Acqua Marcia, che allora forniva lavoro a circa 4.500 dipendenti, tra lavoratori diretti e dell’indotto”. Anche Daniele Luttazzi è stato assolto con formula piena “perché’ il fatto non sussiste” nel processo iniziato nel 2014, dall’accusa di aver evaso il fisco. Lo hanno annunciato i legali dell’attore satirico, precisando che il Tribunale di Civitavecchia, “ha ordinato l’immediata restituzione a Luttazzi delle somme che giacevano sul suo conto corrente, di cui non poteva più disporre“. L’artista era accusato dalla Guardia di finanza di aver compiuto un’elusione fiscale nel 2012 tramite la sua società. Quando invece le tasse erano già state pagate addirittura nel 2007. Ma nonostante ciò gli erano stati sequestrati i beni. In entrambi i casi preliminarmente e ancora lungi dagli esiti processuali, contro i due noti personaggi erano state concesse le misure sia patrimoniali che personali. Anni e anni sotto torchio inutilmente con danni e sofferenze incalcolabili. Addirittura in un caso oltre all’arresto, anche il fallimento della propria azienda. Tutto ciò ci riporta al caso delle Ferrovie del Sud Est e ai sequestri patrimoniali “spaziali” contro l’ex amministratore unico e gli altri indagati di truffa ai danni dello Stato. Nonostante le sentenze dell’appello e della Cassazione che hanno dimostrato l’infondatezza delle accuse, queste persone dopo sette anni, sono ancora in attesa di conoscere il proprio destino. Anche loro si sono visti sequestrare i loro beni e in molti casi le loro aziende sono fallite o emarginate a causa di una infamante campagna di stampa nei loro confronti. Ci chiediamo quante siano le cause penali in piedi in Italia in queste condizioni. Ci chiediamo anche chi mai potrà risarcire queste persone maciullate da una Giustizia lumaca e da una stampa feroce coi deboli e dolce e accomodante coi potenti. Una indagine quella sulle FSE che lascia molto a desiderare tanto che pare essere stata “pilotata” a favore di qualcuno. Auspichiamo una maggiore severità del CSM nei riguardi di quei pm che troppo spesso, solo per non ammettere i propri errori, si accaniscono in spregio alla legge ma soprattutto al buon senso. E per i giornalisti che, come nei casi qui richiamati, dopo paginate e titoli cubitali che gridavano al solito scandalo, e che riportano oggi solo un trafiletto in quinta pagina, auspichiamo altrettante misure severe e il proporzionale rimborso dei danni subiti. Altro che diritto alla informazione. In Italia a quanto pare vige il diritto, giornalistico, di uccidere.

About the Author