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Altre considerazioni sulla vicenda delle ferrovie del Sud Est

Riceviamo e pubblichiamo

Gentile Direttore,

sto seguendo con vivo interesse la vicenda delle Ferrovie del sud est e le peripezie della regione per evitare di pagare somme importanti da cui poi il crack della società di trasporto con tutte le conseguenze del caso. Fortunatamente presto si andrà a votare! Mi ha incuriosito soprattutto un passaggio tra i tanti, nel quale si evidenziava che le Ferrovie – che sono il soggetto attuatore delle grandi opere di sviluppo della infrastruttura, tra le quali ovviamente la costosa elettrificazione, volute proprio dalla regione – sono come si dice rimaste col cerino in mano. Mi spiego meglio: le Ferrovie, di proprietà del ministero, si erano come noto impegnate nei confronti della regione quale soggetto attuatore, a sviluppare imponenti piani di sviluppo finanziati con fondi regionali e/o europei. Abbiamo letto che la regione si è vantata recentemente di essere il top nella classifica nell’impiego di fondi strutturali. Per tanto le Ferrovie hanno fatto le gare e aperto i cantieri. Hanno pagato gli stati di avanzamento ai fornitori, evidentemente facendosi prestare i soldi dalle banche, mentre la regione, così come fanno gli umarell stava a guardare in attesa della conclusione dei lavori. In attesa anche della rendicontazione delle spese da presentare agli organi di vigilanza regionali ed europei. Se osserviamo da vicino questo fatto noteremo che il rischio di impresa sia restato integralmente in capo alle Ferrovie del sud est mentre il manufatto pian piano diventava di proprietà della regione che, all’esito dei lavori, non ha voluto pagare, solo sostenendo che qualcuno avesse ciurlato nel manico. Questo qualcuno sarebbe stato, se non ho capito male, un dirigente della società di trasporto, che nella gestione delle importanti commesse avrebbe inserito dei costi che, a giudizio della regione, supportata in ciò dal parere non vincolante di una società di consulenza, si ritengono inammissibili. Ora, mi pare che il giochino sia un po’ già visto. L’esempio che mi pare più calzante è il caso dell’impresario che si produce nella realizzazione di un palazzo su terreno altrui, e per farlo si indebita e poi a cosa fatta, il committente, lamentando chissà quale arguta sottigliezza, evita di pagare il conto. Mi chiedo del perché vi siano state così tante disparità tra ciò che è successo nel caso del nuovo palazzo regionale (del quale ai cittadini frega poco o niente) e il caso di Ferrovie che invece ha coinvolto migliaia e migliaia di utenti, cui il fallimento di Ferrovie ha causato tanti guai. Anche nel caso del faraonico palazzo vi sono state spese di difficile/improbabile rendicontazione ma per quelle si è a quanto pare trovata la quadra. Mi chiedo anche se – quando c’era Ferrovie del sud est, ante acquisizione di FS – la regione sarebbe stata così accondiscendente da permettere che una intera linea ferroviaria fosse interrotta per un anno e mezzo. Da quanto ho letto nelle pagine del suo giornale, (mi) risulta evidente che la regione abbia utilizzato la stupidità (si può dire?) di qualche dirigente delle ferrovie del sud est per evitare di metterci la firma e la faccia, il che timidamente mi permette di dire che in Italia non si faranno più cantieri perché sottoscrivendoli si va a finire in prigione. Ho letto di miliardi di opere pubbliche già stanziati ma bloccati. Chissà perché? E in tutto questo pasticcio all’italiana, gli stranieri dovrebbero venire in Italia ad investire? Non è sufficiente mostrare il logo ITALIA su di una felpa, se poi il sottostante è quello che abbiamo visto nel caso della vicenda delle Ferrovie del sud est.

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