Cosa c’entra il tartufo con la politica sociale?

Posted on by Lucio Marengo

La guida Michelin anche quest’anno ha sancito chi abbia meritato le stelle e chi no. Ci vorrebbe una Michelin anche per il movimento 5 stelle chissà quante gliene avrebbero tolte! In Puglia sono stati confermati gli otto chef senza tuttavia alcuna novità o miglioramento delle loro posizioni. In parallelo alcune testate hanno fatto i conti in tasca ai ristoratori di grido che si sono visti confermare le tre stelle. Al solito ci pare che al pubblico italiano interessi di più sapere quanto guadagnino i cuochi di quanto valgano realmente. O di quanto vi sia scritto nei menù. Siamo davvero un paese di voyeur. Sarà forse per questo che non si fanno più figli? A parte gli scherzi e restando in argomento, leggiamo che il prezzo del tartufo bianco quest’anno è crollato il che ne ha facilitato il consumo a larghe fette di consumatori anche se a quanto pare, il tubero proviene non solo da ogni parte del nostro paese, ma soprattutto dalla Romania che ne esporta quintalate spacciato da taluni chef per “tartufo di Alba”. Tanto che si è iniziato a tracciare il DNA del prodotto piemontese e certificarlo. Anche da questo fatto si può notare quanto danno ci derivi da questa Europa di banchieri anche truffaldini. Ma prendendo spunto proprio dai ricchi chef e dal tartufo di Alba, notiamo che nelle Langhe tutti i ristoranti sono prenotati da mesi e mesi e non si trova più posto. Il costo per un pranzo a base di tartufo bianco oscilla tra i 100 e i 300 euro oltre ai vini. Il che ci porta alla riflessione che nel nostro paese vi è una piccolissima parte che può permettersi il lusso di arricchire le tasche dei ristoratori Master Chef e l’altra che non arriva a fine mese. Che non ha i soldi per permettersi di pagare le cure mediche.  Nei giornali si continua a parlare di alta cucina e di tartufi che sono così bianchi come i volti degli italiani a forza di ingiustizia e disoccupazione. Questo governo, come quelli che lo hanno preceduto, è del tutto incapace di realizzare un piano di facilitazione e di reindustrializzazione seria, e l’unica cosa che sa fare è rimandare al domani ciò che invece occorre fare oggi, qui e subito. Si pensi alla questione dei termovalorizzatori. Non c’è una classe dirigente in grado di rispondere ai bisogni del Paese che non attrae più gli imprenditori che via via se ne vanno dall’Italia a causa delle gabelle e di una magistratura che li persegue con un accanimento degno della terribile polizia segreta Stasi. Si sta arrivando al “meglio un innocente in galera che un colpevole fuori”. Questo ci pare sia lo slogan del grillino Bonafede e dei cento, mille Davigo che non riuscendo a risolvere il problema della giustizia, lo scaricano sui cittadini. Stella stellina, la notte si avvicina, la fiamma traballa .

                                                                                                                 C.B

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