Cosa sta accadendo in Siria?

Posted on by Lucio Marengo
 Nella notte tra venerdì e sabato Stati Uniti, Francia e Regno Unito hanno attaccato la Siria. Sono stati impiegati circa 120 missili Tomahawk per colpire 3 obiettivi, legati alla produzione di armi chimiche: un centro di ricerca scientifica di Damasco, un sito di stoccaggio per armi chimiche a ovest di Homs e un importante posto di comando.
 E’ proprio questa la chiave per capire cosa sta accadendo: l’uso di armi chimiche da parte di Bashar al-Assad, per reprimere il dissenso. I ribelli sostengono che l’8 aprile le milizie governative abbiano fatto uso di gas al cloro nel tentativo di riconquistare Douma, attualmente controllata dai sovversivi.
 Il 13 aprile il governo statunitense afferma di avere le prove che l’attacco con armi chimiche a Douma è stato condotto dal governo siriano e il giorno successivo lancia appunto l’attacco missilistico. Le dinamiche sono molto simili a quelle del 4 aprile 2017, anche in quel caso gli Stati Uniti erano intervenuti per colpire la Siria, rea di aver utilizzato sostanze chimiche contro la popolazione civile.
 In quell’occasione gli americani avevano agito da soli, senza la collaborazione degli alleati europei: i missili lanciati furono 58 e l’obiettivo fu una base militare siriana.
Ora come allora si è fatto attenzione a non toccare siti dove sono presenti forze russe; Putin in effetti era stato molto chiaro dicendo che “il coinvolgimento di forze russe avrebbe provocato una risposta immediata”.
 Ma al di là delle dichiarazioni rilasciate dai diversi capi di Stato coinvolti, ci interessano le cause che hanno portato all’attacco. Capire perché la Siria continui ad essere un paese martoriato dalla guerra.
In effetti la crisi siriana perdura da tempo e ha radici molto profonde.
 Eviteremo di soffermarci su quanto accaduto prima che la Siria si costituisse come stato autonomo e partiremo da quando, subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, le truppe francesi abbandonarono il territorio mettendo fine al loro protettorato, sotto le pressioni della Gran Bretagna e delle manifestazioni della popolazione siriana.
 L’indipendenza fu riconosciuta a partire dal 1º gennaio 1946 e le ultime truppe straniere lasciarono la Siria il 17 aprile dello stesso anno. Alle elezioni del primo presidente della repubblica autonoma seguì un periodo di grande instabilità con 13 Colpi di stato e numerosi cambi di governo, nel 1961 partito panarabo Ba’th prese il potere con un golpe , e presto si spostò su posizioni socialiste e filosovietiche.
 In questo contesto nel 1970 prese la guida del paese Hafiz al-Asad (padre dell’attuale dittatore) con la cosiddetta “rivoluzione correttiva”
 Il nuovo capo di stato, eletto presidente della Repubblica nel 1971 con un plebiscito e più volte riconfermato, instaurò un regime dittatoriale, divenuto in breve il principale punto di riferimento del radicalismo arabo e sostenitore di gruppi terroristi violentemente anti-israeliani ed anti-americani. Il regime di Assad padre coincise con un lungo periodo di isolamento internazionale, tranne che per alcune dinamiche medio-oriente sempre ostili allo stato di Israele.
Nel 1990 la Siria tentò di uscire da questo isolamento schierandosi con gli USA contro Saddam Hussein. Gli ultimi anni di regime sono però caratterizzate da costanti ribellioni al cui capo si pone il movimento radicale dei “fratelli musulmani” che rivendica una guida del paese sunnita, queste rivolte vennero represse nel sangue con la morte anche di alcune migliaia di civili.
 Nel 2000 alla morte del dittatore, succedette il figlio Bashar al Asad. Il nuovo presidente sembrava voler aprire ad un regime più indulgente e maggiormente favorevole alle richieste di diritti provenienti dal popolo, egli aprì ad una minoranza politica, permise l’approdo di internet all’interno del paese e liberò centinaia di detenuti politici.
 Gli anni successivi furono caratterizzati da una totale inversione di tendenza rispetto all’iniziale apertura del regime. Asad represse con la forza qualsiasi tipo di opposizione, compresa la ribellione del popolo curdo esplosa al nord del paese. Il 2011 segna una svolta nella storia recente della Siria, la primavera araba (una protesta che mobilita tutto il mondo arabo nella richiesta di maggiori diritti) porta con se un’ondata di ribellioni organizzate attraverso l’utilizzo di Facebook.
 Le proteste, che assunsero connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, avevano l’obiettivo di spingere il presidente siriano Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie a dare un’impronta democratica allo stato. In virtù di una legge del 1963 che impediva le manifestazioni di piazza (formalmente revocata solo dopo diverse settimane di scontri), il regime procedette a sopprimere, anche ricorrendo alla violenza, le dimostrazioni messe in atto dalla popolazione, provocando un numero finora imprecisato di vittime tra i manifestanti e le forze di polizia. In seguito, dalla sostanzialmente pacifica ribellione popolare, anche a causa della risposta dura e violenta del regime, la Siria precipitò in una guerra civile.
E’ proprio in questo contesto di guerra civile che si inserisce il progetto del leader jihadista Al Bagdadi di costituire uno Stato Islamico che ricomprenda l’intera comunità islamica, appunto. In altre parole Al-Bagdadi vuole rifondare il califfato di Maometto, quello del 7° secolo, ma aveva capito che rifondarlo partendo dall’Iraq sarebbe stato troppo difficile (perché l’organizzazione terroristica appena creata non era abbastanza forte).
 Al Bagdadi vede quindi in Siria il terreno ideale per conquistare nuovi territori, proprio perché devastata dalla guerra. Scommette sul non intervento internazionale e ci indovina perché Cina e Russia sono a favore di Assad mentre Gran Bretagna, USA e Francia vogliono destituirlo. Sono 5 membri permanenti del consiglio di sicurezza delle nazioni unite. E quindi hanno diritto di veto (annullare una decisione presa a maggioranza)à in siria la guerra è soprattutto per procura (ci sono finanziatori più o meno occulti, che ad esempio armano i ribelli contro assad) Al Bagdadi sfrutta i ribelli in questa guerra per procura!
 E così nell agosto del 2011 comincia ad inviare in siria miliziani dell’ISI per formare un’organizzazione all’interno della siria. il gruppo inizia reclutare militanti e a costituire cellule terroristiche.
 Ma dopo alcune conquiste territoriali in Siria emersero i reali intenti di Al Bagdadi: invece di voler rovesciare il regime di Assad inizia a conquistare territori già controllati dai ribelli.
 Le conquiste continuano fino ad arrivare al 29 giugno 2014, quando Al Bagdadi proclama la restaurazione del califfato islamico. Non ci soffermeremo sulle singole guerriglie, basti sapere che oggi, lo Stato Islamico, soprattutto per mezzo dell’intervento americano, è stato fortemente ridimensionato, anche se tuttora occupa parte del territorio orientale del paese.
Assad oggi è tornato a controllare gran parte della Siria, mentre a nord sono ancora presenti le forze curde e i ribelli resistono a macchie in alcune zone occidentali del paese (una di queste è proprio la città di Damasco, obiettivo dell’attacco missilistico).
 Le forze internazionali attualmente in campo sono divise in due fazioni: a sostegno di Assad ci sono la Russia, la Cina e l’Iran, mentre quella che sostiene i ribelli è composta da USA, Gran Bretagna e Francia. In tutto ciò la Turchia occupa una posizione intermedia e delicata dovuta alla sua alleanza con la Russia e alla volontà di scongiurare il rischio curdo sia interno che esterno al suo territorio. (parentesi kurdi che rivendicano territori).
Riteniamo improbabile che l’attacco missilistico del 14 Aprile possa provocare uno scontro aperto tra Stati Uniti e Russia, ipotesi presa in considerazione nei giorni scorsi. Tuttavia è altrettanto improbabile che sia sufficiente a fermare l’utilizzo di armi chimiche di Assad.
                                                                                                                                     Pasquale Tiani
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