I derivati del Tesoro e le Ferrovie del Sud Est

Posted on by Lucio Marengo

Direte voi che ci azzecca il Tesoro con le Ferrovie del Sud Est? Quale il collegamento tra le due questioni che hanno occupato le cronache degli ultimi anni? Ebbene il collegamento c’è e si chiama Corte dei Conti. Ricorderete che recentemente abbiamo scritto in relazione alla fondamentale sentenza della Cassazione che ha sancito nel caso delle Sud-Est, che la giurisdizione è del tribunale ordinario rispetto a quello contabile. Ricorderete anche che i giudici contabili di Bari, con il pm Pierpaolo Grasso, avevano ottenuto ai danni di Fiorillo, il sequestro sprint di polizze vita per 3,7 milioni di euro e di conti correnti per 5,9 milioni di euro. L’inchiesta della Corte dei conti, nacque, motu proprio, nel marzo del 2015 dopo la pubblicazione di un articolo della Gazzetta del Mezzogiorno. La velocità con la quale la Corte si mosse giudicando e poi sequestrando le ingenti somme all’ex amministratore delegato delle FSE, fu invero insolita per gli standard della Giustizia. Prova di quanto andiamo dicendo è la questione dei derivati sottoscritti dal Tesoro con la banca d’affari Morgan Stanley che ha incassato dallo Stato Italiano il controvalore di una manovra finanziaria (3,1 miliardi di euro) e che ciononostante continua a far parte dello stretto elenco degli specialisti che insieme con il Tesoro (!) gestiscono il debito pubblico nazionale. Il direttore del dipartimento è ancora quella Maria Cannata che nella sua veste di direttore del debito pubblico continua ininterrottamente dal 2000 a trattare emissioni e derivati con le principali banche del mondo. La Corte dei Conti nella sua richiesta a fornire deduzioni ai responsabilied ex responsabili del Tesoro, li accusa di negligenza. “Personalmente – ha dichiarato a verbale la Cannata – non avevo conoscenza di tale clausola (ndr: la penale prevista di 3,1 miliardi contrattualmente) sino al momento in cui non abbiamo dovuto assorbire il pacchetto dei contratti ex Ispa”.Dall’indagine della Corte dei Conti emerge che il Tesoro era in balia di Morgan Stanley e nel 2008 si accolla un derivato ISPA, ovvero della Infrastrutture SPA quella società partecipata voluta dall’allora Ministro dell’Economia Tremonti che avrebbe dovuto realizzare le linee Alta Velocità fra Napoli e Torino. ISPA sarebbe nata sotto l’ala protettrice della Cassa Depositi e Prestiti che avrebbe finanziato le opere in cantiere con 25 miliardi di euro. Ma nel frattempo sarebbero stati stretti accordi con alcuni istituti stranieri, in primis Morgan Stanley, per contratti su derivati finanziari che invece di far risparmiare sui prestiti, sono costate all’Italia moltissimi soldi, che però badate bene non sarebbero mai ricaduti su ISPA e Cassa Depositi e Prestiti ma sullo Stato. Si è cercato in tutti i modi di smorzare l’effetto dello scandalo perché coinvolgeva, oltre ai diretti responsabili del Tesoro, molti altri soggetti anche perché parrebbe che la società ISPA non si fosse mai messa all’opera sulle linee dell’alta velocità, defilandosi subito e lasciando i cantieri ad altri soggetti. Il solito giornalista si sarebbe subito chiesto dove fosse andato a finirequel fiume di soldi e in quali lavori ambientali o edili. E se i dati verranno confermati dalla Procura contabile saremo di nuovo davanti a un nuovo scandalo di proporzioni mai viste. Ancor più grave poi ci pare il fatto che nonostante le condizioni contrattuali capestro, il Tesoro avesse accettatoaddirittura di cambiare come controparte Morgan Stanley con Morgan & Co International che a differenza della prima, che manterrà il rating A, verrà invece declassata per ben due volte sotto il livello minimo di eleggibilità. Di fatto un grande favore fatto dal Tesoro a Morgan che è costato al Ministero del Tesoro altri 500 milioni di euro. Come sono andate le carriere degli autori del “misfatto” è sotto gli occhi di tutti: Draghi approdò in Goldman Sachs, Siniscalco in Morgan Stanley e Grilli in Jp Morgan.Adesso la Corte dei Conti presenta ai responsabili di questa scellerata impresa il conto: 2,9 Miliardi alla Morgan Stanley, a Maria Cannata 1 miliardo, a Vincenzo La Via (predecessore di Cannata) 113 milioni, a Siniscalco 90 milioni. A Grilli (ex ministro ai tempi del “professore”) 23 milioni per un totale di 4, 1 Miliardi di euro. Come abbiamo detto stupisce il fatto che l’operazione finanziaria che ha causato allo Stato questa perdita “monstre”, sia arrivata a (quasi) sentenzasolo 5 anni dopo mentre nel caso delle FSE praticamente in tempo reale. Adesso staremo a vedere cosa succederà e se come nel caso delle Sud-Est, la Corte dei Conti per il Lazio riuscirà ad ottenere il pignoramento delle somme così come i velocisti contabili di Bari, hanno fatto con Fiorillo… E magari anche nei confronti di quegli intermediari che hanno incassato laute provvigioni da questa transazione ma che però gli organi inquirenti pare non abbiano ancora individuato. Altro che treni polacchi! Di come la carriera di Fiorillo sia finita a causa dello scoop giornalistico lo sappiamo bene. In questi anni di gogna mediatica, ci pare infatti che la stampa soprattutto quella locale, troppo si sia concentratata sulle “nostre” Ferrovie e troppo poco sui manager del nord e sugli scandali nazionali. Con il risultato di avere visto annientare le FSE,nonostante quasi tutte le prove dell’ipotetico malaffare siano cadute anche in Cassazione, solo per regalarle su di un piatto d’argento a quelle Ferrovie dello Stato che ci pare abbiano avuto un ruolo attivo nella partita dei derivati ISPA visto che le infrastrutture dell’alta velocità “è roba loro”. La brutta figura fatta dai contabili della Regione nella rendicontazione delle spese delle FSE ci pare dunque un bruscolino rispetto alla macroscopica manovra (truffa?) di Morgan Stanley perpetrata con la complicità attiva di chissà chi, nel “convincere” il Tesoro a sottoscrivere quei derivati. Ci auguriamo che la Guardia di Finanza metta lo stesso zelo con cui si è mossa nel caso delle Ferrovie del Sud Est, per scoprire davvero chi e come si sia appropriato di quelle ingentissime somme. La questione non è finita e ci pare che procurerà alla nostra (incompetente?) classe dirigente alcune ripercussioni alle prossime elezioni politiche si settembre.

E sempre confidiamo nella Giustizia!

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