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Fiorillo non ha causato la bancarotta di Ferrovie del Sud Est.

Siamo entrati in possesso di due interessanti documenti. Il primo è una missiva da parte dell’ex amministratore di Sud Est, Luigi Fiorillo, datata 16 maggio 2013 e indirizzata al Ministero dei trasporti e al collegio sindacale (non rinviato a giudizio…) nella quale, a proposito degli ingenti crediti vantati, si legge che «l’assessore ai trasporti ha preliminarmente invitato a non entrare nei numeri (sic!) esposti e quindi ha da un lato esposto le difficoltà della regione nell’onorare in moneta la sentenza (…) non sottacendo il timore che una pedissequa ottemperanza alla sentenza potrebbe sfociare nell’attivazione di altre vertenze da parte di altri vettori operanti sul territorio pugliese, dall’altro ipotizzando di darvi ottemperanza in forma indiretta (sic!) ovverossia attraverso un accordo che consentirebbe a FSE di raggiungere nel tempo (sic!) la sua soddisfazione tenendo anche conto delle esigenze della Regione». Cosa si dice qui? Si dice semplicemente che la Regione aveva un debito monstre nei confronti di FSE ma che non aveva i soldi per pagare! Semplice semplice. E che non voleva far sapere del debito agli altri vettori locali e che in qualche modo avrebbe sistemato le cose. Dunque il credito di FSE era certo, liquido ed esigibile. Ma vi è di più. Nel successivo verbale di approvazione del bilancio in data 26 giugno 2013 (vale a dire un mese dopo dalla missiva al Ministero di cui vi abbiamo dato conto) si scopre che il socio unico, il Ministero dei Trasporti, condivide col suo amministratore Fiorillo l’esistenza di quei crediti e «prende atto che la società ha notificato in data 30 aprile 2013 allo stesso ente territoriale (la Regione, ndr) un atto di significazione e diffida chiedendo l’ottemperanza alla pronuncia in parola e che, dai conteggi presentati in assemblea il credito da riscuotere a tutto il 31 dicembre 2012 ammonta a euro 149.068.778,25». Insomma, mentre la Deloitte – fornitore ufficiale della Regione (dott. Calvello nemico numero 1 di Fiorillo) – aveva di fatto sostenuto la truffa di Fiorillo che avrebbe appostato crediti inesistenti (da cui poi il falso in bilancio e la insolvenza di FSE). Al contrario sia il Ministro, sia la Regione sia i sindaci (!) avevano confermato le somme a credito. Ma vi è di più. Nel verbale di approvazione del bilancio 2012 si può leggere che «… il socio (MIT, ndr) raccomanda all’organo di amministrazione (Fiorillo, ndr) di adottare tutte le iniziative necessarie per adeguare il fabbisogno aziendale 2013 […] accantonando il maggior importo di 20 milioni di euro (per il momento non formalmente riconosciuto dall’ente regione) in un fondo destinato alla copertura di eventuali sopravvenienze passive, ciò al fine di evitare che i tempi per il recupero dei 20 milioni di euro in argomento possano gravare la crisi di liquidità già esistente». Qui in sostanza il socio unico Ministero (non il lattaio sotto casa…) prende atto della situazione di insolvenza di FSE ma non propone l’aumento di capitale, perché, dice, che la Regione deve dare a FSE almeno 149 milioni. E quindi ordina (raccomanda…) a Fiorillo di iscrivere a bilancio almeno 20 milioni. Quindi è il Ministero che iscrive a bilancio di FSE i crediti non Fiorillo! Ma perché il Ministero, ovvero Di Giambattista autorizza questa manovra? Per due ragioni: la prima è che se non avesse iscritto questi maggiori ricavi (che non erano sperati, ma certi perché vi era stata una sentenza del Consiglio di Stato) FSE sarebbe uscita in perdita e la seconda è che il Ministero socio unico, sarebbe stato di conseguenza obbligato ad eseguire senza indugio la copertura della perdita (in parole povere avrebbe dovuto mettere moneta). Leggendo le carte si capisce quindi molto bene del perché sia partita la grancassa dei media spinti da qualcuno per far scoppiare, come scaltro espediente, lo scandalo dei treni d’oro (l’inizio è del 9 maggio del 2014) raccontando di chissà quali intrighi internazionali. La bottiglia da duemila euro che sarebbe stata pagata da Fiorillo è la cartina di tornasole di quanto abbiano contato i media soprattutto locali in questo affare “regionale”. Il movente è dato ovviamente dalla necessità della Regione di evitare di pagare il debito. Ma poiché la verità trionfa da sola, mentre la menzogna ha bisogno di complici, notiamo che il Ministero che avrebbe dovuto eseguire l’aumento di capitale ovvero mettere in liquidazione le Ferrovie del Sud Est, aveva ordinato a Fiorillo di iscrivere a bilancio quei crediti che la Deloitte motu proprio disconoscerà. Per complicità o imperizia? Mistero. Forse si scoprirà la verità nelle opportune sedi civili e penali, ove saranno discusse le responsabilità individuali. Quei 149.068.778,25 di euro hanno da saltar fuori ed essere restituiti ai creditori come da decreto-legge Delrio. Recenti sentenze, hanno tra l’altro sancito che in presenza di importanti crediti vantati dal soggetto fallendo, quand’anche non si fosse formato il giudicato, possono interromper le procedure fallimentari in attesa di definitiva sentenza. Se ciò fosse stato fatto anche con Ferrovie del Sud Est molto probabilmente non sarebbe fallita evitando, molto probabilmente, anche gli arresti di innocenti. Curioso poi il fatto che oggi al posto di Fiorillo, a guidare i conti e il futuro delle FSE ci sia il suo aguzzino.

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