Per i forzati dell’auto, pene quotidiane per gli eterni lavori in corso

Posted on by Lucio Marengo

Gentile direttore

  i forzati del volante, come dice la parola stessa, sono costretti all’uso dell’auto. Se abiti a Santo Spirito e lavori a Carbonara o ti alzi alle cinque per prendere due autobus o treno ed autobus con orari misurati su esigenze non certo del lavoratore, con la soppressione della metro di superficie che garantiva una frequenza delle corse più elevata devi ricorrere alle quattro ruote. Stante la situazione attuale ci si trova a percorrere in auto la tangenziale oggetto da anni di lavori per la creazione di uno svincolo per l’autostrada. Ed ora quotidianamente sino al 24 novembre, come recita un cartello, l’impresa ha creato una strettoia per cui a causa dell’imbuto si formano code chilometriche. Stamattina alle sette e mezza macchine ferme e il cantiere senza operai. Lavorare la notte ? Per carità, costa assai ! Nonostante Del Rio che proclama che per le strade sono stati stanziati trentacinque miliardi. Poi si  legge che a breve, come si annuncia da anni, entra in esercizio la Bari -Bitritto con l’eliminazione dei bus 11 e 11/ e messa in opera di bus navetta. A quanto sembra non c’è in programma collegamenti con Palese e Santo Spirito attraverso coincidenze tra ferrovia o con bus anche se le distanze si aggirano sui venti chilometri.  Dal lato sud-est verso Taranto a breve ci sarà il cantiere su via Amendola per l’allargamento del sedime stradale di millecentometri con durata due anni. Mi chiedo e chiedo come mai  tanto tempo? Si tratta di creare un tunnel? C’è acqua sotto? C’è una città sotterranea di grande interesse archeologico da preservare? Non si sa. Solo ulteriori disagi per chi si reca a lavorare a Casamassima, a chi per emergenza deve portare al Giovanni XXIII un bambino spesso dal resto della Regione e non raramente da Calabria e Basilicata.E dire che gli oltre ottocento chilometri dell’autostrada del Sole furono realizzati in otto anni tra valichi arditi ed opere allora uniche al mondo.E i tempi di via Sparano dove, se va bene, trovi tre, massimo quattro operai a lavorare, testimoniano che il committente non fa valere le penali per i ritardi che si stanno accumulando per i vizi delle imprese italiane ad operare con lentezza e menefreghismo. Da aggiungere le rotture delle strade per la messa in posa di cavi lungo i margini: bici , moto e pedoni attenti!  La norma prevede che l’impresa ripristini i luoghi nelle condizioni quo ante ma anche qui almeno a Bari non succede.
 Caro Sindaco nemico giurato delle auto con chiusura di strade e impossibilità di parcheggiare, Bari per essere una città europea garantisca una mobilità accessibile ed effettivamente conveniente che non si limiti ai parcheggi di scambio attraverso  una rete metropolitana su rotaia che tocchi ed interconnetta tutti i quartieri. E naturalmente l’eliminazione del parcheggio di corso Cavour dal programma di viabilità, non darà alternative a chi risiede o lavora nella zona Umbertina e al centro con viabilità  capotica, chiusure e destinato alla rovina per il capriccio di qualche operatore commerciale. Poi grazie al G7 e le follie dei sensi unici l’unica strada che da via Napoli va sul lungomare è via Bonazzi soggetta a continui ingorghi, Ciò che era provvisorio come il senso unico cambiato davanti al Flacco è diventato permanente con la presenza di un semaforo che a volte lampeggia, altre funziona che sta lì perchè di fatto non c’è un incrocio… Pretendere da un Sindaco esperto in materia che si decida cosa fare per chi vuole raggiungere il lungomare tra le poche arterie di scorrimento e di uscita dalla città è chiedere troppo?
 Tra polvere che ingoiamo giornalmente grazie ai perenni cantieri ,mille disagi e slalom per permettere a chi ha ridotta mobilità di muoversi con aumento di traumi e cadute, pazientemente subiamo e , spero, poi giudicheremo non dimenticando come costoro si sono comportati. E la memoria non manchi quando in mano avremo la matita.
                                                                                                         Leonardo Damiani
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