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Il caso Ferrovie del Sud Est: neanche Ferrovie dello Stato è riuscita a sistemarla!

Abbiamo letto e riletto il piano di impresa predisposto a suo tempo da FS in quello che la stampa continua a definire “salvataggio” di Ferrovie del Sud Est mentre noi invece lo abbiamo sempre definito “scippo”. Da nessuna parte è indicato, né si fa cenno, neanche nell’ultima relazione ai commissari dello scorso 8 marzo, allo spezzatino di Sud-Est che entro il 2021 verrà a quanto pare realizzato. Anzi se andiamo a rileggere le carte, noteremo che il mantenimento del marchio «Ferrovie del Sud Est» era un must, un presupposto alla operazione di concentrazione aziendale ipotizzata da Viero che poi, su spinta di qualcuno, fu trasformata in una bancarotta. Bancarotta si badi bene basata sul nulla più assoluto perché è ormai evidente per tutti che le prestazioni rese dai vari professionisti fossero effettive ancorché, si narra, i relativi costi parevano fuori mercato (il che non solo è tutto ancora da dimostrarsi, ma il prezzo ancorché alto non può di certo giustificare tout court la bancarotta semmai la truffa) tanto che all’ex amministratore Fiorillo sono state sequestrate ingenti somme di denaro. Nessuno ha svuotato nulla. Semmai si contesta ad una «azienda privata», quale era FSE, di avere distratto «fondi pubblici» che «pubblici» non sono. Noterete la contraddizione. Chi sta allora svuotando le “nuove” Ferrovie del Sud Est è qualcun altro che si era invece impegnato al suo salvataggio. Il valore economico-patrimoniale della ferrovia regionale, prima che qualcuno si inventasse la bancarotta, era di molto superiore al miliardo di euro e diversi erano i soggetti italiani e esteri interessati all’acquisto. Si vagheggiava all’epoca di un fondo di investimenti di Londra che avrebbe offerto un miliardo e mezzo dopo avere tenuto in considerazione gli investimenti in cantiere per oltre 500 milioni e l’automatico rinnovo pluriennale fino al 2027 concesso a tutte le ferrovie locali da parte dell’assessore Nunziante. Proroga che invece non fu concessa, non si sa perché, alle Ferrovie del Sud Est. Il fatto che anche FS abbia oggi dichiarato forfait, preparando la cessione dei rami d’azienda ferro e gomma a Trenitalia e dunque lo “svuotamento” di Sud-Est, dimostra ampiamente ciò che da tempo andiamo dicendo. Che cioè le problematiche della rete e dei vari reparti di FSE, che alla fine degli anni 90 venne presa dal Ministero dei Trasporti, non potevano essere risolte solo con la bacchetta magica di qualche taumaturgo di Marostica o di Varese. Sol perché nordici. Che la situazione della infrastruttura cadesse a pezzi così come il materiale rotabile su gomma o su ferro era un fatto noto a tutti. Non parliamo poi del Salento. Ma ciononostante il socio unico Ministero dei Trasporti ha continuato imperterrito a fare andare avanti le Sud-Est senza investire neanche un centesimo. Salvo poi, colto con le mani nel sacco, attribuire il fallimento anzi, la bancarotta, a qualcun altro. Se vi fosse stata davvero bancarotta, FSE, e come dicono gli investigatori già nel 2004, allora Di Giambattista e Mautone, quelli che per vent’anni hanno firmato i bilanci e offerto le più ampie garanzie statali alle banche, dovrebbero stare alla sbarra. Non si capisce poi perché mai i sindaci – che insieme ai due “condottieri” ministeriali hanno condiviso tutte le scelte aziendali, uno dei quali addirittura dirigente del ministero e quindi in chiaro conflitto di interessi – siano stati beneficati. Tanto che non sono neanche imputati. Caso unico al mondo. Ma tutta l’impalcatura della bancarotta non sta in piedi e lo dimostrano le azioni messe in campo prima dalla Regione (che non voleva pagare) con la farsa di una due diligence da quattro soldi (non eseguita ma pagata) e poi dal Ministero con la seconda due diligence condotta (in fretta e male perché suggerisce pareri legali totalmente cannati) sempre dal solito Calvello, che dovrà spiegare a giudizio la genesi di queste due relazioni, servite solo ed esclusivamente per portare nocumento sia ai creditori che allo stesso Ministero che se avesse invece venduto la società, ne avrebbe tratto una importante plusvalenza. Il Ministero perché si è fidato del parere legale della Deloitte e non ha fatto peritare le carte alla Avvocatura di Stato? Eccoci qua a narrare la storia dell’ennesimo caso di incapacità manageriale e di copertura delle responsabilità personali del solito muro di gomma come è stato anche nel caso dell’Itavia. Misteri ministeriali mai risolti. Adesso visto che c’è in ballo un delicato processo senza prove, si tenta perfino la carta di fare digerire la “patacca” Trenitalia alla pubblica opinione spacciando l’operazione come una strategia industriale. Perché non si dice invece che far funzionare le FSE sia impossibile? Perché non si dice che nel periodo di vigenza di Fiorillo perennemente senza investimenti di Ferrovie dello Stato o del Ministero gestire FSE sia stata una impresa immane? Dov’erano questi signori quando tutto era in pezzi e quando la Regione pagava un tanto al chilo e soprattutto quando le pareva? Adesso si consegna un asset a Trenitalia, il ramo d’azienda della gomma a Busitalia e il ferro a Trenitalia come se il fatto fosse la panacea. Nessuno ricorda più le venticinque locomotive costate 125 miliardi di lire che avrebbero dovuto viaggiare sulla rete elettrificata della Sardegna ma che invece sono rimaste parcheggiate a Foligno e Livorno per quasi trent’anni? Ed ora, tramontata anche l’ultima speranza di rivenderle come macchine di seconda mano, pur essendo “a km zero”, le locomotive sono in demolizione. Si ha invece il coraggio di parlare di bancarotta quando il recente passato ci indica il cammino e l’abilità di questi geni. Si cerca insomma in tutti i modi di far dimenticare i gravi incidenti ferroviari e i disservizi delle Sud-Est da cui poi gli avvisi di garanzia nei confronti dei due taumaturghi mandati da Roma e delle cause milionarie per danni intentate in Italia e alla corte dei diritti dell’uomo a Strasburgo, da quelli che sono stati sacrificati (ricordiamo che 11 persone incensurate sono state arrestate…) sol per parare il sedere ai ministeriali che per 25 anni hanno firmato tutto ciò che oggi viene contestato a questi 11 capri espiatori senza prove. Speriamo che almeno lo spezzatino di Ferrovie del Sud Est vada di traverso a queste persone incapaci e senza scrupoli.

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