Jacob Bro Trio e BassDrumBone in concerto al Teatro Forma di Bari

Posted on by Antonio Curci

Dopo l’inaugurazione con ben quattro appuntamenti dedicati alle trombe più prestigiose del panorama jazzistico nazionale e internazionale, prosegue la IX^ Rassegna “Ecotopia” dell’Associazione musicale “Nel Gioco del Jazz”. Venerdì 27 ottobre al Teatro Forma a Bari, alle 21,00  si esibisce il trio del chitarrista danese Jakob Bro che sarà accompagnato da Thomas Morgan al contrabbasso e Joey Baron alla batteria.

Il chitarrista danese Jakob Bro ha pubblicato 13 album come band leader. Già collaboratore di Paul BleyChris CheekBill Frisell, Lee Konitz, Paul Motian, Kenny Wheeler e tanti altri, continua a perfezionare il suo progetto in trio, con i suoi punti di forza su melodia, suono, spazio, stratificazioni e interazione. Il rapporto tra Bro e Thomas Morgan (Bro lo definisce “il mio compagno d’anima musicale”) è diventato qualcosa di straordinario e spesso il chitarrista e il bassista sviluppano idee improvvisate in parallelo. C’è anche una ricchezza storica nella scelta di Joey Baron come nuovo batterista della band, perché Bro ha incontrato Morgan quando il bassista stava suonando nella band di Baron una decina di anni fa. L’approccio di Jakob alla melodia riconosce l’influenza di Motian, e sia Bro che Morgan hanno suonato nei suoi ultimi ensembles.

Ancora un trio lunedì 30 ottobre sempre al Teatro Forma di Bari, alle 21,00, con i BassDrumBone di Ray Anderson (trombone), Mark Helias (contrabbasso) e Gerry Hemingway (batteria).

Il trio festeggia il suo quarantesimo anniversario con un disco doppio (“The Long Road”, Auricle Records) che vede come ospiti il pianista Jason Moran e il sassofonista Joe Lovano, scelta del tutto logica data la forte natura avventurosa di entrambi i musicisti, pur in un contesto di continuità con la tradizione.
La musica di questa formazione di culto della scena downtown newyorchese, si nutre degli elementi base del linguaggio afroamericano, il ritmo, il timbro, la forte interazione: in questo senso la sintesi, operata dai musicisti che nei decenni hanno condiviso ricerca e palcoscenici con esploratori anche molto arditi come Anthony Braxton o Wadada Leo Smith, dà conto di un felicissimo dialogo tra ciò che è “dentro” e ciò che è “fuori,” e la tensione sonora è sempre garantita da solide basi geometriche.  Non dimentichiamo poi la freschezza della pratica improvvisativa (le ultime due tracce del disco, dal vivo, ne restituiscono momenti esaltanti) che rappresenta una questione di attitudine prima ancora che di età.

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