La bravura di certe amministrazioni e il caso delle Ferrovie dell’Umbria, ecco come si sperpera il pubblico denaro

Posted on by Lucio Marengo

Questa è la storia delle FCU le Ferrovie centrali umbre che nel 2008 (quasi 10 anni fa) comprarono dalla francese Alstom, 4 treni elettrici improvvidamente chiamati Pinturicchio. Si perché del grande pittore umbro questi treni non hanno nulla in quanto non sono abilitati a circolare sulla rete ferroviaria a causa, tra le altre cose, della forte pendenza di alcune tratte. Da 10 anni quindi questi 4 elettrotreni sono parcheggiati in attesa di conoscere il loro destino che per quanto appena detto sono inutilizzabili. Il quotidiano La Verità dedica oggi un ampio servizio molto preciso dal titolo “Binari scandalo nell’Umbria rossa. Fermati i treni, spariti i soldi”. Il servizio a firma del direttore, Mario Giordano, racconta delle indagini della Procura e della Corte dei conti sulle modalità del finanziamento regionale e sulla cattiva gestione delle ferrovie. Nel 2014 la FCU cede le attività operative al “cannibale” Busitalia senza ovviamente gara. Per la controllata di Ferrovie dello Stato incamerare anche questo servizio bus sostitutivo (i treni infatti giacciono abbandonati in officina) è un affare. E cosa è rimasto in pancia a FCU? Ovviamente i debiti per oltre 115 milioni oltre a 60 dipendenti nulla facenti. A differenza delle Sud Est a FCU sono concessi dai altri finanziamenti per circa 46 milioni e nonostante una altra anticipazione di cassa per 17 milioni dati nel 2013 ma che dovevano essere restituiti alla fine di quell’anno. Invece a tutt’oggi ne sono stati restituiti solo 4. Nei bilanci della società dovrebbero poi comparire poi 13 milioni di crediti che la FCU afferma di vantare dalla regione ma invece non ci sono. Perché? Forse per abbellire il bilancio della regione stessa? Ma la cosa che pare incredibile, a quanto riporta il quotidiano, sono quei circa 5 milioni all’anno spesi per la manutenzione che non si fa come pacificamente ammesso dal direttore generale di Umbria mobilità Mauro Fagioli perché a quanto pare non vi sono risorse disponibili. Il giornalista allora si chiede di dove siano andati a finire i soldi? Oltre ovviamente alla spesa pazza per treni elettrici che non possono circolare perché manca l’elettrificazione e le pendenze della linea sono troppo elevate, la FCU si è molta data da fare per finanziare generosamente a destra e a manca partecipando in ben 40 diverse società dal Veneto all’Abruzzo ma anche in Ucraina e addirittura in Brasile ma che nulla avevano però a che fare con il core business cioè con l’esercizio ferroviario. Ma se si scava a fondo si troveranno dice Giordano, i soliti inciuci di assunzioni di parenti e amici da piazzare, superburocrati e si sospetta anche di manager che vendevano gli autobus della società pubblica a società di cui facevano parte i loro parenti. La Corte dei conti ha contestato danni erariali per 45 milioni ma tutto viene tenuto sotto silenzio anche dai sindacati, e i giornali dedicano al caso solo qualche trafiletto. Chi ci guadagna al solito è Ferrovie dello Stato che si vede regalare aziende senza colpo ferire senza manco mettere un centesimo facendo pagare il conto alla comunità. Nel caso delle ferrovie di quell’Umbria rossa i cui amministratori sono vanto e gloria del Paese, adesso che si è scoperchiato lo scandalo si cerca di correre ai ripari ma ormai la frittata è fatta. Fatte le dovute proporzioni tra le FCU e le FSE, il debito accumulato negli anni dalle Sud Est è veramente ben poca cosa se si pensa alla piccola estensione delle ferrovie umbre. Ma per le Sud Est si è usato non solo il pugno ma anche la mazza di ferro per annientarle e regalarle a Ferrovie dello Stato. Uno sgarbo alla Puglia e un’offesa all’intelligenza delle persone.

                                                                                                                                                        Prf.

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