La legge è uguale per tutti. Ma non le le Ferrovie Sud Est

Posted on by Pierfranco Marengo

Triste è quel paese che per ragioni di parte, interpreta la legge come gli pare, dimenticando gli insegnamenti del Legislatore, piegandola a seconda del potente di turno. Ci stiamo riferendo all’estremo tentativo da parte della Regione Puglia, di annientare le FSE per mezzo del combinato disposto della ennesima verifica fiscale e delle richieste di storno di taluni finanziamenti concessi a suo tempo dalla Regione stessa.  Il tutto poggia ovviamente sulla causa penale riguardante la ipotesi di fallimento che a sua volta trae linfa vitale e forza, dalla presunzione che FSE fosse impresa pubblica. Da nessuna parte abbiamo visto citata la sentenza, anzi le due sentenze – a sezioni unite della Cassazione – che hanno mandato a vuoto, il ricorso della Corte dei conti contro i dirigenti di Sud Est. Con estrema prudenza e dato il fragile terreno sui cui camminare, nella relazione dell’8 marzo scorso ai commissari giudiziali, l’amministratore delegato di FSE, appare turbato da un trattamento che la Regione ha inteso riservare alla società di via Amendola (i cui risultati per la verità non sono davvero brillanti). Soprattutto sul punto che riguarda le multe milionarie, avvertendo tuttavia che FSE proporrà ricorso avverso l’ennesimo avviso di accertamento fiscale e contro le richieste da parte della Regione di danni per gli errori di rendicontazione commessi si badi bene, proprio dalla Regione stessa (perché è lei che deve rendicontato non altri) e non da FSE. Argomento questo molto complesso e sul quale in questa sede è inutile dire. Invece tornando ad argomenti di attualità ci piace qui ricordare, agli smemorati della Regione 2.0 extralarge, che la Cassazione ha sancito che FSE rientra nell’ambito soggettivo del d.lgs. 188 del 2003 e successivamente del d.lgs.115 del 2012. In parole povere la Suprema Corte ha sentenziato che FSE è contrassegnata dall’indipendenza e dalla autonomia, dalla apertura al libero mercato e dalla adozione del modello privatistico che non ne consentono la riconducibilità all’ente pubblico o anche alla società cosiddetta in house. In sintesi occorre osservare che l’unico lembo sul quale la Regione può sperare di farla franca, è che il Tribunale, superando addirittura la Cassazione, confermi la natura pubblica di FSE. Perché se così non fosse, e dubitiamo molto che lo si possa affermare, cadrebbe il castello di carta sul quale è stato costruito un teorema di dissipazione di fondi pubblici. Non è così perché la dissipazione è ancor lungi dall’essere dimostrata e per l’appunto, FSE è una società commerciale come tante altre. Se il Tribunale dovesse poi rinvenire attraverso gli atti e i documenti che vi sia stato un atto premeditato da parte della Regione e dei suoi consulenti, per mettere in ginocchio FSE facendola fallire, non pagando il dovuto solo perché non aveva “moneta”, e magari per impacchettarla e traghettarla a soggetti diversi da FS, magari amici di qualcuno extra-large, allora ne vedremo delle belle. Fino adesso hanno ballato i gatti, ma prima o poi saranno i topi a ballare.

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