La Puglia delle Costruzioni in prima fila a Roma, la UIL chiede di rilanciare il settore

Posted on by Lucio Marengo

E’ stato subito definito “sciopero della vita” perché senza una risposta tanto urgente quanto mirata, il settore delle Costruzioni in Italia è destinato a morire. Cosa che ovviamente accadrebbe anche in Puglia, regione che sta pagando un prezzo salatissimo alla crisi che da un decennio attanaglia tutta la filiera del comparto: edilizia, cemento, lapidei, legno arredo, laterizi.Per questo la risposta del mondo edile pugliese alla manifestazione nazionale convocata in piazza del Popolo a Roma da Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil è stata particolarmente significativa: “E’ stata di fatto la sommatoria di oltre un mese con centinaia di assemblee, presidi, manifestazioni in tutti i territori – spiegano il segretario generale della Feneal Uil Puglia, Pierpaolo Frisenna ed il segretario generale della Uil Puglia, Franco Busto – perché la sola cosa certa al momento è che non c’è più spazio di manovra per arginare una emorragia di posti di lavoro e di aziende che non ha eguali nella storia della Repubblica. E’ ovviamente positivo che i sindacati siano stati convocati dal governo e che al confronto ci si avvii con la piattaforma alla base dello sciopero generale unitario. Le nostre proposte più che rivendicare nuove regole, chiedono politiche industriali, investimenti, azioni di sistema finanziarie e sulla qualità dell’occupazione, con l’intento di difendere il lavoro che c’è e crearne di nuovo, stabile, ben pagato e sicuro. Ma non basta”.L’obiettivo, insomma, non può che essere quello di avviare un meccanismo virtuoso che attraverso il rilancio infrastrutturale del Paese rilanci anche economia ed occupazione: “Non va dimenticato – affermano Frisenna e Busto – che ogni posto di lavoro creato è potenzialmente in grado di generare ben tre posti di lavoro nell’indotto; e non va dimenticato che cantierizzare le opere pubbliche significa proiettare il territorio nel futuro e renderlo competitivo. Ecco perché è un controsenso che tanti grandi cantieri, come quelli per la realizzazione dell’alta velocità ferroviaria, siano ancora al palo e che tanti piccoli e piccolissimi cantieri comunali e locali in generale non riescano ad aprire, vittime di beghe burocratiche o battibecchi politici”.Insomma, è tempo che il governo si “svegli”, caso mai non si fosse accorto che è autolesionistico penalizzare un settore economico trainante disperdendo miliardi di fondi europei che permetterebbero di creare subito tante opportunità occupazionali.Nel ricordare i numeri drammaticamente impietosi della crisi pugliese delle Costruzioni (dal 2009 posto di lavoro dimezzati da 60mila a 32mila, con quasi 4.000 imprese in meno), Frisenna e Busto concludono con un auspicio: “Oggi abbiamo rivendicato il ruolo strategico dell’edilizia nel tessuto economico pugliese e nazionale. Ma potrebbe non bastare se a questa mobilitazione si desse un seguito; soprattutto potrebbe risultare inutile se il governo non intuisce che investire nel territorio è fondamentale, anche per attrarre finalmente i giovani dal momento che oltre a perdere centinaia di milioni di euro il settore sta perdendo nel tempo anche manodopera qualificata”.

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