La risposta del Papa ai manifesti offensivi affissi a Roma

Posted on by Antonio Curci

aula nervi

La storia ricorderà questo Pontefice come il Papa dei poveri, degli ultimi e degli indifesi. Capo di una Chiesa che vuole sempre più essere autenticamente evangelica, che pone i deboli al centro della propria azione pastorale. Eppure nei giorni scorsi, qualcuno ha tappezzato la città di Roma con manifesti di ignobile disapprovazione dell’operato di Papa Francesco.

 

A passerby lifts a paper sheet covering an anti-Pope Francis poster to read it, in central Rome, Saturday, Feb. 4, 2017. On Saturday, posters appeared around Rome featuring a stern-looking Francis and questioning "Where's your mercy?" It referenced the decapitation of the Knights of Malta, Cardinal Raymond Burke's marginalization and other actions Francis has taken against conservative, tradition-minded groups. (ANSA/AP Photo/Beatrice Larco)

“A France’, hai commissariato Congregazioni, rimosso sacerdoti, decapitato l’Ordine di Malta e i Francescani dell’Immacolata, ignorato Cardinali… ma n’do sta la tua misericordia?”. Questo è stato il messaggio anonimo che sottotitolava la foto di un Bergoglio pensieroso.

La risposta del Papa è stata serena e distaccata. A parlare, come sempre, sono stati i fatti.

Papa Francesco, incontrando 1200 imprenditori, giovani e studiosi dell’Economia di Comunione provenienti da 54 paesi ha detto categoricamente “NO a un’economia che uccide. Sì a un economia di comunione”.

E’ questo il Santo Padre che non piace a quella fetta di società che vigliaccamente lo ha colpito nella città in cui è Vescovo, temendo evidentemente la perdita di quel potere temporale funzionale alla gloria effimera, alla vanità mondana e a quel vil danaro che alimenta odio, violenza e separazioni.

Papa Francesco, accogliendo i focolarini che in 25 anni di storia hanno dato vita all’Economia di Comunione, ha dichiarato:

«Economia e comunione. Due parole che la cultura attuale tiene ben separate e spesso considera opposte. Due parole che voi invece avete unito, raccogliendo l’invito che venticinque anni fa vi rivolse Chiara Lubich, in Brasile, quando, di fronte allo scandalo della diseguaglianza nella città di San Paolo, chiese agli imprenditori di diventare agenti di comunione».

«Al vostro progetto sono da tempo sinceramente interessatoVoi fate vedere con la vostra vita che economia e comunione diventano più belle quando sono accostate una accanto all’altra. Più bella l’economia, certamente, ma più bella diventa anche la comunione, perché la comunione spirituale dei cuori è ancora più piena quando diventa comunione di beni, di talenti, di profitti».

Ad un auditorio estremamente attento, papa Francesco ha rivolto tre importantissime raccomandazioni.

Primo: L’uso del denaro

«È molto importante che al cuore dell’Economia di Comunione ci sia la comunione dei vostri utili. L’Economia di Comunione è anche comunione dei profitti, dei soldi, espressione della comunione della vita». Il denaro, ha detto il Papa, «diventa idolo quando diventa il fine (…). E’ stato Gesù a dare al denaro la categoria di signore». E ancora: «Si capisce, allora, il valore etico e spirituale della vostra scelta di mettere i profitti in comune. Il modo migliore e più concreto per non fare del denaro un idolo è condividerlo con altri, soprattutto con i poveri (…). Quando condividete e donate i vostri profitti, state facendo un atto di alta spiritualità, dicendo con i fatti al denaro: tu non sei Dio, tu non sei signore, tu non sei padrone!».

Secondo:  l’attenzione alla povertà

«Il principale problema etico del capitalismo è la creazione di scarti per poi cercare di nasconderli o curarli per non farli più vedere (…). Gli aerei inquinano l’atmosfera, ma con una piccola parte dei soldi del biglietto pianteranno alberi, per compensare parte del danno creato. Le società dell’azzardo finanziano campagne per curare i giocatori patologici che esse creano. E il giorno in cui le imprese di armi finanzieranno ospedali per curare i bambini mutilati dalle loro bombe, il sistema avrà raggiunto il suo culmine. Questa è l’ipocrisia!». Di fronte a questo abominio «l’Economia di Comunione, se vuole essere fedele al suo carisma, non deve soltanto curare le vittime del sistema, ma costruire un sistema dove le vittime siano sempre di meno, dove possibilmente esse non ci siano più. Finché l’economia produrrà ancora una vittima e ci sarà una sola persona scartata, la comunione non è ancora realizzata, la festa della fraternità universale non è piena».

Terzo: la visione del futuro

«Questi 25 anni della vostra storia dicono che la comunione e l’impresa possono stare e crescere insieme», un’esperienza limitata ancora ad un piccolo numero di imprese se confrontato al grande capitale del mondo, «ma i cambiamenti nell’ordine dello spirito e quindi della vita non sono legati ai grandi numeri. Il piccolo gregge, la lampada, una moneta, un agnello, una perla, il sale, il lievito: sono queste le immagini del Regno che incontriamo nei Vangeli. Non occorre essere in molti per cambiare la nostra storia, la nostra vita: basta che il sale e il lievito non si snaturino (…), il sale non fa il suo mestiere crescendo in quantità, anzi, troppo sale rende la pasta salata, ma salvando la sua “anima”, la sua qualità». E evocando il tempo in cui non c’erano i frigorifici e si condivideva il lievito madre per fare nuovo pane, ha spronato gli imprenditori EdC a «non perdere il principio attivo, l’ “enzima” della comunione» mettendo in atto «la reciprocità». «La comunione non è solo divisione ma anche moltiplicazione dei beni, creazione di nuovo pane, di nuovi beni, di nuovo Bene con la maiuscola». Con un invito: «Donatela a tutti, e prima ai poveri e ai giovani (…). Il capitalismo conosce la filantropia, non la comunione».

La visione profetica di Papa Francesco si è concretizzata, infine, con l’invito a costruire un’economia che promuove la vita e il benessere per tutti:

«Queste cose voi le fate già. Ma potete condividere di più i profitti per combattere l’idolatria, cambiare le strutture per prevenire la creazione delle vittime e degli scarti; donare di più il vostro lievito per lievitare il pane di molti. Il “no” ad un’economia che uccide diventi un “sì” ad una economia che fa vivere, perché condivide, include i poveri, usa i profitti per creare comunione». «Vi auguro di continuare sulla vostra strada, con coraggio, umiltà e gioia…, continuare ad essere seme, sale e lievito di un’altra economia: l’economia del Regno, dove i ricchi sanno condividere le loro ricchezze, e i poveri sono chiamati beati».

E’ ovvio che una simile visione della società rechi non poco disturbo a chi, con una squallida protesta a mezzo di manifesti anonimi appesi ai muri della città di Roma, ha inteso delegittimare il pensiero e la spiritualità di Papa Francesco che invece, con la sua testimonianza indica l’unica vera via per affermare il Vangelo e la Giustizia: il rinnovamento del cuore dell’uomo vocato all’amore e alla costruzione di una civiltà basata sulla comunione e sulla solidarietà.

Antonio Curci

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