Le ferrovie del sud ancora ai disonori della cronaca, ma fa vendere copie

Posted on by Lucio Marengo

 A quanto leggiamo questa mattina, il processo ai treni d’oro è destinato ad incamminarsi verso la prescrizione. L’articolo attribuisce il fatto alla crisi del palazzo di giustizia barese quando invece, a nostro modesto modo di vedere, il processo si è trascinato anni e anni, sol perché la Accusa non è stata in grado di provare la truffa. E non si può certo dire che non ci abbia provato. Leggiamo nell’articolo a proposito dei treni d’oro che «non resta che rottamarli». La ragione della anticipata demolizione non dipende dalla qualità del prodotto, ma dal fatto che dopo l’incidente di Corato, tutte le ferrovie secondarie, tra le quali anche le Ferrovie Sud Est, sono passate sotto il controllo della Agenzia nazionale che ha imposto nuovi standard di sicurezza, rendendo obsoleti moltissime carrozze e treni regionali. Solo le FSE ne rottameranno 170 unità e a breve anche Trenitalia procederà ad una gara per la demolizione di diverse centinaia. L’articolo ci ripropone come un disco rotto, la questione del prezzo di 900 mila euro, giudicato l’emblema del saccheggio, quando sono proprio le “nuove” Ferrovie del Sud Est a dire che «l’elemento che assolutamente non convince tutto il percorso valutativo seguito dal tecnico è che nel prezzo di vendita delle carrozze la società ha realizzato una plusvalenza pari a € 6.088.000 regolarmente iscritta a bilancio dell’esercizio 2006 di cui il tecnico incaricato non ha tenuto alcun conto». Quindi non è la difesa degli indagati a sostenere l’assurdità di quella consulenza ma la nuova gestione di FSE: «si sarebbe dovuto considerare infatti, che la scelta di assicurarsi la disponibilità di un certo numero di carrozze in tempi relativamente brevi in perfetta conformità con gli standard fissati dalle autorità di controllo del trasporto ferroviario ed a costi competitivi è maturata all’interno della Società anche valutando la componente economica, ma soprattutto considerando il fattore tempo che, nel caso la scelta fosse caduta sull’acquisto di carrozze di nuova costruzione avrebbe comportato tempi molto più lunghi e conseguenti inadempimenti contrattuali con l’ente concedente. Inoltre appare verosimile che l’analisi operata dal Consulente della Procura non abbia considerato aspetti tecnici di particolare rilievo quali il materiale usato nella realizzazione dell’opera e, più in generale, un’analisi del costo industriale che tenga conto delle caratteristiche tecniche e prestazionali del prodotto finito». Insomma le carrozze (e lo abbiamo già scritto decine e decine di volte) sono costate più o meno 600 mila e non 900. E con 600 mila euro, di nuovo non si compra niente. … Il pettegolezzo è un venticello … e il meschino calunniato avvilito, calpestato sotto il pubblico flagello per gran sorte va a crepar.

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