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le nostre verità sulla strana vicenda delle Ferrovie del Sud Est

Riceviamo e pubblichiamo.

Dunque, ricapitoliamo. Nel 2005 “simpaticamente”, quanto improvvisamente, Trenitalia pur sapendo che la gara per l’acquisto di nuovi treni era andata deserta alle Ferrovie del Sud, decide di concludere anticipatamente il noleggio di alcune locomotive per le quali la società di Bari – controllata alla meno peggio dal Ministero dei Trasporti – pagava un lauto fitto. Fiorillo resta di fatto senza treni tanto che è costretto ad acquistare “al volo” delle vecchie locomotive cecoslovacche dalla Hupac. Nessuno si scandalizza di tale acquisto e Fiorillo riesce con questi pezzi d’antiquariato a superare l’impasse. Nel frattempo, FSE invita comunque i maggiori produttori di materiale ferroviario a formulare una offerta anche a condizioni magari diverse da quelle contenute nel bando di gara andato deserto, ricevendo in cambio però solo silenzio. A gennaio del 2006 si fa viva, per il tramite dei suoi agenti, la ditta polacca Pesa, che propone, agli stessi prezzi di gara, 13 treni. Gli stessi che la stampa dell’epoca definirà “della speranza”. Parallelamente Fiorillo, poiché 13 pezzi erano pochi, aveva dato vita  alla iniziativa di ristrutturazione di 25 carrozze passeggeri acquistate dalle ferrovie tedesche DB che le aveva dismesse, per il tramite dello stesso gruppo di lavoro con cui si era cimentato nell’acquisto dei treni della speranza polacchi. Ribadiamo che tutti quei gran fenomeni, tutti quei gran produttori di treni svizzeri, francesi, tedeschi, o italiani non si erano neanche degnati di sedersi al tavolo delle Ferrovie del Sud Est. I treni polacchi erano quelli che in Europa costavano di meno. L’operazione di ringiovanimento del parco rotabile delle Ferrovie del Sud Est però non va giù a quelli che, a quanto pare, avevano un’idea affatto diversa circa il destino di FSE. Partono immediatamente le indagini per truffa nei confronti di tutti coloro che avevano avuto l’ardire di cambiare la storia della ferrovia privata più importante d’Italia che forse era già stata scritta. O almeno, immaginata. L’accusa terribile che venne mossa a Fiorillo e ai suoi collaboratori e fornitori, sosteneva che i treni polacchi fossero stati pagati “di più”, molto di più e le carrozze, che erano rottami, pur non valendo niente, erano state vendute a peso d’oro. Succede che durante le fasi di immissione in servizio, le carrozze vengano sequestrate dalla magistratura e perciò abbandonate sui binari alcune immacolate, altre avevano già effettuato il servizio. Dopo quasi nove anni di indagini, processi, sequestri e dissequestri, articoli di stampa e interventi televisivi, nessuno è stato in grado di confermare le accuse, e il processo è andato ovviamente in cavalleria. Succede però che questo “contrattempo” deve avere causato un corto circuito perché non era possibile che dopo tutta quella stampa contro, Fiorillo stesse ancora al suo posto. Addirittura, la Corte dei conti dovette ammettere la sua incompetenza a giudicare Fiorillo e i suoi dirigenti, non prima però, di averli tutti condannati ed esposti al pubblico ludibrio. Perché si sa che in commercio, la pubblicità è tutto! Tutto il mondo da quel momento in poi si è scagliato solo su quelli che “volutamente” l’inchiesta aveva additato, lasciando salvi tutti gli altri: fornitori, consulenti, sindacalisti, dipendenti infedeli, e chi più ne ha ne metta, non coinvolti dagli esposti di Viero (sui quali dovrà presto dare al tribunale ampie spiegazioni) su indicazione mirata di Calvello della Deloitte e presentati da Mariani con un sorrisone a 36 denti e in abito della festa alla Procura della Repubblica. Tipo festa del Redentore. La storia dei treni polacchi pagati la cifra giusta, assume il connotato di uno scandalo epocale assieme alle carrozze, definite dalla stampa di regime, rottami. A tutto ciò si aggiungerà poi anche la vicenda dei treni svizzeri che Viero aveva dichiarato vecchi ed inutilizzabili sol perché i geni di quella che lui definisce “officina” tutto sapevano fare, men che accudire i treni. Arriviamo ai tempi nostri e notiamo come la nostra cara Amtab abbia acquistato dei filobus che non si sono neanche mossi dai box e parliamo di svariati milioni di euro. Nessuno ne parla, neanche adesso che siamo sotto elezioni. Ma la cosa più sorprendente e che ci ha dato lo spunto per questo articolo, è la vicenda romana dei duri e puri grillini. Presto i romani viaggeranno su decine di autobus usati, molto usati, provenienti da Israele. Mezzi che per otto anni hanno marciato sulle strade di Tel Aviv quando i treni svizzeri, comprati usati da FSE, e che sono stati accusati di essere decrepiti, praticamente sono dei bambini. Atac si è decisa a cercare i mezzi sui vari mercati italiani e stranieri (ogni riferimento alla Polonia è puramente casuale…) dopo il fallimento del suo bando di gara per l’acquisto di 320 autobus (ogni riferimento al bando di gara delle FSE è puramente casuale…). Nessun fornitore si è fidato di Atac, di un’azienda cioè ancora in bilico tra fallimento e concordato e la gara è andata deserta. Anche in questo caso nessuno a quanto pare ha detto nulla. Nessuno scandalo, nessuna mazzetta, nessun tour di tangenti in giro per il mondo, nessun reato transnazionale, di cui fu accusato invece Fiorillo. «I settanta autobus in arrivo da Israele – spiega David Cartacci, coordinatore delle Rsu Cgil Roma e Lazio – sono in condizioni sicuramente migliori dei nostri mezzi perché, a differenza dei bus romani, hanno avuto in questi anni una regolare manutenzione (ogni riferimento ai treni ATR è puramente casuale). Il loro arrivo ci permetterà di fermare altre vetture e ripararle, vetture utilizzate nell’arco delle 24 ore, che non possono fermarsi perché non ci sono alternative. Atac ha scelto un pacchetto “full service”, che include anche la manutenzione dei mezzi. I fornitori delle vetture a noleggio verranno pagati dall’azienda in base ai chilometri effettivamente percorsi dagli autobus e questo sarà un incentivo a farli funzionare attraverso controlli e regolare manutenzione». Non v’è chi non veda che Fiorillo abbia fatto lo stesso, ma sia lui che quelli che hanno fornito i treni ed eseguito il full service, si sono beccati nove mesi di arresti domiciliari. Adesso chi glielo va a spiegare a quelli??

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