Il mistero delle ferrovie del sud est e gli interessi di parte

Posted on by Lucio Marengo

Riceviamo e pubblichiamo

 

Recentemente è stato scritto che la responsabilità del default delle Ferrovie del sud est sarebbe da attribuirsi alla dabbenaggine di una società di consulenza. Lo è solo in parte. È verosimile infatti che all’epoca in cui imperava Vendola, quei 400 chilometri di ferrovia facessero gola a molti. E ancor di più facessero gola i tanti chilometri di traffico su gomma, il cui contratto di servizio si diceva fosse una miniera d’oro (ma che però, in qualche modo, andava a riequilibrare le cospicue perdite del trasporto su ferro dovute in gran parte alla grave obsolescenza dei treni). Se si fosse riusciti nella impresa di spinoffare la gomma, chi l’avesse presa, avrebbe fatto soldi veri. E gli appetiti erano davvero insaziabili. E ogni genere di rapace dalla lumaca alla volpe, vi aveva messo gli occhi sopra. Anche attualmente a quanto abbiamo letto in questi giorni, sono in corso le grandi manovre per inglobare le FSE nel “sistema integrato” di trasporto pugliese. Operazione questa già tentata all’epoca dal vendoliano Minervini con il risultato di avere annientato FSE. Come Rommel, Minervini aveva immaginato che bastasse tagliare i rifornimenti al nemico Fiorillo, per potere impossessarsi della gallina dalle uova d’oro, a dispetto della inerzia del padrone delle Ferrovie del sud est (il ministero dei trasporti) che firmava sbadigliando i bilanci. Firmava e sbadigliava ma non censurava e soprattutto non finanziava la sua controllata lasciandola andare a sbattere, salvo poi svegliarsi di soprassalto e chiedersi del perché. E addossare la colpa ad altri come sempre capita nel nostro Paese. Quando Minervini decise di partire all’assalto di FSE, aveva necessità di non disvelare le sue mosse, per cui attivò con una delibera di giunta il 24 luglio 2012 la prima due diligence diremo … indipendente, alla Deloitte, la cui esiguità del prezzo (31.000 euro) tutto dice e tutto spiega. Minervini voleva dimostrare, sulla carta, che non fosse colpa della Regione se le FSE si trovassero in quello stato prefallimentare, ma che qualcuno così le aveva ridotte: «… le condizioni richieste dalla regione non sono un pretesto per far saltare l’accordo[del passaggio di FSE alla Regione, ndr] ma ciò non sarebbe possibile se venisse fuori una situazione debitoria sensibilmente diversa da quella percepita(sic!)». In queste poche righe di “excusatio non petita”, si racchiude la strategia definita a tavolino da Minervini. Per raggiungere l’obiettivo di tagliare le gambe a FSE si cercò in primis di mitigare se non annullare la sentenza del Consiglio di Stato che imponeva alla Regione di pagare quanto dovuto e nel frattempo procedere con una imponente ed incalzante campagna (diffamatoria) di stampa riguardante quei treni d’oro che poi Cassazione, guarda un po’, ne accerterà il prezzo di mercato. Nel frattempo, la due diligence si era arenata a seguito degli autorevoli pareri legali che inibivano a FSE la possibilità di fornire alla Deloitte dati sensibili (ancorché la fattura sia stata regolarmente pagata «…vista altresì la relazione finale sulle attività svolte, acclarata al protocollo dello scrivente Servizio in data 11.12.2012 con n. 2415, nonché l’allegata attestazione inerente all’impegno orario per categoria professionale profuso per lo svolgimento dell’incarico di cui innanzi»). Per l’impegno profuso. Mah…  Il primo assalto di Minervini fu quindi respinto. Ma la strategia con o senza Minervini era già tracciata per cui ecco piombare su FSE anche una verifica fiscale generale dagli esiti devastanti (esiti però ribaltati in sede di ricorso avanti alla commissione tributaria). Il combinato disposto di giornali, finanza e blocco dei pagamenti a operai e fornitori, obbligò Fiorillo alle dimissioni nonostante FSE vantasse ancora crediti per centinaia e centinaia di milioni. Crediti incredibilmente azzerati dalla seconda due diligence della Deloitte che è stata presa per oro colato dalla Procura (ma che, come abbiamo visto, non ha però fregato la Cassazione). Il disegno strategico di Minervini sembrava essersi realizzato, e FSE viene temporaneamente commissariata in attesa di passare alla Regione. L’avvocato Mariani avrebbe dovuto pilotare il passaggio di proprietà. Ma al suo posto viene però nominato Viero che rompe le uova nel paniere, installandosi al nono piano di via Amendola, e che, letteralmente in pantofole, si occupa della ristrutturazione di FSE affidando la seconda due diligence ancora alla Deloitte. E perché mai non ad una società diversa e non già coinvolta? Mistero. Si dirà che questa sia stata la volta buona che i bravi consulenti esterni abbiano finalmente eseguito una profonda analisi, traendo le loro conclusioni, dopo avere esaminato milioni di pagine di dati contabili e legali. Macché! Anche questa volta – e dati i tempi così risicati – nessun dato pare sia stato predisposto dai Calvello boys della Deloitte. La relazione presentata al ministero dei trasporti da Viero nel marzo del 2016 pare infatti sia basata su dati e notizie fornite … dal ministero stesso alla società di consulenza che, di fatto, ha solo formattato quei dati e quei pareri, sugli eleganti e patinati formati Excel. E ciò spiegherebbe due cose: il davvero basso costo del killeraggio, pardon, della due diligence (79.000 euro) e la straordinaria velocità di esecuzione (affidamento il 14.1.2016 e consegna il 1.3.2016). Solo due mesi di calendario. Davvero troppo poco per analizzare punto per punto tutti i contratti e tutte le fatture, nel mezzo di un caos contabile assoluto. Ma chi ci crede? E soprattutto perché i creditori non si dovrebbero “dispiacere” quando metà dei loro crediti è stato spazzato via da una operazione illegale come pare sia quella attuata dal ministero che prima promette di pagare integralmente i debiti della controllata, ma poi utilizza il veicolo di Ferrovie dello Stato per portare i libri in tribunale. Vedremo che succederà presso la Corte europea se l’operazione di cessione di FSE sia davvero valida. E intanto la Regione ringrazia. In cambio di cosa?

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