Il Movimento chiede aiuto al Partito Democratico per attraversare il fiume

Posted on by Lucio Marengo

Una settimana fa si è votato e nonostante le urne non abbiano decretato un unico vincitore vi è senza dubbio almeno uno sconfitto: il Partito Democratico (o comunque la sinistra in generale). I 5 Stelle sono di gran lunga il primo gruppo parlamentare, mentre il centrodestra è la prima coalizione. Tuttavia, nessuno dei due schieramenti è indipendente e, se uno dei due vorrà governare, dovranno scendere a compromessi chiedendo supporto ad altre forze politiche.
Da subito si è parlato di un possibile accordo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico, ma Renzi e gran parte dei dirigenti Dem, tra cui Orlando (ma non Emiliano), hanno subito preso le distanze da questa ipotesi. I pentastellati invitano il PD ad un atto di responsabilità nei confronti del paese per evitare che cada in mano alla destra o che si ritrovi senza governo. Sembra che pochi di loro e dei loro elettori ricordino che furono proprio alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle, dopo le elezioni del 2013, a declinare l’invito di Bersani a formare un governo, umiliandolo in diretta streaming(sicuro al 100%?). In più Beppe Grillo spiegava sul suo blog che la legge elettorale non poteva essere approvata da un parlamento, a loro dire, «moralmente illegittimo», chiedendo invece lo scioglimento delle camere e nuove elezioni, consapevoli del fatto che convenisse stare all’opposizione e accusare il PD di aver realizzato un inciucio e un governo non scelto dal popolo. Enrico Letta fu quindi scelto per far convergere l’appoggio del Popolo della Libertà in una squadra di governo di larghe intese, mentre a Renzi (dopo la fine del Nazareno) furono sufficienti i deputati del Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano e di Ala di Denis
Verdini. Il PD si trovò a governare con quelli che i grillini definirono “impresentabili” proprio per un atto di responsabilità nei confronti del paese non ancora fuori dalla crisi. Ironia della sorte, la situazione si è ribaltata: sono i pentastellati a dover guardare proprio a quel PD tanto disdegnato per formare un governo.
In alternativa ai Dem, Di Maio potrebbe fare un tentativo con la Lega di Matteo Salvini, l’altra formazione uscita vittoriosa da questa tornata elettorale. La collaborazione fra le due forze populiste sembra poter reggere sulla carta per la presenza di diversi punti in comune, in più un governo di questo tipo rappresenterebbe più della metà degli italiani. I temi di convergenza sarebbero: abolizione della legge Fornero e aumento delle pensioni minime; superamento del Jobs Act, tema della flex security e necessità di un salario minimo; abolizione dell’obbligo vaccinale; revisione del trattato di Dublino; rimpatrio degli irregolari, accanimento contro le cooperative che si occupano di accogliere i migranti; euroscetticismo; revisione dei trattati e della direttiva Bolkestein…Insomma a livello contenutistico ci sarebbe materiale su cui lavorare, se non fosse che Salvini, consacrato dagli elettori nuovo leader del centrodestra, pare non voglia sperperare questo suo patrimonio appoggiando un governo destinato a non durare a lungo (sopratutto tenendo a mente la non immortalità di Berlusconi)
Nonostante le insistenze di molti – recentemente, ad esempio, Massimo Cacciari e Pif – a fare un atto di responsabilità, è comprensibile che gran parte degli elettori PD rifiuti un’alleanza con il M5S (a tal punto da far partire l’hashtag #senzadime sui social) dopo anni di insulti e accuse.
È chiaro, chi governa perde consenso: lo conferma la naturale alternanza di governi di destra e sinistra nel corso della storia, ma anche l’esperienza di Mario Monti, il quale si insediò per guidare l’Italia nel momento peggiore ma quando si ricandidò prese meno del 10%. Ora il PD teme che scegliere di far parte di un governo ennesimo

governo non propriamente voluto dal popolo possa portarlo ad un ulteriore prosciugamento del suo bacino elettorale, spalancando di fatto le porte di Palazzo Chigi a Matteo Salvini (che sarebbe l’unico grande esponente rimasto all’opposizione).
Il PD sa che non è conveniente fare la “stampella” al Movimento 5 Stelle, interpretare la parte del “governatore responsabile” che ricorda che c’è un bilancio da rispettare, nonché determinati parametri europei, e prendersi la colpa ogni qual volta non venga realizzata una promessa. Scegliere di rimanere fuori dal governo sarebbe forse la scelta più conveniente e quella più rispettosa della volontà popolare che ha bocciato il suo operato nella consapevolezza di lasciarlo all’opposizione. In un sistema tripolare, a differenza di uno bipolare, chi è al governo rischia di rimanerne fuori per le due legislature consecutive; sarebbe perciò così responsabile coalizzarsi con Di Maio, anziché cercare di risollevarsi e rimodularsi per il prossimo futuro?
In sostanza il Partito Democratico rischia di fare la fine della rana nella favola di Esopo. Infatti, i 5 stelle assomigliano allo scorpione che doveva attraversare un fiume, ma non sapendo nuotare, chiese aiuto ad una rana che si trovava lì accanto. Così, con voce suadente, le disse: “Per favore, fammi salire sulla tua schiena e portami sull’altra sponda”. La rana gli rispose “Fossi matta! Così appena siamo in acqua mi pungi e mi uccidi!” “E per quale motivo dovrei farlo?” incalzò lo scorpione “Se ti pungessi, tu moriresti ed io, non sapendo nuotare, annegherei!” La rana stette un attimo a pensare e, convintasi della sensatezza dell’obiezione dello scorpione, lo caricò sul dorso e insieme entrarono in acqua. A metà tragitto la rana sentì un dolore intenso provenire dalla schiena, e capì di essere stata punta dallo scorpione. Mentre entrambi stavano per morire la rana chiese all’insano ospite il perché del folle gesto. “Perché sono uno scorpione…” rispose lui “È la mia natura!”
Pasquale Tiani
Iginio Marchesini

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