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Parlare male della gente fa vendere libri e giornali. Sud Est e altre verità possibili

Riceviamo e pubblichiamo

Caro Direttore,

dopo avere recentemente assistito ad una trasmissione televisiva nella quale l’ospite d’onore era Giordano quello che ha scritto il libello “Avvoltoi: l’Italia muore loro si arricchiscono” ho seguito con interesse le cronache pubblicate nei giorni scorsi sul Suo quotidiano Metropoli Notizie. Il libello di Giordano, pubblicato con necrofilo tempismo dopo il crollo del ponte Morandi, cerca di dimostrare la solita equazione “imprenditore = ladro”. Fazio ieri sera durante la trasmissione televisiva “che tempo che fa” ha stigmatizzato l’atteggiamento degli italiani nei confronti di chi fa carriera, di chi ha avuto successo, concludendo che o sei figlio o nipote di qualcuno, oppure, se ce la farai da solo, tutti ce l’avranno con te. Il successo non si perdona. Se hai fatto i soldi allora sei un ladro. Più o meno è questo il mantra. Tornando a Giordano e al suo libro, farcito di dati e notizie raccogliticce e lungi dall’essere provate, ha sostenuto a pag. 19 che il buco delle Ferrovie del Sud Est fosse addirittura di 400 milioni e che l’ex amministratore Fiorillo avesse intascato ben 180 milioni (per poi contraddirsi a pag. 20 quando dice che Fiorillo si è intascato solo 13.750.000 euro in undici anni). Mah… La Repubblica invece aveva a suo tempo pubblicato la notizia che sui treni delle FSE corressero le mazzette «gli uomini della guardia di finanza hanno ricostruito come la somma di 93 milioni di euro comprendesse anche le provvigioni per un valore di più di 12 milioni di euro pagate dalla società polacca “Pesa” all’azienda “Varsa” che aveva il mandato di rappresentare la vendita dei treni sul territorio italiano». Prima il Tribunale del riesame e poi la Cassazione accerteranno la natura e la regolarità delle somme. Ma non solo questa è stata l’unica azione carognesca e distruttrice. La Repubblica scrisse anche «La truffa dei treni più cari del mondo: bisogna venire qui in Puglia per provare un’esperienza straordinaria: il viaggio sul treno più costoso del mondo. Pagato 900mila euro in Germania, è stato riacquistato dopo nemmeno un anno, ristrutturato, da una società polacca per 22 milioni e 500 mila euro». Una balla di dimensioni epocali. Per pietà di Patria non parlo poi di altre testate locali con problemi seri di sopravvivenza e strane connessioni, e di altri libelli vari e assortiti davvero ben reclamizzati nelle calde serate estive pugliesi, che si sono sbizzarrite a spararle più grosse senza mai andare a fondo alla questione di chi abbia davvero inteso far fallire le FSE e soprattutto con la collaborazione di chi (ma credo che dagli ultimi articoli pubblicati da Metropoli si capisca molto bene). Di mazzette durante l’inchiesta giudiziaria neanche l’ombra. Ma dalle foto pubblicate dagli utenti, è certo che adesso siano i topi a correre sui treni perché non si fanno le pulizie. Sempre che non affoghino prima nel gasolio di cui le officine delle Sud Est sono inquinate.

Lettera firmata

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