Che peso ha potuto avere la questione Miulli nel caso delle FSE?

Posted on by Lucio Marengo

Avendo letto nelle ultime settimane talune circostanziate informazioni riguardanti la questione del fallimento (a questo punto verrebbe da dire “pilotato”) delle ferrovie del Sud Est di Bari il pensiero non può non andare a quei giorni del novembre 2011. A quell’epoca i dirigenti della regione Puglia erano alle prese con un problema serissimo. Infatti dopo avere rimborsato all’ospedale Miulli di Acquaviva ben 45 milioni di euro, per il deficit accumulato tra il 2002 e il 2008, il Tar di Bari aveva condannato la Regione a pagare ulteriori somme. Una legnata da almeno 100 milioni di euro. In quegli stessi giorni le FSE stavano depositando le carte presso il Consiglio di Stato per vedersi riconoscere più o meno le stesse somme (130 milioni) rinvenienti dal calcolo inflazionistico a valere sul contratto di servizio. Insomma, se la regione avesse perso in entrambi casi in tribunale, si sarebbe trovata di fronte a un buco clamoroso. Il tempo stringeva e poiché vi erano serie possibilità che la regione risultasse soccombente, qualcuno si inventò di sterilizzare le azioni di FSE utilizzando per la prima volta, la mano armata della Deloitte e della due diligence. Se si esaminano le date degli accadimenti si noterà che Minervini attivò la Deloitte nei primi mesi del 2012 e in parallelo (ottobre) iniziò una pesantissima campagna mediatica contro l’ex Amministratore di FSE in ordine alla ipotesi (che sarà poi smentita dal tribunale e dalla cassazione) di fatture gonfiate per l’acquisto di treni e carrozze ferroviarie. Mentre nel caso di FSE il Consiglio di Stato condannò la regione al pagamento, nell’altro caso (ma solo nel febbraio del 2013) negò al Miulli il pagamento delle somme richieste.

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