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I poteri forti hanno deciso la condanna di FSE ( e dei suoi creditori….)

I poteri forti hanno deciso la condanna di FSE (e dei suoi creditori…)

 Riceviamo e pubblichiamo le strane interpretazioni di una vicenda di clamorosa lentogiustizia

Facendo seguito al nostro articolo di ieri, per non essere tacciati di superficialità o peggio, intendiamo offrire ai Lettori una spiegazione logica a quanto detto, seguendo le varie tappe che si sono via via susseguite dalla data di approvazione del decreto ministeriale Delrio del 2 agosto 2016 e fino al 12 gennaio 2017, data di presentazione della domanda di ammissione al concordato preventivo. Dopo 4 giorni, vale a dire il 16 gennaio 2017, la Procura ha potuto (finalmente) procedere contro FSE per bancarotta fraudolenta. Con gli scarsi mezzi di cui disponiamo, le conclusioni a cui siamo giunti, si basano sulla cronistoria delle vicende, così come sono state narrate dalla Gazzetta del Mezzogiorno dall’infaticabile Scagliarini, anche se, come si è potuto constatare, anche lui, pare sia incappato in silenzi inspiegabili smentendo così la sua fama di segugio. Il 24 settembre 2017 la Gazzetta pubblica un articolo, dal titolo “Sud-Est chieda il concordato”. In pratica, spiegava il giornalista, la Procura di Bari (che aveva già, nel precedente mese di luglio, presentato la richiesta di fallimento di FSE) di fronte all’annunciato trasferimento di FSE a FSI (Ferrovie dello Stato) tenta l’estrema carta di convincere l’allora Commissario Viero, a ‘collaborare’. Viero, però, si oppone fermamente al fallimento, dichiarando che FSE era assolutamente in grado di riprendersi alla grande, facendo utili da decine e decine di milioni, e di avere anche «la fiducia del suo principale creditore» vale a dire la BNL. Non lo avesse mai fatto perché da lì in poi le sue telefonate saranno intercettate e ampi stralci delle sue conversazioni con la BNL, verranno pubblicate dal quotidiano la Repubblica. Del fatto invece, la Gazzetta del Mezzogiorno molto prudentemente non darà alcuna notizia. Quindi a fine settembre del 2016, a detta di Viero, professore della Bocconi e commissario governativo, FSE non solo non si trovava in stato di insolvenza, ma proprio in quei giorni a Roma, si stava perfezionandosi l’iter di acquisizione e rilancio di FSE da parte di FSI che, a norma di decreto, aveva assunto l’obbligo di rimuovere lo squilibrio economico, pagando cioè tutti i creditori. Ma ecco che il 18 ottobre, cambia lo scenario. La Gazzetta pubblica un articolo, dal titolo «L’ipotesi romana. FSI chiederà il concordato». Ma cosa è successo a Roma in quelle 3 settimane perché si modificasse così radicalmente il piano di Viero? Nell’articolo si precisa che, nonostante il piano di impresa e rilancio presentato da FSE ne garantisca la solvibilità e quindi il futuro, è proprio la Procura ad insistere pesantemente nella richiesta del concordato, di certo per poter contestare agli indagati il più grave reato di bancarotta fraudolenta. Parrebbe quindi che l’interesse della Procura non fosse già il risanamento ma solo di mettere in galera gli indagati. In più, l’articolista riporta che, nei giorni precedenti, l’AD di FS Mazzoncini, aveva incontrato a Bari il governatore Emiliano e l’assessore Giannini per ragguagliarli sull’acquisizione di FSE, per la quale FSI si era impegnata “a garantire le risorse necessarie a ricapitalizzarla entro un termine che -decreto alla mano- non poteva superare il 31.12.2016”. La Regione veniva dunque informata dell’imminente acquisizione da parte di FSI che avrebbe implicitamente comportato la richiesta alla Regione di ingenti somme rinvenienti dalla sentenza del Consiglio di Stato. L’illuminante articolo del bravo giornalista faceva insomma intendere che la Regione non gradisse tale soluzione. Nel contempo la Procura si era dichiarata disposta a ritirare l’istanza di fallimento – solo in cambio – della domanda da parte di FSI di concordato che, avendo lo stesso presupposto dello stato di insolvenza, avrebbe ugualmente consentito di procedere per bancarotta.Passa giusto un mese (presupponiamo, molto intenso, di incontri a diversi livelli…) quando il 18 novembre 2016,La Gazzetta titola “Sud-Est, niente fallimento. C’è l’accordo con la Procura”.Con questo parere positivo dell’Antitrust (che incredibilmente fa seguito ad un suo precedente parere negativo…) si dà il via libera all’acquisizione di FSE da parte di Ferrovie dello Stato che – a questo punto lo possiamo dire – per venire incontro alla volontà della Procura, presenterà immediatamente la domanda di ammissione al concordato preventivo, con il triplo risultato di consentire alla Procura di contestare la bancarotta fraudolenta, consentire a FSI un risparmio del 50% di nuova finanza e alla Regione di evitare di corrispondere alla “nuova FSE” oltre 90 milioni di adeguamento inflativo sul canone. Di certo un buon affare per questi tre soggetti. La lettura del parere rilasciato dalla AGCM sull’affare FSE-FSI (del 16.11.2016) riserva una singolare curiosità: al paragrafo 6 si dice che «il decreto prevede che l’acquisto da parte di FSI debba avvenire a titolo gratuito e che l’impresa acquirente dichiari esplicitamente di volersi fare carico del debito esistente». Al paragrafo 7 invece si insinua contraddittoriamente, che «nel corso dell’audizione con gli Uffici dell’Autorità, che si é svolta in data 10 novembre 2016, FSI ha dichiarato che intende richiedere una procedura di concordato preventivo con i creditori della società che potrebbe durare anche per lungo tempo». Schizofrenia pura! Ma se il decreto prevedeva esplicitamente l’obbligo di farsi carico di tutto il debito esistente e di rimuovere lo squilibrio finanziario entro il 31.12.2016, come è stato possibile consentire quello che si è, invece, prodotto? A nostro avviso anche la Agenzia per la concorrenza AGCM, nel secondo positivo parere, pare sia stata imbeccata da qualcuno. Tanto è vero che a Strasburgo è in piedi una causa promossa da chi si è sentito danneggiato da quel parere. Siamo arrivati a gennaio 2017. L’anno inizia con le improvvise dimissioni di Viero, da poco nominato Presidente del cda di FSE motivate a quanto pare da insanabili contrasti con la nuova proprietà. E l’uomo di Delrio se ne va. Insanabili contrasti su cosa? Forse sulla violazione degli impegni posti a condizione del trasferimento della proprietà di FSE e quindi nei riguardi dei creditori? Può darsi. Mentasti, neo AD di FSE, in quota alla Lega Lombarda, la bestia nera del PD, disattende l’impegno di FSI con il piddino Delrio, e si conforma alla volontà della Procura e presenta, da buon soldatino, il 12 gennaio 2017, la domanda di ammissione al concordato preventivo. C’è finalmente quella dichiarazione del (nuovo) socio che FSE si trova effettivamente in stato di insolvenza. “Evviva ce l’abbiamo fatta” pare che qualcuno così abbia esultato in Procura. É il 16 gennaio 2017. La frittata è fatta! Il giornalista della Gazzetta,, il “desert rat” della Procura, tace fino al primo febbraio, quando racconta della irritazione del Ministro Delrio e dello ‘scollamento’ tra MIT e Ferrovie Stato ovvero tra Delrio e Mazzoncini (che sarà poi rinviato a giudizio a Perugia per truffa nel processo a Umbria Mobilità) a causa della palese violazione dei patti e delle condizioni stabilite nel decreto del 2 agosto. L’irritazione ministeriale fa seguito alla fiera (ma inspiegabilmente fugace) opposizione della BNL nei confronti della assurda procedura concorsuale promossa da FSI. Infatti, FSE non poteva essere in crisi né tanto meno in dissesto, vantando 190 milioni di euro di ‘crediti pubblici’. Poi è calato solo il silenzio su questi fatti e sulla colpevole inerzia che ha condotto FSE allo sfacelo, coi treni fermi senza manutenzione, i tanti incidenti anche con feriti, gli autobus a fuoco, le sbarre dei passaggi a livello rotte, i pendolari lasciati per strada, i sequestri delle officine, gli amministratori e dirigenti indagati e a processo a Lecce. Ci pare che lo Stato avesse tentato di dare FSE una raddrizzata, ma il comitatone ha deciso di distruggere tutto. Concludendo si può dire che per colpirne uno (Fiorillo) abbiano distrutto un intera azienda.

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