Qualche spiraglio nel pasticcio delle Ferrovie del Sud Est, una telenovela senza fine.

Posted on by Lucio Marengo

Riceviamo e pubblichiamo

Finalmente qualcosa si sta muovendo. Niente più arresti per l’avvocato delle Ferrovie del Sud Est, Angelo Schiano, ma obbligo di firma e dimora nella Capitale. Nonostante i suoi precedenti penali (ricorderete il caso del Madoff dei Parioli), tutti i numerosi pareri negativi espressi della Procura e i falliti ricorsi, prima al tribunale del riesame e poi alla Cassazione, a quanto pare il tribunale di Bari ha finalmente ritenuto sufficiente il tempo trascorso agli arresti. Il professionista era ai domiciliari dal 1° febbraio scorso per il pericolo di reiterazione del reato di bancarotta grazie alla sua “abilità” manageriale. L’avvocato è infatti accusato di essere il socio occulto e il regista della bancarotta delle FSE e – presunto innocente – è restato ai domiciliari per quasi nove lunghi mesi, in attesa di giudizio. La sua vicenda assomiglia molto a quella dell’ex bancario di Matera scarcerato nei giorni scorsi, dopo ben 11 mesi di reclusione in carcere. Il tribunale del Riesame aveva anche per lui confermato l’ordinanza di custodia cautelare ma nei mesi scorsi la Cassazione, accogliendo il ricorso del difensore, l’avvocato Michele Laforgia, aveva annullato il provvedimento per vizio di motivazione. A ben vedere, in quel caso l’accusa di essere il mandante di un omicidio era molto grave, mentre nel caso del legale romano si tratta alla fine, dell’interpretazione di alcune norme fallimentari da parte dei pm. Ma il tribunale del riesame è davvero a tutela dell’indagato o è invece un aiutino alle Procure?Abbiamo più volte detto che le misure tanto afflittive applicate con così tanta generosità dai gip, soprattutto nel caso di ipotesi dei reati finanziari, sono diventate una leva utilizzata anche per punire ex ante, prima cioè della sentenza definitiva, i malcapitati.  Nei corridoi delle Procure si ode ancora distintamente il tintinnio di manette a scapito però della certezza del diritto e della possibilità di una accurata difesa da parte dell’indagato.Ma intanto ormai la frittata è fatta. Chi si fiderà più dell’avvocato romano, anche se dovesse vincere in aula, dopo quello che gli è successo e dopo quello che i giornali hanno scritto di lui?

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