Quale Giustizia per le ferrovie del Sud Est se tutti fanno tutto ed il contrario di tutto?

Posted on by Lucio Marengo

Riceviamo e pubblichiamo

A quanto pare Fiorillo, come era evidente, dovrà attendere il processo per tentare di vedere sbloccati, in caso di successo, i propri capitali spiegando ai giudici per filo e per segno le ragioni delle proprie scelte industriali e del perché di alcune operazioni giudicate fino ad ora, spericolate. Il tribunale del resto ha preso in considerazione la (unica) perizia redatta da quel Viero, ex commissario delle Sud-Est, attualmente indagato a Lecce e condannato due volte dalla Corte dei conti, inviato come un terminator a Bari che manco per il cavolo aveva intervistato Fiorillo o i dirigenti dell’epoca, che ne frattempo se l’erano data a gambe. Cosicché la perizia (due-diligence) che appunto pare sia monca dei contributi dei dirigenti dell’epoca e del diretto interessato, fu redatta in assenza come da copione, di contraddittorio  E si sa i numeri e le risultanze sono assolutamente interpretabili. Anche Viero, quando era direttore generale della società Iren, fu raggiunto dalla condanna della Corte dei Conti per avere speso soldi pubblici in “spese conviviali”, ovvero in una serie di pranzi in ristoranti alla moda, pagati dalla amministrazione comunale. E precedentemente Viero aveva già subito una condanna sempre dalla Corte dei Conti – per il periodo in cui era Direttore generale della Regione Friuli – per “danno erariale”. Poi pare che l’ex commissario abbia appunto convinto la Corte ad interpretare in maniera diversa le risultanze contabili e a ottenere dalla Sezione giurisdizionale centrale d’Appello della Corte dei Conti, presieduta all’epoca da Piera Maggi, una sorta di condono erariale, col risultato di vedere accolta l’estinzione del procedimento a fronte del pagamento di una somma a titolo di risarcimento del danno arrecato all’amministrazione pubblica. In primo grado Andrea Viero era stato condannato a versare 420mila euro. A fronte del condono ha dovuto risarcirne 84mila. Detto questo e alla luce di quanto sta succedendo in questi giorni in Italia e che riguarda la qualità delle indagini e a quanto pare la plateale mancanza di terzietà da parte degli investigatori, il lavoro del giudici si è fatto ancor più complesso. Quale è la “vera” verità dunque? Nel caso delle Sud Est è vero, come si dice, che Fiorillo ha diciamo così, avrebbe privilegiato alcuni suoi “amici” oppure i prezzi contestati dal Zorro di Roma, Andrea Viero, erano prezzi di mercato? Le indagini i cui risultati economici sono stati pubblicati sui giornali rispecchiano o no la verità del mercato oppure quelle cifre strampalate sono state messe lì al solo scopo di far fuori Fiorillo? Perché mai i giornali locali che sono sempre così “stranamente” informati fin nei dettagli di quanto avviene nel segreto della Procura, non sono riusciti ad ottenere, a favore della pubblica opinione, qualche dettaglio di come si sia articolata la difesa di Fiorillo? È davvero possibile che un manager di lungo corso controllato dal Ministero dei Trasporti abbia scelto di fare delle operazioni così scellerate? È vero o non è vero che le FSE sono state uccise non dai debiti fatti da Fiorello ma dalla mancanza di finanziamenti da parte del Ministero tanto è vero che le FSi devono cacciare un miliardo di euro per metterle a regola? Da quello che abbiamo potuto capire riguardo ad alcune situazioni contestate nella perizia e dalla Guardia di Finanza, ci pare di capire che alcuni professionisti hanno fatturato in base alla tariffa professionale, mentre per quanto riguarda i cosiddetti treni d’oro, abbiamo scoperto e raccontato in lungo e in largo e carte alla mano e non chiacchiere, che i treni acquistati da Fiorillo sono quelli più a buon mercato. Logico che non avendo risorse non possiamo fare quella che si definisce in gergo una indagine giornalistica, ma pensiamo che bastino due o tre riflessioni su alcune voci di spesa, per poter già sostenere che vi è del marcio in Danimarca. Altro che uragano Irma! L’uragano Fiorillo, è andato via via aumentando di intensità, rinforzato dai venti di tempesta di certa stampa, ed è ben difficile che l’occhio del ciclone lasci l’orbita del tribunale di Bari. Troppo ghiotti sono gli interessi che uno scandalo di queste proporzioni genera se solo si pensa alla pubblicità e alla tiratura dei giornali. Per non parlare poi delle frotte di legali dalle parcelle davvero d’oro che si stanno cimentando da una parte all’altra degli schieramenti. A noi rimane il dubbio. Non crediamo che aziende di quelle proporzioni possano essere affidate a dei pazzi e a degli irresponsabili. Abbiamo visto e purtroppo stiamo vedendo cosa sta succedendo a livello delle investigazioni. In “quel” caso addirittura non si parla di “interpretazioni” ma addirittura di fabbricazione di prove false. Pur dovendo necessariamente avere fiducia nella Giustizia, e noi la abbiamo, sono troppi gli errori giudiziari che stanno avvelenando il clima. Ma purtroppo è sempre stato così. Dumas ci pare abbia profetizzato quanto sta avvenendo, e forse da troppo tempo in Italia, e soprattutto nel mondo degli affari e dei cosiddetti crimini dei colletti bianchi. Ci auguriamo davvero di non scoprire l’attualità del grande romanziere francese e soprattutto di non incappare … in qualche Gérard de Villefort.

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