Qual’è la differenza di reato tra gli indagati? dimentichiamo che la Legge è uguale per tutti?

Posted on by Lucio Marengo

La notizia che due giornalisti della “Gazzetta” sono stati indagati dalla Procura di Bari, ripropone il tema di quale sia il confine tra il sacrosanto diritto alla informazione e le singole responsabilità afferenti invece alla natura, alla qualità e alle fonti di provenienza delle notizie che spesso, anzi quasi sempre, dovrebbero restare riservate. Quotidianamente ci chiediamo se sia “normale” che le Procure o gli investigatori passino le veline ai giornalisti che poi pubblicano le notizie “alla brutta”. Senza che vi sia stato ancora un approfondimento, un contradditorio con le parti interessate. Si dirà che le carte ricevute dalle solite “fonti anonime” sono così esaustive che non vi è nulla da approfondire tanta è l’evidenza dei fatti. Abbiamo tuttavia recentemente assistito con grave preoccupazione a quanto successo nella procura di Napoli e alla esaustività delle prove. È dovuto intervenire addirittura il procuratore generale di Roma, denunciando che le prove del misfatto erano state fabbricate ad arte. E purtroppo proprio dagli organi inquirenti. In altri casi meno eclatanti, inchieste localmente e socialmente clamorose all’inizio molto enfatizzate dalla stampa, sono poi evaporate. A Bari stiamo assistendo in questi giorni ad una feroce campagna di stampa riguardante lo scandalo del nuovo palazzo (ahimè d’oro…) della Regione partendo dalla contestazione di una fattura da qualche migliaio di euro emessa da un legale esterno. Sul caso il presidente Emiliano diversamente dal solito, pare non abbia ancora preso alcuna posizione. Poi c’è il caso della Popolare di Bari sul quale si è gridato allo scandalo, al quale pare sia stato messo il silenziatore anche se tanti sono i piccoli investitori danneggiati. Il dubbio quindi è sempre lo stesso: chi arma la mano dei giornalisti che trascorrono moltotempo nelle procure? Contro chi? Chi passa loro le informazioni, anche quelle riservate? Ci pare che per ogni cittadino esista un dossier che all’uopo può diventare o l’arma letale per fare fuori un avversario o moneta di scambio per, in qualche modo, procedere ad una “compensazione” tra amici-nemici. Il potere dei media è enorme. In un mondo che sta virando sempre più verso il populismo è logico che le ghigliottine siano sempre ben oliate e pronte per fare il loro sporco lavoro. Ma una volta che la testa è rotolata sui cesti di questi novelli censori che si ergono abusivamente a paladini della buona amministrazione, è finita. Nessuno potrà riattaccarla al corpo dello sventurato che, forse innocente, ha già ricevuto anzitempo dal popolo ma non dalla Giustizia, (quella vera) la sentenza di colpevolezza. Quali sono i limiti e quali le pene per il giornalista che ha pubblicato e propalato notizie strettamente riservate, fors’anche false ed ottenute forse per mezzo di chissà come? In questo caso non è forse ricettazione?  La stessa libertà, quella di informare i lettori, che si invoca per quei giornalisti che sottobanco hanno ottenuto notizie riservate, e che per questo sono stati indagati, dovrebbe essere uguale a quella che spetta a coloro i quali sono solo indiziati di quegli stessi reati che spesso, durante le varie udienze, si sciolgono come neve al sole. E anche per loro usare lo stesso metro col quale le associazioni di categoria dei giornalisti hanno subito stigmatizzato l’azione della Procura di Bari.

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