Referendum Kurdistan. Padre Mekko (caldeo): “più preoccupazione che gioia tra i cristiani della Piana di Ninive”

Posted on by Antonio Curci

Il sacerdote caldeo della diocesi di Mosul descrive al Sir le reazioni dei cristiani alla consultazione referendaria

“I cristiani che sono rientrati nella Piana di Ninive, sia nei villaggi controllati dai curdi che in quelli controllati dal Governo centrale di Baghdad, seguono con grande preoccupazione le vicende legate al referendum del 25 settembre per l’indipendenza del Kurdistan. Preoccupazione già esistente prima del voto e a maggior ragione adesso che le urne hanno sancito l’indipendenza”. Così padre Paolo Mekko, sacerdote caldeo della diocesi di Mosul, descrive al Sir le reazioni dei cristiani alla consultazione referendaria in Kurdistan.

“La paura più grande – afferma il sacerdote rientrato nella Piana di Ninive dopo essere stato a lungo a Erbil per assistere i cristiani sfuggiti allo Stato islamico – è che le tensioni che ci sono tra Erbil e Baghdad possano sfociare in un’altra guerra e che l’Iraq diventi sempre più diviso, povero e insicuro”.

Un nuovo conflitto che troverebbe nella Piana di Ninive, oggi controllata in parte dagli iracheni e in parte dai curdi (come le zone di Alqosh e Teleskuf), un facile terreno di scontro che, spiega il sacerdote caldeo, “avrebbe conseguenze devastanti sul ritorno dei cristiani nei loro villaggi liberati dopo l’occupazione dell’Isis durata oltre tre anni”. Ad essere preoccupati per possibili scontri sono anche i cristiani che vivono a Kirkuk e in altre zone contese” tra curdi e governo centrale. Come a dire che “la divisione che l’indipendenza potrebbe innescare rischia di coinvolgere, al suo interno, la stessa minoranza cristiana sparsa tra Mosul, Baghdad, Erbil, Kirkuk, Ninive e altre zone del Paese. A questo rischio guardano anche i vescovi delle Chiese cristiane presenti in Kurdistan, tra cui Bashar Warda (arcivescovo caldeo di Erbil), Nicodemus Daoud Sharaf (arcivescovo siro ortodosso di Mosul), Timotheus Musa al Shamani (vescovo siro ortodosso del monastero di Mar Matti) e Rabban al Qas (vescovo caldeo di Zakho e Amadya), che hanno diffuso una nota in cui ribadiscono che lo scontro tra governo di Baghdad e governo regionale di Erbil va risolto internamente e non va “internazionalizzato” e che “i cristiani devono evitare di farsi utilizzare nei conflitti, anche perché la loro condizione di obiettiva vulnerabilità continua a rendere incerto il loro futuro e la possibilità stessa di continuare a vivere nelle proprie terre d’origine”. Da qui l’esplicita richiesta che l’unità territoriale della Piana di Ninive sia preservata anche in futuro, evitando che lo scontro tra il governo di Baghdad e quello di Erbil provochino il suo frazionamento.

About the Author