Che senso ha il tribunale del riesame?

Posted on by Lucio Marengo

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

 

Nell’ordinamento giuridico italiano il Tribunale del Riesame, originariamente denominato Tribunale della libertà, sottopone ad un controllo esterno, non solo di legittimità ma anche di merito, i provvedimenti restrittivi anche della libertà personale. Al tribunale del riesame si rivolge l’indagato quando il Gip abbia confermato, nei suoi riguardi, misure cautelari personali e/o patrimoniali. Nell’ordinamento giudiziario, il Riesame dovrebbe essere un controllo “esterno” sull’operato del Gip che davvero troppo spesso è appiattito sulle posizioni “manettare” dei pm a loro volta fin troppo accondiscendenti nei confronti degli investigatori, che spesso non sono neanche esperti della materia dell’indagine. Il fatto che il riesame si trovi poi fisicamente nella stessa Procura che ha condotto le indagini e che quindi i pm influenzino non poco i magistrati che devono controllare il loro operato, è cosa che nuoce alla serenità delle inchieste. Infatti, i magistrati che siedono collegialmente sui banchi del tribunale del riesame, alla fine sono dei pm, dei “colleghi” e spesso e volentieri, si prestano a sostenere le tesi, anche le più arzigogolate della accusa alla faccia del ruolo di filtro a favore dell’accusato. E troppo spesso vi è per l’indagato la presunzione di colpevolezza. Di segno contrario invece quanto successo ieri a Roma dove il tribunale della Libertà accogliendo le istanze della difesa, ha derubricato l’accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale nei confronti della povera Desiree. “Sono contenta per il mio assistito. Alla sua innocenza, anche alla luce delle indagini svolte, ho sempre creduto. Mi dispiace perché le indagini condotte in tal modo rischiano di non rendere giustizia a quella povera ragazza” ha dichiarato uno dei legali degli indagati. A questo punto non ci resta altro che notare che in Italia soltanto gli indagati per reati finanziari, i colletti bianchi, subiscono le misure più severe mentre gli spacciatori e gli stupratori alla fine se la cavano sempre. Non è retorica. Sono fatti. Ormai i tribunali sommersi come sono da fatti analoghi non condannano neanche più gli indagati a misure coercitive e subito vengono rimessi in libertà. Pronti a commettere altri orrendi reati della stessa specie. In tutto questo caos di ordinaria ingiustizia si innesta la questione della prescrizione. “In uno Stato civile, nel 2018, termini come prescrizione, amnistia, indulto, sanatoria dovrebbero sparire dal vocabolario, se vogliamo davvero voltare pagina. Se parliamo ancora di questi espedienti per risolvere i problemi della giustizia, non andremo da nessuna parte” ha dichiarato il procuratore capo di Catanzaro, Gratteri. Benissimo ma i processi quando verranno celebrati? Si parla tanto di informatizzazione come se l’automazione della gestione delle carte fosse condizione sufficiente a snellire i processi. Ma se le indagini sono fatte male, da investigatori non affatto preparati e condotte da pm che pur di vedere confermate le proprie tesi sono disposti a tenere i fascicoli sul tavolo per anni e anni, come si potrà avere giustizia? A Bari l’indagato per l’orrendo omicidio della estetista di Mola si è fatto quasi 5 anni di arresti preventivi per poi essere giudicato innocente. Anche in quel caso il Riesame aveva confermato le misure cautelari nei suoi confronti. Quale fiducia nella magistratura potremmo mai avere finche i magistrati non risponderanno direttamente delle loro condotte?

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