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Sud-Est, fare chiarezza

Più si scava nella vicenda FSE e più emergono fatti e circostanze, supportati oggettivamente da copiosa documentazione ufficiale (chissà se conosciuta e considerata, almeno dagli inquirenti, ma tutto farebbe sembrare di no…), attraverso cui si profila uno scenario, alternativo e oltremodo inquietante, su cosa abbia provocato la crisi para-fallimentare della società, oggi di FS ma da sempre del Ministero dei Trasporti. 
Tutto ruota intorno ed in dipendenza del contenzioso con la Regione Puglia per, gli ormai arcinoti, crediti dovuti agli aggiornamenti ISTAT del corrispettivo contrattuale di servizio.
Chi ha seguito i precedenti articoli pubblicati e resi noti grazie a questo portale web di stampa INDIPENDENTE, sa di cosa si tratta.
Si può dire che la ’sventura’ di Fiorillo sia maturata quando egli, indotto (o costretto) a non portare avanti il così detto giudizio di ottemperanza alla favorevole (per FSE) sentenza del Consiglio di Stato, accettò, con il beneplacito del Ministero e dell’autorevole collegio sindacale, la transazione bis proposta dalla Regione che, come confermato dalla nota del 16.5.2013 inviata a Ministero e Sindaci, non aveva ‘moneta’ per pagare l’ingente dovuto (si pensi che a tutto il 2012 ammontava a circa 150 milioni di euro) e sarebbe ancor più cresciuto, negli anni successivi, per effetto degli annuali incrementi ISTAT!
Di quella illuminatissima nota non c’è stranamente traccia alcuna, né nella due diligence Deloitte né, tanto meno, nella ‘tragica’ relazione del Commissario Viero, né nelle relazioni dei consulenti della Procura, né ne ha mai parlato nessuno degli attori della vicenda e neppure il segugio della locale Gazzetta.
Come mai??? Non é stata, forse, fornita a Viero, a Deloitte, agli inquirenti ed ai loro consulenti? Neppure il vice commissario Mautone l’ha mai letta o il Collegio Sindacale? Eppure risulterebbe trasmessa alla Direzione Generale del Ministero ed ai Sindaci. Ennesimo mistero!
Ma se queste domande sono rimaste, almeno finora, senza risposta, forse una ragione c’è: non si voleva, da parte di qualcuno, inguaiare la Regione ed i suoi amministratori, in virtù, si può ragionevolmente considerare, di un accordo intervenuto tra socio unico (Ministero) e Regione, appunto.
Ad essere inguaiato doveva essere solo Fiorillo ed i suoi sfortunati partners commerciali.
La Regione, il Ministero, nei suoi massimi esponenti, ed il Collegio Sindacale, i cui membri appartengono a Corte dei Conti, MEF e MIT, sarebbero stati tenuti fuori. Solo Fiorillo, sempre Fiorillo.
In pratica, sulla base di ciò che abbiamo letto e capito, ad un certo momento si era consolidato un forte interesse di poteri forti, molto più forti di quelli che si accreditavano al precedente amministratore, per salvare, da un lato, la dissestata finanza regionale dal maxi esborso del dovuto a FSE, e dall’altro, per far transitare i servizi ferroviari di FSE a FERROTRAMVIARIA-ARRIVA e quelli, allettantissimi, su gomma al COTRAP di locali imprenditori, da tempo sulle tracce delle autolinee aziendali; lo riprova la pronta cordata che si palesa, di lì a poco, per acquisire il tutto.
E che le cose sarebbero dovute andare in quel senso lo dimostrano tutti i fatti successivi.
Nel giugno 2015 il Ministero ed i Sindaci approvano senza contestazioni il bilancio presentato da Fiorillo per il 2014 (come del resto avvenuto per tutti quelli degli anni precedenti).
Inopinatamente, dopo qualche mese soltanto, a fine novembre dello stesso anno, Fiorillo viene rimosso e contro di lui si scatena l’inferno…
Viene, così, orchestrata, politicamente, da Regione e Ministero (più esattamente da Governatore e Ministro) la manovra di cambio governance che porterà alla triade Viero (Ministro), Mariani (Governatore regionale) ed il ‘tecnico’ ministeriale Mautone. Un solo obiettivo: far fuori Fiorillo e poi….
Serve un ‘killer’ tecnico disponibile: ecco la Deloitte, già contrattualizzata dalla Regione e da altre realtà, locali e non, interessate all’affaire in gestazione, il cui esito finale, come detto, é il passaggio alla cordata ferro-gomma, ancora dietro le quinte.
Ma, qualche uccellino inizia a raccontare di incontri conviviali riservati tra il ‘tecnico’ ministeriale, un direttore di vertice della ferrovia del nord barese ed un neo direttore di FSE, legato familiarmente alla gomma, e, pare, con presenze legali anche nella società incaricata, in tutta fretta, della due diligence. Insomma, l’intesa prende corpo con il beneplacito regionale.
Sennonché la sciagura ferroviaria del luglio di quell’anno, il 2016, mette nei guai la ferrovia del nord barese, vanto regionale, che non può più, certo, proporsi come nuovo gestore delle linee ferroviarie di sudest, avendo guai seri cui pensare.
Nel frattempo, l’inchiesta penale contro Fiorillo e partners rischia di non poter portare a frutti durevoli, in quanto la Cassazione ha ribadito quello che già si conosceva per le società ferroviarie, in primis per FS. E cioè che, ancorché a socio unico pubblico, tali società, per normativa comunitaria recepita a livello nazionale, non sono considerabili né facenti parte della pubblica amministrazione, né sono organismi pubblici, ma sono società privatistiche, a tutti gli effetti normativi, soggette, quindi, alla disciplina di diritto privato.
Ne consegue che non c’è più la competenza della Corte dei Conti, per i cosi detti  danni erariali, e gli eventuali illeciti penali, commessi in suo danno, non sono più configurabili e perseguibili come reati contro la PA; l’effetto é che a Fiorillo e partners non si possono più conservare le originarie imputazioni di reati contro la pubblica amministrazione, né restano in piedi i sequestri della Corte dei Conti, in quanto le azioni addebitate non sono più riferibili ad un pubblico ufficiale, né attengono ad un rapporto di diritto pubblico, ma privato.
Inoltre, la stessa due diligence di Deloitte, che si basava sul preteso carattere di ‘organismo pubblico’ di FSE risulta, oltre che parziale e affrettata, anche clamorosamente errata, pure riguardo alla cornice giuridico-normativa nella quale é stata, dichiaratamente, condotta.
Ciò non di meno, continua, inspiegabilmente (?) ad essere ritenuta il faro illuminante della vicenda (amabilmente definita ‘saccheggio’ dal cronista locale), suggestionando le stesse conclusioni dei periti della Procura, che si rivolgono ad essa con l’ossequio ed il rispetto dovuti ad un testo sacro! INCREDIBILE, anche perché della documentazione intercorsa tra amministratore, Ministero-Sindaci, Regione, non si è mai fatta alcune benché minima menzione in tutti gli elaborati prodotti e presenti negli atti, né risultano mai ascoltati, neppure come persone informate dei fatti, i ministeriali direttori Digiambattista e Mautone, i sindaci tutti, l’assessore ai trasporti ed il governatore della Regione; insomma tutti quelli che dovevano sapere o non potevano non sapere non hanno potuto né voluto dire nulla sulla vicenda che li aveva visti, comunque, parti attive e decidenti. Non avevano nulla di interessante da comunicare agli inquirenti?
E nessuno di loro ha avvertito il dovere, almeno morale se non giuridico, di chiarire quanto discusso, convenuto e approvato negli anni precedenti il novembre 2015? Nessuno?
ALTRO MISTERO!
Ecco che prende, quindi, corpo il passaggio, senza gara pubblica, di FSE a FS , con quello che ne é derivato anche in termini di ‘impegno’ di FS a presentare la domanda di concordato preventivo per consentire agli inquirenti di ‘sostituire’ alle originarie imputazioni, decadute per non essere FSE organismo pubblico, quelle proprie delle procedure concorsuali, la bancarotta fraudolenta.
Ma di questo si è già trattato in precedenza, grazie alle pregevoli ricostruzioni stampa dell’ottimo giornalista della Gazzetta. 
Qui sottolineiamo soltanto che anche il trasferimento a FSI registrò una fase poco chiara, uno ‘scollamento’, come lo definì il giornalista locale; le intese tra Delrio e Mazzoncini non prevedevano, infatti, il ricorso a procedure concorsuali, ma il ripiano integrale dei crediti vantati dai fornitori, come stabilito nel Decreto dell’agosto 2016. Garante di questo doveva essere Viero, il suo uomo, come Presidente del cda della nuova governance FSE.
Ma Viero, come già detto in precedente articolo, si dimise di colpo non appena insediato nei primi giorni di gennaio 2017(o viene fatto ritirare dal Ministro e consolato con l’incarico in Fincantieri), e questo segue, evidentemente, al fatto che Mazzoncini con FSI non sta mantenendo gli impegni presi col Ministro ed ha ordinato ai suoi in FSE (Mentasti) di accontentare la Procura e chiedere il concordato, che permetterà di contestare il reato di bancarotta fraudolenta.
Altro scontro politico dietro le quinte (Delrio contro l’allora premier?): fatto sta che stavolta ci sono più vittime, oltre a Fiorillo e partners commerciali, anche i creditori incolpevoli! Chapeau!
Lasciamo all’intelligenza del lettore unire in un quadro d’insieme le numerose tessere di questo puzzle, che, faticosamente e nell’omertoso silenzio di tanti attori della vicenda, stiamo cercando di ricomporre, ma ci sembra oltremodo chiaro che alla base dell’affaire FSE ci sia stato un poderoso intreccio di interessi politico-amministrativo-imprenditoriali, nei cui confronti le presunte condotte addebitate ai cosi detti ‘saccheggiatori’, dati cinicamente in pasto all’opinione pubblica dal solerte propalatore, scoloriscono del tutto. Un intreccio di interessi non chiari, che si é realizzato attraverso condotte od omissioni, all’ombra delle istituzioni.
Continua…

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