Ma i treni delle Ferrovie Sud Est di chi sono?

Posted on by Lucio Marengo

Ma i treni delle Ferrovie del Sud Est di chi sono?

 Riceviamo e pubblichiamo

L’assessore Giannini ha dichiarato nei giorni scorsi guerra alle FSE dopo avere accettato negli anni tutto ciò che gli faceva più comodo per poi svegliarsi dall’incanto di avere concorso nell’esproprio del vettore ferroviario a favore di Ferrovie dello Stato. Con una manovra tattica pre-elettorale ecco che ha proceduto nella richiesta di decontribuzione di ben 36 milioni alle nuove FSE perché dei 27 treni ATR ne circolano solo la metà. La ragione di così pochi treni in circolazione risiederebbe nel fatto che da quando si insediò il commissario Viero, nessuno si sta più occupando delle manutenzioni dei treni in discorso. Perché il business vero è il trasposto su gomma. Le ragioni di questa défaillance sono evidenti: senza ricambi, senza officina, senza operai specializzati (molti sono interinali) senza soldi, FSE non è stata più in grado di far fronte alle gravose manutenzioni periodiche e i treni sono per l’appunto “imballati” nei piazzali a rovinarsi sempre di più. Ma a ben vedere i treni sono di proprietà della regione Puglia. Infatti con DD 180 del 24.11.2009 il servizio programmazione e vie di comunicazione della regione ammetteva a finanziamento a valere sui fondi POFESR 2007 – 2013 l’acquisto. Quindi come fa la regione a “decontribuire” qualcosa che è suo? Al limite dovrebbe essere proprio la regione a restituire all’Europa quelle somme. Avremmo capito che la regione comminasse a FSE nuove penali a fronte della drammatica situazione in cui versa da quasi 4 anni ma, a quanto pare, più multe di quante già appioppate, pare non sia possibile. Ecco dunque l’invenzione della decontribuzione. Davvero alla regione la fantasia non manca. Basta vedere cosa ha combinato nel recente passato quando ha buggerato la società di via Amendola. Le è bastato sussurrare alla Deloitte (e all’ex commissario governativo…) che quei 100 milioni di euro di crediti messi a bilancio da Fiorillo e derivanti dall’adeguamento contrattuale non fossero certi, liquidi ed esigibili, per potere fare fallire le FSE (sul punto occorrerebbe che l’ex direttore finanziario Porcelli raccontasse la verità dei fatti) salvo poi, oggi, chiedere addirittura un rimborso di 36 milioni. Crediamo che sia giunto il momento che le Ferrovie dello Stato, in un moto di orgoglio (e buon senso) spiegassero a tutti noi cosa sia davvero successo nelle fasi che l’hanno condotta alla (forzosa?) acquisizione di FSE e spieghi per bene la natura dei finanziamenti sponda con cui la regione ha proceduto all’acquisto dei treni. Troppi lati oscuri vi sono nell’operazione di sfratto delle FSE in danno a tantissimi cittadini, utilizzando ad uso e consumo anche una parte della magistratura che pare non abbia affatto compreso la portata della manovra messa in atto dalla regione con la compiacenza del ministero dei trasporti.

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