Vacanze italiane fra criminalità, sommerso ed evasione fiscale

Posted on by Antonio Curci

Ha fatto parecchio discutere qualche settimana fa la notizia delle “case pollaio” a Gallipoli. Seconde e terze case affittate a nero, senza i minimi requisiti igienico-sanitari e, come riportano quotidianamente le cronache, riempite fino all’inverosimile da giovani di età compresa fra i 16 e i 30 anni che, pur di risparmiare qualche Euro, si adattano a dormire in condizioni al limite della sopportazione umana.

Il problema però non è solo circoscritto alla Puglia, ma è un cattivo costume nazionale. In tutta Italia su 811 controlli, uno su due è risultato irregolare con ben 450 violazioni riscontrate.

Sul fronte del commercio, dal 1° luglio le Fiamme Gialle hanno effettuato 11300 controlli, con una media giornaliera di 240 interventi. Finora sono stati individuati 460 venditori abusivi del tutto privi di licenze e permessi, 1600 proprietari di esercizi commerciali che, pur in possesso di regolare autorizzazione, non avevano comunicato al Fisco l’avvio delle attività o non avevano installato gli apparecchi per l’emissione dello scontrino, incorrendo quindi nel reato di evasione totale. E poi ancora, club privati che diventavano ristoranti senza le relative autorizzazioni o enti no profit che trasformavano luoghi pubblici in circoli privati con tanto di cene e feste a bordo piscina. Il Bel Paese, insomma, trasformato in un mosaico di attività illegali e spesso pericolose per gli stessi cittadini.

Altro fenomeno, per la verità destagionalizzato, è il gioco illegale e d’azzardo. Su 635 controlli effettuati (troppo pochi) ne sono risultati irregolari uno su tre, con 43 persone denunciate, 425 macchinette videopoker illegali sequestrate e 93 punti di scommesse clandestine chiusi. Scoperti anche reati di money transfer, cioè trasferimenti di danaro per finanziare il terrorismo o per riciclare proventi illeciti. Individuati e sequestrati anche apparecchi da gioco con software manomessi che consentivano a gruppi di delinquenti di erogare vincite di importo di gran lunga inferiore rispetto a quello regolarmente spettante.

Fitti anche i controlli anticontraffazione con 12 milioni di prodotti contraffatti, 920 persone denunciate e 9 fabbriche chiuse. I controlli dei finanzieri sono partiti proprio dalle spiagge e dalle strade delle principali località di villeggiatura, dove ormai si vende di tutto, ricostruendo così l’intera filiera di produzione e distribuzione.

Nel 2017 (finalmente) si comincia a comprendere, grazie anche alle indagini delle Forze dell’Ordine, che gli incendi che divorano centinaia di ettari di boschi, patrimonio naturalistico nazionale inestimabile, sono spesso provocati in maniera dolosa da persone insospettabili.

Le verifiche hanno riguardato anche i distributori di carburante: su 100o impianti controllati, ben 256 sono risultati irregolari, con 38 gestori denunciati e 290 mila litri di prodotti petroliferi sequestrati. Truffe nell’erogazione di carburante, miscelazioni abusive, manomissioni di prezzi e immissioni in consumo in evasione d’accisa sono le truffe contestate.

Sul fronte del lavoro nero, sono stati scoperti 1450 lavoratori irregolari, di cui 268 stranieri e 27 minori messi a lavorare nei campi. Il fenomeno del caporalato in tutta Italia, ma in Puglia in particolare, è ancora molto diffuso. Basta girare per le campagne della Capitanata, giusto per fare un esempio, per individuare centinaia di extracomunitari e non solo, impegnati nella raccolta del pomodoro. Efficace, perché applicato con successo in Sicilia, è stato lo strumento del “controllo giudiziario d’azienda”: una prassi che prevede la nomina di uno o più amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività.

A ribellarsi e con veemenza a tutto questo, dovrebbero essere i tanti esercenti regolari che, con enormi sacrifici, portano avanti le loro aziende. L’illegalità diffusa è un cancro che divora l’economia nazionale: piccoli e grandi imprenditori si ritrovano a concorrere con esercenti abusivi e/o disonesti che devastano il mercato. Gli stessi consumatori vengono coinvolti in questa economia criminale perché inevitabilmente si ritrovano a subire una pressione fiscale derivante anche dal mancato pagamento delle tasse da parte di chi lavora nel sommerso.

I numeri elencati sono solo la punta dell’iceberg di una realtà davvero ben più ampia. I controlli, purtroppo, non saranno mai sufficienti ad affermare la legalità nel nostro Paese. E’ necessario che tutti i cittadini facciano la propria parte, esigendo scontrini e ricevute e, perché no, denunciando o segnalando alle autorità competenti i troppi fenomeni di illegalità diffusa in Italia.

Antonio Curci

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