Politica

25 aprile, una ricorrenza che divide

Gentile direttore
il 25 aprile rappresenta una festa ormai che divide grazie all’opera di una parte politica che l’ha egemonizzata. Certo la liberazione fu anche opera dei cattolici, dei liberali, di coloro che all’indomani della Liberazione volevano la pacificazione e la deposizione delle armi. Nonostante Togliatti, ci furono esecuzioni di preti, seminaristi innocenti e situazioni di incipiente rivoluzione che videro le brigate comuniste in prima linea sino a loro interno l’omicidio di De Gregori zio del cantautore. Così le foibe dove i partigiani titini affiancati da un buon numero di violenti comunisti infoibarono innocenti compresi bambini definiti dai comunisti, anche odierni, fascisti. Alla radio sentivo oggi la commemorazione del 25 aprile dei primi tempi del 47 con al centro la parola Italia, la festa di tutti gli italiani. In quel giorno 25 aprile 1945 era nell’Arcidiocesi di Milano c’era Mussolini per salvare la sua vita con la mediazione del cardinale Schuster che ricevette il rude rifiuto dei comunisti e Pertini. La rivoluzione continuava per i rossi perché in Italia si affermasse uno Stato comunista, stile sovietico, dittatura di altro colore, tentativo svanito grazie agli accordi di Yalta e dal volere degli anglosassoni i nostri veri liberatori, altro che Resistenza ancor’oggi evocata dai loro eredi secondo quella matrice antidemocratica e dimenticata. Infine qualche giorno dopo l’esecuzione del Duce insieme alla Petacci con il vilipendio dei loro cadaveri in piazza Loreto e le violenze che proseguirono per anni nel silenzio più assoluto.
Lei direttore parla di rigurgiti di nazionalismo che ci allontana da ideali di pace dovendo ad ogni costo individuare il nemico da combattere. Non c’è certo Mussolini ora che reagisce ai fomentatori di guerra in Libia come Trump e Macron emblema di una Francia da sempre nazionalista ed impunita dall’Europa ; siamo insomma ai margini della politica estera per l’interpretazione di una Costituzione pacifista ed un esercito debole. Anzi per tutta risposta dividiamo l’Italia con le Regioni che avranno potere su ventitré materie tra cui l’istruzione , una sanità che al sud costringe i cittadini a recarsi al nord, con la conseguenza che c’è il pericolo di dissolvere l’Italia. E chi volle le regioni ? Il partito comunista per arrivare al potere con i ras locali che hanno creato disparità, che assumono vedi Umbria in base alla vicinanza politica, in una regione che mai ha cambiato colore creando di fatto un regime secondo modelli copiati anche in altre regioni. Cosa cambia rispetto al ventennio fascista? L’Italia che è cresciuta sino a quando è stata vista nella sua interezza e dove nelle politiche di sviluppo il Sud era al centro dell’agenda politica.
Parlo appunto di un’idea di Nazione moderna, unita nel progresso e poi? 2001 riforma del Titolo V della Costituzione e il Presidente della Repubblica di allora che firma. L’attuale Mattarella che oggi parla di Risorgimento che nacque come opera di espansione del Piemonte, nulla ha detto a proposito dei referendum dove Piemonte e Lombardia di fatto chiedono autonomia dall’Italia e dove lui non ha mosso un dito. La Spagna dove il Re ha agito in nome dell’unità sui fatti di Barcellona, dopo Franco è cresciuta ed è evidente all’occhio di tutti il disegno di fare opere architettoniche ammirate da tutti e che dà l’idea di una Nazione che ha un’idea di progresso cha accomuna tutti: nessuno quindi rimpiange Franco davanti un progresso di tutta la Nazione.Da noi le città sviluppate nel dopoguerra sono brutte, con architetti tenuti da parte e speculatori che hanno avuto mano libera da ras e mafie non differenti dal passato regime e il Sud rimane sempre di più nell’abbandono. Bari , il suo lungomare rappresenta un esempio di un’idea architettonica, di bellezza e poi il nulla, tolto uno stadio moderno che malinconico va verso la rovina.E si può dire quello che si vuole ma siamo fermi in quel campo al ventennio.
Oggi lavoro e non festeggio, commemoro lavorando per gli altri italiani e non e non certo per onorare la Puglia ma l’Italia . Se poi non si riprende lo spirito originario del 47 dove la parola d’ordine era viva l’Italia, le polemiche non si sopiranno e sarò tra quelli che peroreranno l’abolizione del 25 aprile come si è fatto per il 4 novembre.
cordiali saluti
Leonardo Damiani

Related posts

Reddito di cittadinanza, C-Entra il futuro: “Pare che tra gli obblighi previsti il ministro Di Maio abbia aggiunto la partecipazione a un comizio informativo”

redazione@metropolinotizie.it

Quante sono le agenzie regionali? Come viene assunto il personale?

Redazione Metropoli Notizie

Liviano: “Apprendiamo con piacere della nomina a ministri di Boccia e Bellanova”

redazione@metropolinotizie.it

Presentato da Decaro il piano di investimenti AQP per migliorare la qualità della vita a Bari

Redazione Metropoli Notizie

DECARO RINGRAZIA IL SOTTOSEGRETARIO LIUZZI PER LA PROPOSTA DI BARI COME SEDE DEL MED7

redazione@metropolinotizie.it

“Elezioni subito”, Congedo: “Ad Otranto raccolte diverse centinaia di firme in due ore”

redazione@metropolinotizie.it

Questo sito utilizza cookie per finalità esclusivamente tecniche. Proseguendo nella navigazione si accetta l'uso dei cookie. Accetto Leggi di più

Privacy & Cookies Policy