Bari Politica Prima Pagina Puglia

2a Parte – LA PRIMAVERA-ESTATE del 2013 delle FERROVIE SUD EST

Preliminarmente dobbiamo chiedere scusa ai nostri lettori per un involontario refuso, presente nel precedente articolo, che non cambia, però, in nulla il contenuto della ricostruzione dei fatti.
La delibera di GR in esso citata non é la n. 1453/2013, ma esattamente la n. 1413/2013 del 23 luglio 2013. L’assonanza del numero e dell’anno ci ha tratto in errore e ce ne scusiamo ancora. Anche perché c’é una delibera di GR n. 1453/2013 che entra in questa vicenda e di essa ce ne occuperemo ora.

Nelle vicende successive alla famosa sentenza del Consiglio di Stato, ci siamo presto resi conto che gli accordi definitivi (dall’assoluto sapore ‘politico’) sono intervenuti solo in apparenza tra l’Amministratore di Sudest Fiorillo e l’Assessore Giannini. E non poteva essere diversamente, data la notevole entità della posta in gioco – tanto che se interamente pagato il credito dovuto, la Regione Puglia avrebbe rischiato il default – quando le intese sono state raggiunte dai massimi vertici istituzionali del MIT e della Regione. Solo così Fiorillo avrebbe potuto ‘convincersi’ a rinunciare a tanta parte del credito della società. Mai lo avrebbe fatto (non è certo un pazzo o uno sprovveduto, né un manager che si impressioni tanto facilmente, e lo dimostra la sua longevità alla guida dell’azienda) senza il sicuro assenso dei vertici ministeriali, che poi lo hanno pugnalato alle spalle distruggendo una azienda. Ovviamente di questa intesa politica non c’è nulla di scritto, nessun documento ricognitivo, nessuna carta firmata (e comunque Viero non avrebbe letta neppure quella, se pure si fosse trovata…). Eppure le vicende sono chiaramente ricostruibili, basta (appunto…) leggersi le delibere regionali e le varie note di Fiorillo (faticosamente emerse per grazie ricevuta qua e là) e le relazioni ai bilanci che pure nessuno, però, ha letto. È incredibile ma è proprio così.

Chissà se lo abbia almeno fatto Calvello, ma, se ne avesse dato conto, di questo come di molti altri aspetti, probabilmente adesso starebbe ancora lavorando in Deloitte e non avrebbe mai acquisito quei meriti “sul campo” che gli hanno consentito di diventare Direttore Finanziario di FSE, godendosi una retribuzione d’oro (per dirla con una espressione di moda anche nella stampa locale)!

Veniamo alle delibere regionali. Abbiamo ricordato la n. 1413 del 29 luglio 2013 e quanto in essa affermato dall’assessore Giannini, tuttavia, il trasferimento dei treni in proprietà a FSE, non si realizzerà mai. Certamente se i diretti protagonisti ci avessero illuminato sapremmo il perché. Non avendolo fatto, almeno finora, cercheremo di indovinare. O si saprà il perché in udienza!

Il materiale rotabile ferroviario (così lo chiamano i tecnici) è stato trasferito dallo Stato alle Regioni per l’esecuzione dei servizi di trasporto da parte delle aziende titolari del contratto di servizio e per tutta la durata dell’affidamento è concesso loro in uso. Al termine del contratto i treni tornano nella disponibilità della Regione che li riaffiderà, sempre in uso, al nuovo gestore del servizio che abbia vinto la gara. Questo dispone la normativa.

Evidentemente, devono essersi resi conto che se li avessero trasferiti a FSE, la Regione sarebbe rimasta priva di treni e non avrebbe avuto nulla da dare in uso all’eventuale nuovo gestore dei servizi; FSE, da parte sua, si sarebbe trovata con un patrimonio di mezzi, certamente non d’oro, che si sarebbero deprezzato ancora di più, essendo cessato io contratto con la Regione, senza risolvere ovviamente il problema della liquidità necessaria.

Quindi questa soluzione non poteva andare avanti e devono essersene accorti molto presto, tanto che appena dieci giorni dopo, il 2 agosto 2013, la Giunta Regionale approva un’altra delibera, questa volta si, la n. 1453. Questa delibera costituisce, insieme alla precedente, il fondamento dell’azione della Regione per uscire dal ginepraio in cui era piombata per effetto della sentenza del Consiglio di Stato favorevole a Sudest e, in conseguenza, anche alle altre tre società di trasporto.

Escogita, allora, l’assessore Giannini un escamotage per attrarre e convincere le quattro società ferroviarie pugliesi, Sudest inclusa, a ridurre i servizi (per FSE) e a rinunciare (Ferrovie del Gargano, Ferrotramviaria e Ferrovie Appulo Lucane), alle pretese economiche per il mancato adeguamento ISTAT del periodo 2001-2008, sanzionato dai giudici amministrativi.

E lo fa attraverso un formale impegno della Regione, consacrato appunto nella Delibera 1453, a “non avvalersi della facoltà di recedere dal contratto” in corso con le suddette società e scadente il 31.12.2015, sì da consentirne il rinnovo per altri sei anni, fino al 31.12.2021.

In sostanza, quindi, l’Assessore, davvero geniale, ‘compra’ la rinunzia di FSE ad incassare l’intero credito spettante e la rinunzia delle altre società a richiedere le differenze dei corrispettivi per gli adeguamenti ISTAT dello stesso periodo 2001-2008, assicurando a tutte il prolungamento degli affidamenti ferroviari fino a tutto il 2021. La liberalizzazione dei servizi di trasporto pubblico su ferrovia, in Puglia? Può tranquillamente aspettare e con essa il miglioramento delle condizioni e qualità dei servizi. Peccato che tutto questo, poi, si tradurrà in un ulteriore beffa per i pendolari pugliesi che, se già non coinvolti in tragici incidenti, continuano a viaggiare (o a non viaggiare?) in condizioni disastrose. Gli effetti economici per le disastrate casse regionali, però, ci sono tutti.

Fiorillo, come detto, viene ‘convinto’ a non incassare tutta la liquidità dovuta dalla Regione, ma ad accontentarsi “spintaneamente” solo di poco più di 70milioni di euro, per effetto del concesso prolungamento del contratto per la ferrovia fino al 2021 e dell’impegno dell’Assessorato a eliminare i servizi aggiuntivi che la Regione ha fino ad allora preteso ma mai remunerato e di cui vi abbiamo già dato conto. Le altre tre società, per ciò che appare, rinunciano a svariati milioni di euro, ciascuna, per il mancato adeguamento pregresso, in cambio, anche loro, del detto prolungamento, soltanto? Mah. Certo è che -ci hanno raccontato- la soluzione ‘geniale’ del prolungamento contrattuale non pare frutto della fantasia politico-amministrativa dell’attuale assessore, ma era un escamotage ipotizzato già un anno prima, nel 2012, a cura del suo predecessore, impegnato a raggiungere un accordo con Fiorillo, e cioè prima che il Consiglio di Stato si pronunciasse sul contenzioso.

All’epoca -ci dicono- era stata formalizzata una bozza di intesa che addirittura non prevedeva alcun esborso, neppure parziale, a carico della Regione; questa, nella sostanza, si limitava a non richiedere più servizi aggiuntivi ed a prolungare l’affidamento dei servizi a FSE sempre fino al 2021. Il tutto era stato sottoposto all’Avvocatura Generale dello Stato che aveva soltanto obiettato sulla carenza di elementi normativi certi, quanto all’impegno regionale al prolungamento del contratto, ritenendolo, a quel momento, solo eventuale e, quindi, la rinunzia al giudizio richiesta a FSE finiva col risultare senza valida controprestazione, tale da giustificare una transazione.

Se ricercata questa verità e se soprattutto ascoltati i protagonisti, anche ministeriali e regionali, su questa ‘trattativa’ certamente si sarebbe presentato un quadro molto meno sfocato di cosa avvenne in quegli anni e soprattutto come si arrivò, poi, alla transazione (?) finale. Cioè la rovina di FSE.

L’interrogativo sul termine ‘transazione’ non è casuale. Perché se si vuole definire così l’intesa raggiunta tra MIT e vertice regionale sul credito di FSE, allora, va detto che la Regione non ha compiutamente neppure onorato le proprie obbligazioni, ma anche di questo né Deloitte né Viero né nessun altro arrivato dopo Fiorillo se ne è mai voluto render conto, tanto erano grossi i pregiudizi su Fiorillo dovuti ad una campagna sapientemente orchestrata.

La Regione, infatti, come già dichiarato nella Delibera 1413, aveva assunto anche l’impegno di esonerare FSE dall’effettuare i servizi aggiuntivi, quelli cioè privi di corrispettivo, e, soprattutto, ad approvare un nuovo programma di esercizio che l’azienda aveva già predisposto ed inviato per l’approvazione regionale, ad invarianza del corrispettivo riconosciuto dalla Regione.

Era, questa, una parte molto importante dell’accordo, perché avrebbe consentito a FSE di razionalizzare i servizi ed aumentarne la produttività, con intuibile ritorno economico in quanto il corrispettivo non sarebbe cambiato; sulla base di tale nuovo programma di esercizio era stato contestualmente predisposto dalla società un piano industriale per l’assorbimento del credito non pagato dalla Regione, fino alla scadenza (2021) dell’affidamento contrattuale.

Il tutto si componeva, quindi alla luce del sole, attraverso tre momenti interconnessi: il prolungamento al 2021, l’approvazione del nuovo programma di esercizio ad invarianza di corrispettivo con la eliminazione dei servizi aggiuntivi, il pagamento cash di un importo limitato a poco più di 72milioni di euro, come da delibera di GR n. 2019/2013.

Con riguardo a quest’ultima delibera, adottata il 29.10.2013, l’assessore Giannini preliminarmente fa una ricostruzione di parte della vicenda del contenzioso con FSE, affermando tutta una serie di circostanze in maniera equivoca o comunque non corrispondente al vero:

  • È volutamente equivoco quando sostiene che il Consiglio di Stato, in sentenza, per quanto al periodo successivo al 2008 “ha ritenuto corretto l’operato dell’Amministrazione dell’adeguamento effettuato a decorrere dal 2009”, in quanto il pronunciato dei giudici si riferisce solo al fatto che la Regione, con la propria legge 10/2009, aveva già stabilito il riconoscimento dell’adeguamento ISTAT dei corrispettivi a partire da quell’anno, MA omette di considerare che (come già chiarito nel precedente ns. articolo) l’effetto trascinamento degli adeguamenti riconosciuti giudizialmente dal 2001 al 2008 comportava un corrispettivo dovuto dal 2008 (su cui poi applicare l’intervenuta legge regionale 10/2009) notevolmente superiore a quello considerato dalla Regione e che avrebbe continuato a riverberarsi, in aumento, anche per gli anni successivi;
  • Non è corrispondente al vero quando egli afferma che “le modalità alternative al “trasferimento delle risorse spettanti”, individuate nella famosa delibera 1413/2013 (e cioè la riduzione dei servizi aggiuntivi e la cessione del materiale rotabile) non si erano potute realizzare perché FSE non aveva presentato alcuna riorganizzazione dei servizi né aveva accettato la soluzione proposta.

L’astuto assessore conosceva perfettamente, infatti, i motivi ostativi alla cessione dei rotabili ferroviari e che FSE aveva già predisposto e trasmesso ai competenti uffici regionali una copia del nuovo programma di esercizio riorganizzato senza ricevere però alcun riscontro. Ovviamente.

Ma, tant’è. Fiorillo tace e non replica, lascia che la ‘politica’ sulla direttrice Roma-Bari elabori la soluzione che egli dovrà poi “accettar tacendo” Sempre in quella delibera, la Regione stanzia dunque il saldo cash della partita, definendo in poco più di 72milioni di euro il proprio dovuto con un piano rateale assurdo. Il resto è ampiamente noto. Resta solo da ricordare ancora che la Regione reitera il proprio inadempimento, erogando la suddetta somma in tre tranche senza neppure riconoscere gli interessi per ritardato pagamento e non approvando, così almeno ci risulta, alcun nuovo programma di esercizio di FSE in linea con gli impegni assunti.

Ora ci chiediamo: se queste intese costituivano una sostanziale transazione, al di là delle forme usate, perché nessuno dei successori e grandi accusatori di Fiorillo l’ha mai impugnata, facendo valere le evidenti mancanze regionali? Che danno da ciò hanno avuto i creditori? La fallimentare era a conoscenza dei “sordidi” accordi con l’assessore?

Se il credito cui Fiorillo avrebbe rinunciato non fu possibile essere sistemato contabilmente e quindi correttamente a bilancio, sì da provocare la dichiarata insolvenza della società, perché nessuno lo ha invece ripreso extra contabilmente per farlo valere, anche in sede concorsuale, nei confronti della Regione? Perché Viero e il catone censore Calvello non se ne sono mai resi conto? Non hanno voluto? Per incapacità o altro? E neppure l’altro super manager varesino leghista se ne è accorto? Tutti colpevolmente distratti o dolosamente inerti? Come le tre scimmiette!

Crediamo che debbano chiederselo in tanti, amministratori ed inquirenti che molto probabilmente avranno letto ciò che abbiamo scoperto e le ragioni vere del default. Ma a quanto pare non i giornali nazionali e locali, quelli che ricevono la pubblicità pagata dai diretti interessati e che quindi hanno interesse a creare una bolla su fatti che apparentemente tutti conoscono.

E certamente dovrebbero chiederselo i malcapitati creditori (ed i loro legali) che sono stati falcidiati nelle loro sacrosante spettanze dal concordato preventivo.

Related posts

MiniBOT: strumento illegale?

redazione@metropolinotizie.it

Chi di coltello ferisce,qualche volta di coltello perisce

redazione@metropolinotizie.it

La Giustizia italiana come le tre scimmie, non ha visto,non ha parlato non ha sentito.

Redazione Metropoli Notizie

Dimissioni Di Gioia. M5S: “Continua “Beautiful” in salsa pugliese. Mentre loro pensano alle poltrone, chi pensa all’agricoltura?”

redazione@metropolinotizie.it

Ambiente, Turco a Manduria per il rilascio di esemplari di fauna selvatica: “La Puglia tutela il suo ambiente”

redazione@metropolinotizie.it

De Leonardis: “Tromba d’aria a San Nicandro, servono risorse straordinarie dalla Regione”

redazione@metropolinotizie.it

Questo sito utilizza cookie per finalità esclusivamente tecniche. Proseguendo nella navigazione si accetta l'uso dei cookie. Accetto Leggi di più

Privacy & Cookies Policy