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La insopportabile lentezza della Giustizia

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La insopportabile lentezza della Giustizia

 

Leggiamo della solidarietà che in queste ore viene manifestata all’ex assessore ai trasporti Giannini dall’ambiente politico regionale, che si auspica che il lavoro della magistratura «possa definirsi con rapidità», e che «sicuramente Giannini saprà dimostrare la sua totale estraneità alle vicende che gli vengono contestate». Si parla anche di una «incredibile vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto» ricordando che «il suo impegno ultra ventennale nella politica e nelle istituzioni è sempre stato improntato alla correttezza nei comportamenti e alla trasparenza nell’azione amministrativa». Che è un «compagno di vecchia conoscenza e di tante battaglie» e che «da irriducibili garantisti non comprendiamo il motivo per cui il presidente Emiliano ha accettato e non respinto le dimissioni dell’assessore Giannini. Avrebbe dovuto applicare al suo assessore esattamente la stessa misura che ha applicato a se stesso: lui non è caduto sulla vicenda cozze, perché fa cadere Giannini sul divano? Forse perché i cuscini sono più morbidi ?». Ci pare che su altri casi pari attenzione e garantismo non vi sia affatto stato. E infatti nel caso delle indagini penali alle Sud-Est sono partite alla fine del 2009 e all’alba del luglio del 2017 non si sa ancora niente se non che 5 persone sono state rinviate a giudizio e che la loro reputazione è stata per sempre compromessa. Otto anni e passa per non essere neanche sentiti, almeno una volta sui fatti, vi pare una giustizia rapida? Cosa direbbero i supporter di Giannini se anche per lui occorressero una decina di anni di cottura a fuoco lento per avere giustizia?

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