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Scandalo Sud Est

Cari Lettori,
tanto tuonò che piovve.
Un certo giornalista locale ci ha chiesto un risarcimento economico perché dice che avremmo leso la sua professionalità «attraverso una campagna diffamatoria … che ha avuto il suo culmine nell’articolo “Ferrovie del Sud Est: le orecchie da mercante della Regione” (e non solo…) del 28 maggio 2019.
I nostri lettori, che da mesi numerosi ci seguono nella faticosa ricostruzione, interamente DOCUMENTALE, della nebulosa vicenda delle FSE sanno, ormai da tempo, che piano piano sta emergendo una verità diversa e molto più articolata di quella strombazzata da diversi colleghi di prestigiose testate nazionali e locali, divenuti di colpo afoni da quando le nostre fonti hanno cominciato ad illuminare (ripetiamo, carte alla mano) i tanti angoli lasciati inspiegabilmente nel buio più totale dall’inchiesta ufficiale e che offrono tutt’altra visione di quanto accaduto. E, conoscendo l’abilità investigativa del giovane e valente collega , ci siamo sinceramente stupiti del fatto che forse egli non avesse verificato di persona le risultanze documentali, finalmente ufficiali, accessibili a tutti, quali, ad esempio, i bilanci della società con annesse relazioni del collegio sindacale o i decreti ministeriali o le delibere regionali, tutti atti pubblici, che gli avrebbero potuto mostrare una realtà più complessa di quella semplicisticamente tanto sbandierata e data in pasto per mesi e mesi alla gente.
E più volte ci siamo interrogati sulle ragioni di una tale inspiegabile sua assenza dal prendere in considerazione quanto faticosamente noi stavamo cercando di ricostruire, al di là delle tesi ufficiali dell’accusa, illuminando, sotto una diversa visuale, i tanti interpreti e protagonisti di questa vicenda ed i connessi aspetti, non considerati o comunque sottaciuti negli articoli della ‘grande’ stampa.
Abbiamo anche pensato che, forse, si sarà sentito leso nella sua professionalità nel rendersi conto di aver privilegiato la linea ufficiale a scapito del prioritario dovere di ogni giornalista che è quello di verificare e ricercare la verità, costi quel che costi, anche quando non suscita l’interesse scandalistico dei coloriti fatti che riportava sotto il ricorrente titolo di “saccheggio” o “treni d’oro”.
Eppure, avevamo spiegato dalle pagine di questo giornale, che le nostre analisi ed argomentazioni, di segno contrario alle sue, circa la vicenda di FSE, non erano indirizzate contro di lui né a favore dell’imprenditore bolognese citato nella sua odierna missiva. La nostra analisi prendeva le mosse, come è intuibile, dalla lettura del libro scritto dallo stesso giornalista, che di fatto si basa per lo più, sulla questione dei prezzi di treni e servizi vari, allusivamente indicati d’oro, e che sarebbe stato gonfiati. Scagliarini nel suo libro, raccontava di tangenti, di triangolazioni finanziarie, di rapporti opachi con la politica, oscure operazioni e gare di appalto pilotate dal suddetto imprenditore che ci siamo sentiti in dovere di incontrare alcune volte (perché non lo ha fatto anche lui?). Alcune volte egli ci ha fornito talune informazioni tecniche e legali in ordine alla questione del default di Ferrovie Sud Est così come peraltro hanno fatto anche altri nostri lettori. Da questi incontri ci siamo fatti la nostra personale opinione come peraltro si fece la sua. Stupisce in verità che le informazioni contenute nel suo libro, che a nostro giudizio sono di gran lunga più suggestive delle nostre ancorché all’epoca tutte da provare, non avessero suscitato forti reazioni da parte dei chiamati in causa. Ma ci è stato detto che non valeva la pena disperdere le energie contro accuse così grossolane e superficiali come in effetti poi è stato dimostrato anche dalla Cassazione. Tuttavia, è bene ricordare che quando si muovono accuse di quella gravità occorre essere davvero certi di non sbagliare perché poi è difficile fare marcia indietro. Riteniamo, noi della redazione di Metropolinotizie , che la causa a noi intentata dal giornalista, alla quale ovviamente resisteremo nelle sedi competenti, sia solo la rappresentazione di una ossessione. Non scordiamoci infatti i titoli strillati dal giornale per cui lavora. Ne citiamo qualcuno tra i tantissimi: FSE L’uomo della pioggia è un sessantenne di Bologna; FSE tutti gli appalti della cricca; FSE l’inchiesta riparte fisco evaso e mazzette; FSE treni d’oro a un passo dalla beffa; fatture false alle Sud Est; gli intrecci romani fino a nomi vicino al Vaticano; emergenza alle Sud Est treni senza manutenzione; i treni delle Sud Est e i soldi alla politica; i treni d’oro da Bari alla Lombardia. Insomma, decine e decine di articoli a senso unico, senza mai tema di smentita. Qualcuno di recente ha detto che «la cultura dell’allusione ci avvelena». È vero. Ma pur tuttavia l’allusione fa vendere copie di giornali e il pettegolezzo piace moltissimo. Ecco noi abbiamo inteso cercare di capire se davvero quelle brutte azioni fossero state davvero compiute. Da chi e perché. Non è forse giornalismo questo? Fino adesso i tribunali hanno detto che non c’erano le prove di quanto scritto sui giornali, vedremo come andrà a finire. Nel frattempo, cari Lettori, nessuno riuscirà a tapparci la bocca. Né oggi né allora all’epoca dello scandalo Monopoli e missione Arcobaleno.

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