Attualità Politica

A che punto è l’introduzione del salario minimo

Considerando l’approssimarsi della pausa estiva e lo stallo dei lavori in Commissione, si profila un rinvio dell’esame del provvedimento alla ripresa dei lavori in autunno quando però l’attività sarà concentrata sulla sessione di bilancio.

Il disegno di legge sull’introduzione del salario minimo, cavallo di battaglia dei 5 Stelle è diventato un nuovo terreno di scontro tra il Movimento e la Lega, mentre i lavori al Senato procedono al rallentatore.

L’approdo nell’Aula di Palazzo Madama è previsto per il 23 luglio, sempre che nel frattempo il provvedimento sia stato approvato dalla commissione Lavoro. “In Commissione non è ancora terminato l’iter – spiega all’Agi Susy Matrisciano, senatrice del MoVimento 5 Stelle membro della Commissione Lavoro, relatrice del ddl – servono i pareri della Bilancio per iniziare la fase di votazione degli emendamenti. Stiamo seguendo quello che è l’iter dei lavori dell’Aula e della Commissione”.

Considerando l’approssimarsi della pausa estiva e lo stallo dei lavori in Commissione, si profila un rinvio dell’esame del provvedimento alla ripresa dei lavori in autunno quando però l’attività sarà concentrata sulla sessione di bilancio. Oggi il M5s è tornato in pressing sulla proposta: il vicepremier Luigi Di Maio su Facebook ha parlato di una “battaglia di civiltà” e ha promesso che “presto diventerà legge anche in Italia. Basta stipendi di 500-600 euro al mese”.

Di Maio attacca “chi in questo momento sta rallentando” il provvedimento perché “sta dando una pugnalata a quei lavoratori”. Il ministro infine annuncia sul tema “novità” nei prossimi giorni. Immediata la replica della Lega tramite il sottosegretario Durigon: “Pronti con il salario minimo a costi perlomeno invariati per le Pmi”. E aggiunge: “Non possiamo permetterci altri stati di crisi che fino ad oggi sono stati gestiti passivamente con la reintroduzione degli ammortizzatori sociali. E’ necessario per creare lavoro dignitoso dare sostegno alle piccole e medie imprese, incentivandole e non creando nuovi costi”.

La proposta grillina contro cui sono schierate tutte le parti sociali, tranne i sindacati autonomi e di base, è frenata dalla Lega che teme contraccolpi per il mondo produttivo, soprattutto in termini di aumento del costo del lavoro. Matteo Salvini lo scorso 15 luglio durante una pausa dei lavori della riunione con le parti sociali al Viminale era stato chiaro: “Sul salario minimo occorre prima ridurre la pressione fiscale e burocratica a chi i salari li paga”. Secondo il Ddl, che la senatrice 5S Nunzia Catalfo ha presentato a luglio del 2018 e modificato nel corso dell’iter parlamentare, il trattamento economico minimo orario previsto dal contratto collettivo nazionale non puo’ essere inferiore ai 9 euro lordi. Il salario minimo a 9 euro determinerebbe un maggiore costo del lavoro compreso in una forchetta tra i 4,3 miliardi stimati dall’Istat e i 6,7 miliardi stimati dell’Inapp (ex Isfol).

Fonte: AGI

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