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A proposito di spese pazze, distrazioni ed altri sollazzi

Stiamo vedendo in queste ore il ridicolo siparietto i cui protagonisti sono da un lato Alitalia e dall’altro i salvatori della Patria, uno fra tutti la tanto biasimata famiglia Benetton. Ma il promotore di questa “bella” iniziativa fortemente voluta dall’ex ministro Toninelli, è Ferrovie dello Stato guidata da quel manager molto chiacchierato (da Renzi) per via dell’incasso assicurativo milionario.

Come noto la società di bandiera perde ogni giorno circa 1,2 milioni di euro e fervono i preparativi affinché il costo del salvataggio vada a gravare sulle spalle dei contribuenti. Delta e Lufthansa stanno infatti alla finestra. La cosa che stupisce di questa vicenda, è che il promotore sia proprio Ferrovie dello Stato – il monopolista al quale basta modificare il software della bigliettazione per aumentare i prezzi così da assorbire la pazzia della fusione con quel carrozzone – è stato nel recente passato il simbolo dello spreco più assoluto. Come può essere infatti dimenticato a proposito di dissipazione e distrazioni varie, il caso dei 25 treni abbandonati? Nessuno più ricorda che la controllata Trenitalia aveva messo in vendita delle locomotive, come nuove, praticamente mai usate. L’annuncio apparve sul «Sole-24 Ore» e riguardava un lotto di 25 locomotive elettriche di Trenitalia, la cui vicenda è a metà fra lo scandalo e la farsa. Le locomotive, delle serie E491 ed E492, furono ordinate negli anni 80 a seguito del progetto di elettrificazione della rete ferroviaria della Sardegna. Il progetto era avveniristico non per il fatto di elettrificare, quanto per l’idea di sperimentare, al posto della corrente continua a 3Kv, quella alternata a 25Kv: la stessa che viene ora utilizzata sulle linee ad Alta velocità. L’esperimento, come molti altri, andò male: le locomotive mostravano gli inevitabili problemi di gioventù, l’elettrificazione costava troppo, e così via. Le E491 e 492 color senape, costate 120 miliardi di lire dell’epoca (di fatto 120 milioni di euro al cambio attuale) furono presto accantonate in un deposito in Toscana. Le allora Fs avevano già tentato più volte di “piazzarle” all’estero – in Ungheria o in Serbia – ma senza successo. Le unità di trazione sono state poi trasferite in anni recenti nell’impianto ligure ove sono state demolite. Finisce così un progetto iniziato negli anni ’80 ma praticamente mai nato, nel silenzio più totale, con queste locomotive che sono passate direttamente dalla fabbrica di costruzione al demolitore. Abbiamo visto casi recenti, alle Ferrovie del Sud Est, nei quali si è lamentato l’acquisto giudicato improvvido, di alcuni treni per una spesa di 4 milioni di euro che ha fatto gridare allo scandalo. E ciò senza sapere che i treni non furono usati – almeno da quello che riportano i quotidiani dell’epoca – non perché non funzionassero, ma perché l’infrastruttura ferroviaria salentina di FSE aveva ancora binari datati primi del 1900. Lo scandalo vero è che per una spesa di 120 milioni di euro nessuno è stato, almeno, indagato, nessun giornale ne ha parlato se non quelli specializzati, mentre nell’altro caso c’è stato il finimondo. Anche questo fatto conferma la teoria che per qualcuno la Legge è diversa.

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