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Le aziende, la crisi e i lavoratori

lavoratoriLe aziende chiudono forse anche perché… il costo più elevato delle aziende sono i lavoratori.

Esistono costi immediatamente individuabili :

l’azienda paga allo stato, in proporzione alla retribuzione, i contributi previdenziali ; si tratta di un costo che l’azienda sostiene, inclusi nella retribuzione lorda e che consente al dipendente di avere le salvaguardie previdenziali, pensione compresa.

Esistono costi non immediatamente percepibili:

ogni lavoratore italiano che sia regolarmente assunto e retribuito, è tutelato nei suoi diritti dalla legge dello stato.

Esistono leggi a tutela delle mamme, dei papà , delle persone in difficoltà , dei dipendenti con parenti in difficoltà, a tutela della malattia, dell’infortunio ecc ecc.

Se un lavoratore si fa male mentre lavora o anche mentre si reca al lavoro o torna a casa, va a pranzo durante la pausa ecc ecc insomma ogni volta che si muove per cause correlate all’attività lavorativa è protetto dalla previdenza dello stato “ INAIL”. Insomma una assicurazione sanitaria che ci protegge durante tutta l’attività lavorativa e oltre.

Fin qui potremmo essere orgogliosi, e pensare che alcuni paesi evolutissimi come la Germania ci hanno preso come esempio.

Il problema sorge poi quando si fa un uso sbagliato di questi strumenti.

Ci sono tante persone oneste che grazie a queste tutele e tanta pazienza , riescono ad assistere figli disabili, donne che hanno difficoltà con la maternità e che anche grazie a questi sostegni sono in grado di realizzare la propria famiglia senza sentir minacciato il proprio posto di lavoro.

D’altra parte, però, ci sono numerosissimi casi in cui si fa un uso sbagliato delle tutele di legge.

Casi in cui per “ approfittare” ( quanto piace a noi Italiani questo verbo), si trasforma un evento accidentale a volte di lievissima entità in una opportunità per riposare e perché no per “ aggiustare” un’articolazione ammalorata assentandosi dal lavoro per qualche settimana o addirittura per mesi .

La stessa cosa vale per il sacrosanto diritto al congedo per maternità che tra periodo retribuito e permessi non retribuiti può consentire ad una neo mamma di stare a casa anche per due anni.

In tutto questo , per una volta, “lo stato” non c’entra nulla. Qui il problema siamo noi e la nostra mania di non guardare mai oltre il nostro naso . Quello che ogni singola persona “ prende” senza che gli spetti, viene tolto agli altri, ai cittadini onesti, alle imprese che restano senza lavoratore e che non possono neanche assumerne un altro perché per tutela dei posti di lavoro la legge non lo consente.

Dobbiamo imparare che siamo tutti nella stessa “ casa” , che le aziende per cui lavoriamo sono in realtà le nostre e non di altri, perché se una ditta chiude andiamo tutti a casa.

Per una volta questa crisi porterà qualcosa di buono? Ci farà capire che l’interesse comune deve venire prima del nostro e che solo così potremo migliorare ?

Patrizia Marengo

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