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Benvenuti a Bologna, il deserto.

Dopo la parata delle “sardine” di piazza grande a Bologna, dopo esserci finalmente rifocillati e disintossicati da quella accozzaglia urlante di giovani provenienti da tutti i centri sociali d’Italia, la gran parte dei quali non appartiene di certo alla bella gioventù italica tanto decantata, abbiamo fatto una lunga passeggiata ristoratrice.

Tra una chiacchiera e l’altra abbiamo fatto le quattro del mattino, tutti presi ad analizzare le ragioni del perché e del per come quando il “movimento” chiama, affluiscano nelle piazze un numero davvero significativo di giovani.

Nella bellissima piazza Verdi, una volta il salotto buono di Bologna, ogni fine settimana quelle stesse sardine, si riuniscono tra una birra e l’altra, seduti per terra, sul medievale selciato – che vide i passi di mitici musicisti (il teatro comunale è a un passo) e di padri del diritto comune italiano (anche l’università è a un passo) – a battere con forza un assurdo ed ossessivo ritmo sui bonghi.

Lì il valore al metro quadrato delle case è ai minimi termini da molti anni.

Bologna la dotta, Bologna la grassa, Bologna la sazia e disperata, Bologna del Vaffa day, Bologna delle sardine. Tutti a Bologna a quanto pare hanno trovato calda accoglienza nella rete tesa da un presidente della regione e soprattutto da un sindaco che più a sinistra di così non si può. Lontani sono i sindaci che hanno dato lustro alla città e il nome a quel palazzetto dello sport, il Pala Dozza, ove in concomitanza si stava esibendo Salvini. Se vinceranno i leghisti alle prossime elezioni regionali quel palazzetto verrà rinominato Pala Matteo?

Dicevamo di Bologna, orgoglio e vanto di una sinistra che non c’è più e forse, se non fosse stato per i suoi illuminati imprenditori o per i meritevoli studenti della più antica università del mondo, non ci sarebbe mai stata.

Molti nostri concittadini pugliesi risalgono l’Adriatica per farsi curare o per studiare, entrambi alla ricerca di qualcosa che oggi la Puglia non può offrire.

Ma quando poi si arriva a Bologna, e se si ha la fortuna di trovare una stanzetta in condivisione a mille euro al mese, l’immagine è quella che spesso vediamo nella nostra Bari vecchia, tumultuosa di giovani rumorosi e alticci, sempre alla ricerca di nonsisabenecosa come appunto le odierne sardine attratte nella corrente degli sfaccendati “bonghisti” da un misterioso richiamo (forse il reddito di cittadinanza?) dell’ancestrale fancazzismo tanto caro agli organizzatori (di sinistra) di questi raduni oceanici sempre contro qualcuno e mai a favore di qualcosa.

Dicevamo che persi nei nostri pensieri abbiamo camminato a lungo tra i portici di questa bella città davvero multietnica tanto che ci pareva che i barconi dei migranti fossero approdati sul fiume Reno che divide in due la città. Praticamente come qui da noi a Taranto, dove si accolgono a braccia aperte fiumane di immigrati senza documenti e senza futuro, che diventeranno presto sardine nelle maglie di una politica del nulla, magari sponsorizzata dalla moglie di un ex premier, padre della privatizzazione anche dell’Ilva ma che nessuno in questi giorni ha il coraggio di citare, perché è candidato (addirittura) ad essere il prossimo presidente della repubblica italiana.

Tanto abbiamo camminato che stanchi, alle quattro del mattino abbiamo cercato con ogni mezzo possibile, un taxi senza trovarlo e quindi abbiamo dovuto ancora scarpinare perché le lobby di questo strano paese, impediscono a Uber di fare quello che nelle città europee sta facendo egregiamente e a costi davvero contenuti.

Bologna dicevamo, era una volta una città meravigliosa. Anche il presidente Emiliano, lo aveva dichiarato ma oggi può essere tranquillamente paragonata ad una qualsiasi città del sud e non c’è davvero nulla da invidiare. Solo i nostri complessi di inferiorità ci portano ad emigrare là dove i servizi non funzionano, e dove banalmente un taxi, è impossibile da trovare. Meglio le nostre di sardine, sono di certo più fresche. Dobbiamo fare di tutto perché i nostri giovani restino nella nostra bella Puglia perché il nord è ormai una pia illusione.

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