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Ma i bilanci delle Ferrovie del Sud Est chi li ha letti?

Riceviamo e pubblichiamo

Non si può che restare sconcertati nel leggere le prime deposizioni del professor Viero innanzi al Tribunale di Bari per la quasi comica retromarcia circa il suo titolo accademico. Ma come, adesso non è più professore dopo che è stato, pomposamente definito da tutto l’apparato regionale un accademico, una star della Bocconi? Eppur tuttora su internet si ritrova, nel suo curriculum la qualifica di “Docente SDA BOCCONI”. Mah. Non sappiamo se sia un abuso di titolo o all’illustre manager è stato consigliato di assumere, strategicamente, un più basso profilo davanti ai giudici rispetto al controesame delle agguerrite difese. Della serie “non sono un professore quindi non so dare una spiegazione dei fatti e degli accadimenti, meglio leggere cosa dice la Deloitte… e cosa dicono Mariani a Mautone i due vicecommissari”.  Insomma, l’ex professore di Marostica deve aver fiutato l’aria (è finita l’era politica dei suoi protettori) pare abbia preferito seguire l’accorto consiglio di minimizzare, anche a costo di passare per uno non informato o inadeguato al ruolo. Vedremo.
La sua dichiarazione a nostro parere però più sconvolgente è stata però quella di aver candidamente ammesso di non essersi letto i bilanci di FSE e di essersi rimesso esclusivamente (e ciecamente) a quanto asserito da Deloitte e dai fidi scudieri, Mariani e Mautone (ma questo lo si appurerà solo quando tutti gli attori saranno sentiti come testi…). Insomma, l’ex Commissario Governativo e plenipotenziario Viero Andrea, da Marostica, ha riconosciuto di non aver elaborato e redatto la famosadue diligenceinviata al Ministro e alla Procura, nonché affidata poi ad internet, senza avere neanche letto i bilanci di FSE. A quanto pare egli si è limitato solo a scrivere la relazione accompagnatoria, di fatto il necrologio di Sud Est. Se lo avesse immaginato prima, Delrio avrebbe potuto benissimo incaricare la Deloitte, senza scomodare dalle loro abituali occupazioni la triade commissariale con una spesa tra annessi e connessi di centinaia e centinaia di migliaia di euro. Tanto è vero che a quanto riportato dalla stampa, Mentasti non gli voleva neanche pagare lo stipendio né le spese di trasferta. E in più la Delotte veniva via con poco.
Stando alla deposizione di Viero, dunque, sono le conclusioni elaborate dalla Deloitte e non una sua diretta e consapevole elaborazione dei fatti societari ad avere condotto il tribunale alla sciagurata decisione di bancarotta. Fatto sta che però la Deloitte, nelle note introduttive al suo lavoro, ha dichiarato di aver esaminato solo i bilanci del 2013 e 2014. E basta!
Nulla dice dei bilanci degli anni precedenti e nulla dice su tutta la documentazione ufficiale, regolarmente datata e protocollata, esistente in azienda, e relativa anche ai crediti della società, annullati con un colpo di spugna solo per un cavillo contabile.
Conseguentemente, anche i consulenti della Procura e gli stessi p.m., che si sono accostati alla due diligence con il rispetto e la devozione che forse non ricevono neppure i testi sacri, si sono accodati alla Deloitte pur di vedere affermato, senza intralci e con teutonica certezza, che i bilanci fossero falsi, “apparecchiati” dal diabolico Fiorillo per occultare lo stato di insolvenza della società e così turlupinare in un sol colpo Collegio Sindacale, Socio Ministero e creditori. Ma di questi “falsi” possibile che non se ne fosse accorto nessuno in vent’anni di onorata carriera? Né il Ministero né i prestigiosi collegi sindacali, via via succedutisi. E neanche i creditori o i dipendenti. Nessuno! Tuttavia, a quanto pare, non era difficile capire visto che le Deloitte in soli 60 giorni ha disvelato il “diabolico marchingegno”. Al contrario per comprender i fatti, sarebbe stato sufficiente per la Deloitte e per chiunque altro reperire i bilanci e leggere le relazioni dell’amministratore, quelle dei sindaci ed i verbali dell’assemblea di approvazione. Lo avrebbe capito anche un ragioniere di quart’ordine. Ecco che allora abbiamo inteso fare una veloce ricerca online dei bilanci societari e li abbiamo letti, e che sono a disposizione di tutti, dal momento che a quanto pare, nessuno lo aveva fatto. Con esiti INCREDIBILI.
Una prima scoperta la vogliamo subito svelare ai lettori.
Viero ha raccontato in Aula del ‘caos’ contabile trovato in FSE affermazione utilizzata dai p.m. per corroborare la tesi accusatoria della bancarotta documentale. Ebbene, leggendo i bilanci, ovvero le relazioni del Collegio sindacale (ricordiamo che il Collegio è sempre stato composto, per Statuto sociale, da un presidente proveniente dai ruoli della Corte dei Conti, da un alto dirigente del Ministero delle Finanze e da un alto dirigente del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti MIT) abbiamo, riscontrato la seguente affermazione, ripetuta per tutti gli esercizi: «Il Collegio sindacale ha effettuato i prescritti controlli periodici, constatando l’esistenza di una adeguata organizzazione contabile, l’osservanza dell’atto costitutivo e della legge ed una regolare tenuta dei prescritti libri obbligatori, nonché la rispondenza dei dati esposti in bilancio alle risultanze delle scritture contabili e la coerenza delle stesse con i fatti gestionali rilevati». Ma come? Non si era detto che la contabilità di FSE dell’era Fiorillo fosse assolutamente inadeguata, caotica e mal tenuta? Un «puzzle impazzito» è stato detto in Aula da Viero. A meno di non voler ritenere i magistrati della Corte dei Conti, gli alti dirigenti dei Ministeri (MEF e MIT) tutti degli incompetenti o peggio, non c’è che da concludere che allora è vero che nessuno abbia letto i bilanci! L’organizzazione contabile, ci ricorda il Collegio, era infatti adeguata. Ma, veniamo alla questione madre: il contenzioso milionario con la Regione Puglia per gli adeguamenti inflativi. Inizieremo da essa, per poi dedicare la nostra attenzione ad altri punti, per nulla chiari, delle tesi accusatorie promosse da tandem Viero-Deloitte.
Per consentire ai lettori di rendersi direttamente conto di quello che i bilanci raccontino, abbiamo letto gli atti più significativi, vale a dire le relazioni dell’Amministratore Unico Fiorillo, le relazioni del Collegio Sindacale ed i Verbali delle Assemblee della Società che il Socio unico, Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), ha provveduto ad approvarli, tutti, senza eccezioni o condizioni.
La ricerca è stata condotta come detto sui bilanci, tutti liberamente disponibili al pubblico, a partire dal 2004, primo esercizio in cui si pone la questione dell’aggiornamento ISTAT (e di inizio secondo la Deloitte della appostazione a bilancio di crediti inesistenti) del corrispettivo del contratto di servizio erogato dalla Regione Puglia, fino a giungere al 2014, ultimo bilancio di esercizio sottoscritto da Fiorillo. Ebbene, credeteci pure, in tutti gli anni considerati, cioè sempre, l’amministratore ha puntualmente e documentalmente informato il Collegio Sindacale ed il Socio di tutti gli aspetti riguardanti il rapporto contrattuale con la Regione, ricevendo sempreil consenso sia dei Sindaci che del Socio, non solo in ordine alla corretta predisposizione dei bilanci (tutti regolarmente approvati  per la cronaca in due occasioni dal ‘famoso’Mautone, e in altre due dai meno noti dott. Bifaretti e ing. Digiambattista), ma anche sulle iniziative di recupero del credito da assumere nei riguardi della Regione Puglia. Abbiamo letto di come addirittura l’ing. Digiambattista, dopo aver definito il credito di FSE verso la Regione certo, liquido ed esigibile, invitava Fiorillo a non limitarsi alla sola azione in sede amministrativa, ma di promuovere anche azioni in sede civile, mediante ricorso per ingiunzione contro la stessa Regione!!!
Ancora, abbiamo letto della piena conoscenza e condivisione di Sindaci e Socio della notifica alla Regione, in data 30 aprile 2014, dell’atto di significazione e diffida per ottenere il pagamento del complessivo credito, calcolato al 31.12.2012, in oltre 149 milioni di euro, per le differenze dovute in esito alla sentenza del Consiglio di Stato.
Abbiamo visto i conteggi di questo credito, chiaramente riportati nella relazione al bilancio 2012, approvato il 26 giugno 2013, e che l’esattezza e la fondatezza di essi risulta confermata dagli stessi Sindaci e dal Socio, oltre che -si è recentemente saputo- anche da un’apposita Commissione ministeriale, incaricata dall’allora Ministro in persona, di verificare il tutto (ma di questo non vi è stranamente traccia non solo nella relazione Deloitte-Viero, ma, pare, neanche negli atti dell’accusa, COME MAI???). Ancora, abbiamo letto di come la Regione non fosse in grado di pagare il dovuto e si fosse cercato, con il pieno consenso del Socio, una soluzione transattiva, dapprima senza esborso di danaro, ma trasferendo in proprietà a FSE il materiale rotabile di proprietà regionale, adoperato dall’azienda per effettuare i servizi, intesa formalizzata in apposita delibera regionale (epoca Vendola/Minervini) poi naufragata (boh!).
Abbiamo letto l’altra offerta della Regione (epoca Emiliano/Giannini) che prevedeva il pagamento del dovuto con un importo di circa 72 milioni di euro a definizione della sentenza del Consiglio di Stato e il resto in compensazione garantendo a FSE il prolungamento fino al 2021 degli affidamenti dei servizi (poi estesa, in verità, gratuitamente a tutte le aziende pugliesi treno/autobus, mah!). Quest’ultima offerta che disgraziatemene fu accettata da Fiorillo (ma sempre col beneplacito dei Sindaci e del Socio) solo ed unicamente per venire incontro alle gravi criticità finanziarie della Regione che, lei sì, sarebbe certamente fallita se avesse dovuto pagare tutto il debito.
Abbiamo letto di come l’amministratore avesse specificatamente indicato che FSE, avrebbe potuto accettare questo minore importo, che avrebbe impattato negativamente sui conti della azienda, solo grazie ad una riorganizzazione dei servizi, che la Regione si era impegnata ad approvare, così da individuare dei risparmi per FSE in compensazione del danno subito dalla sciagurata manovra della regione. Abbiamo letto che, per far costare meno l’esercizio, oltre ad operare una riduzione dei costi di gestione, il prolungamento del contratto sino a tutto il 2021 avrebbe generato nuovi ricavi con buona marginalità per complessivi ricavi superiori a 1,7 miliardi di euro, idonei cioè ad assorbire dal 2014 in avanti, il mancato introito degli oltre 80 milioni di euro che la Regione non avrebbe pagato perché in crisi di liquidità.
Abbiamo letto di come, nelle relazioni di quegli anni e nelle note a Sindaci e Socio, riportate nei bilanci ma stranamente sconosciute ai revisori della Deloitte o di Viero o agli inquirenti, Fiorillo avesse chiaramente esplicitato che il mancato introito di quegli oltre 80 milioni di euro sarebbe stato correlato ai benefici economici derivanti dal prolungamento al 2021 del contratto e che al riguardo si sarebbero appostati nella voce ‘immobilizzazioni immateriali/altre’, ricevendo piena condivisione ed approvazione da Sindaci e Socio, sia nel merito che nella soluzione tecnica proposta.
Abbiamo letto di come, poi, i Sindaci abbiano dato atto del mantenimento degli impegni assunti dalla Società con il nuovo piano industriale, riducendo progressivamente i costi efficientando i servizi, e che, per contro rilevavano che fosse la Regione ad essere inadempiente sia per quanto riguarda i tempi di pagamento che per quanto riguarda il riconoscimento degli interessi legali.
Abbiamo, ancora, letto che gli stessi Sindaci, nelle loro annuali relazioni, evidenziavano che i notevoli oneri finanziari gravanti sulla Società (per intenderci gli interessi che FSE pagava a BNL della quale le intercettazioni rivelano che Viero fosse buon amico) dipendessero dallo storico inadempimento della Regione a pagare quanto esattamente dovuto per il corrispettivo contrattuale e nei tempi giusti.
In pratica, leggendo leggendo, ci siamo resi conto che ci hanno fin qui propinato tutta un’altra storia.
Ma torneremo presto per un ulteriore, più approfondito esame di questi anni e della successiva, consapevole omissione di ogni iniziativa ricuperatoria, anche da parte dei prestigiosi manager succeduti a Fiorillo, e dei crediti non soddisfatti dalla amministrazione regionale in carica.
Allo stato possiamo tranquillamente affermare senza ombra di smentita, che la relazione di Viero, anzi della Deloitte (un nome una garanzia…) contiene clamorose lacune e mezze verità oltre ad inescusabili, se non dolose, omissioni decisive e utili alla ricostruzione dei fatti e alla individuazione delle responsabilità.
Concludiamo dicendo che dalla relazione di Viero risulterebbe che:
1)    FSE non avesse un adeguato sistema contabile: ma non è vero
2)    i crediti di FSE verso la Regione erano inesistenti: ma non è vero
3)   che il socio MIT e i Sindaci non erano stati informati della trattativa con la Regione per definirne il contenzioso e della conseguente intesa transattiva: ma non è vero
4)   Fiorillo ha falsificato i bilanci: ma non è vero
5)   FSE era in stato di insolvenza: ma non è vero

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